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Per uno straccio di pace 

- Editoriale tratto da "La Rivista del Volontariato"

Michele Sorice*

I telegiornali italiani, anche quelli migliori e diretti da professionisti di indubbio valore, ci stanno abituando a un´informazione dichiaratamente (quando va bene) di parte. I meccanismi produttivi dell´informazione sono noti: gli eventi diventano notizia solo se hanno le giuste caratteristiche di notiziabilità. La parola, ormai entrata nell´uso dell´italiano neo-standard della gente comune, proviene dagli studi anglosassoni sui media ma ha avuto diverse trattazioni e concettualizzazioni anche in Italia. Un evento è notiziabile quando è di facile comprensibilità, quando è vicino, quando 
ci riguarda, quando ci sono immagini o testimonianze, quando è drammatico, quando coinvolge tante persone e magari ha ripercussioni sulla vita di tutti i giorni, quando si adatta bene ai formati dei media e così via. Logico che alcuni eventi incontrino difficoltà a trovare uno spazio di visibilità; a volte poi sono i comunicati stampa che non aiutano, complici la fretta e la ridondanza (capita spesso al volontariato, come è noto). Bisogna poi considerare anche quella che gli studiosi statunitensi per primi hanno chiamato la distorsione involontaria dell´informazione: difficoltà di rappresentazione, inevitabile modellamento degli eventi sul proprio orizzonte culturale e d´attesa, necessari tagli "redazionali" ad articoli e servizi, difficoltà a semplificare una realtà spesso molto complessa, etc.Insomma, il sistema dell´informazione ci fa conoscere la realtà, o almeno ce la rappresenta e legittima, ma non può riprodurla fedelmente. Chiaro, quindi, che in qualche piccola"distorsione involontaria" possa cadere anche il più attento dei giornalisti e la più avanzata delle testate.
A volte, però, la fretta e la superficialità provocano errori macroscopici: "bucare" una notizia capita e così è inutile prendersela con le testate. Si tratta di errori normali nel processo di costruzione 
dell´informazione, come nel caso del lancio della campagna promossa da Emergency, "Fuori l´Italia dalla guerra". Gli elementi di notiziabilità - quelli che si studiano in qualunque corso di giornalismo all´Università o alle scuole dell´Ordine - c´erano tutti: personaggi importanti (Luigi Ciotti, Alex Zanotelli, Gino Strada, Vauro, Tiziano Terzani, Sergio Cofferati), un linguaggio semplice e comprensibile ("no alla guerra"), la rilevanza per la popolazione (sono i nostri figli che potrebbero morire, qui o in Iraq), immagini semplici da riprodurre, il carattere di drammaticità (il pericolo di una guerra e le sue conseguenze sul piano della sicurezza interna dei cittadini), un messaggio chiaro e spettacolare da parte dei soggetti dell´informazione (mettete uno straccio bianco su un balcone o 
addosso), l´eccezionalità (oltre 150mila firme raggiunte in pochi giorni solo attraverso Internet, caso unico in Italia). Insomma, c´erano tutti gli ingredienti per confezionare un bel servizio di tre minuti: senza dimenticare che Gino Strada è telegenico, Alex Zanotelli ha carisma e il suo volto è ormai noto per essere apparso su quotidiani e tg, Vauro è popolare quasi quanto Vieri. Infine, a proposito, c´era anche il calcio (che, si sa, è trasversale rispetto a tutti gli schieramenti): l´appello di Emergency è stato firmato da calciatori importanti, da Vieri appunto a Cannavaro, da Totti a Javier Zanetti, da Toldo a Materazzi e così via.
La notizia, però, non si trova nei tg di Rai e Mediaset (tranne il Tg3). I soliti maligni pensano a una sorta di complotto, una specie di volontà di nascondere il richiamo alla pace che giunge da una cospicua fetta del mondo del volontariato e dalla gran parte della realtà ecclesiale italiana. Personalmente ho altre ipotesi, anche perché non posso pensare che qualcuno voglia far tacere la voce di chi chiede, come p. Zanotelli, di "far vincere la vita".
La prima ipotesi è strettamente connessa ai meccanismi produttivi giornalistici: cinque grandi testate su sei hanno "bucato" la notizia. Gli studiosi forse potrebbero citare il grande tema 
dell´autoreferenzialità del sistema dell´informazione (ognuno scrive e dice solo quello che scrivono e dicono gli altri); più semplicemente si potrebbe imputare la responsabilità alla fretta o all´inesperienza dei redattori.
La seconda ipotesi (ripeto, scartata assolutamente quella della volontà di non dare spazio alla campagna di Emergency) è però estremamente preoccupante: a leggere la lista dei primi cento firmatari si trovano i nomi di molti calciatori (per la maggior parte sono dell´Inter) e di 
Massimo Moratti (presidente del club nerazzurro). Vuoi vedere che i direttori dei tg sono tutti milanisti e hanno voluto fare un dispetto a Moratti e ai suoi? Poi anche Gino Strada è interista... Propendo effettivamente per questa ipotesi: una normale e banale scaramuccia di tifo calcistico, tutto qui. Anche Mentana è diventato milanista? Che peccato (chi scrive è interista e se ne dispiace...), però può capitare. Il suo tg rimane sicuramente quello meglio confezionato.
Tutto ora appare più tranquillizzante: per il calcio si può discutere e farsi dispetti ma poi si torna amici. Meglio così: per qualche minuto anch´io avevo pensato che ci fosse la volontà di non parlare di pace, di censurare preti e volontari, di non dispiacere il Presidente Bush con la vista di migliaia di stracci bianchi sui balconi. Per qualche minuto anch´io avevo temuto che in Italia ci fosse informazione a senso unico. E invece no, tutta questione di calcio.
Mi viene un ultimo dubbio: vuoi vedere che se l´Inter vince lo scudetto questi non danno la notizia per fare un dispetto a Gino Strada?

Michele Sorice insegna Storia della Radio e della Televisione, Facoltà di Scienze della Comunicazione
Università La Sapienza di Roma



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