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Un Anno Fa...
di Massimo (Max) Consoli

Lo scorso 11 settembre 2001, tremila persone sono morte nell'attentato alle Torri Gemelle di New York. Cento di più o di meno (la cifra esatta non potrà mai essere conosciuta), o anche mille di più o di meno, non cambiano più di tanto il fatto che quella data è ormai entrata prepotentemente di diritto sui libri di storia, accanto all'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo da parte di Gavrilo Princip (28 giugno 1914), che scatenò la Prima Grande Guerra Mondiale, o vicino alla "Notte dei Lunghi Coltelli" (30 giugno 1934), che permise a Hitler di fare piazza pulita di tutta la sua opposizione interna e di conquistare il potere assoluto in Germania così da potersi dedicare in pace alla conquista dell'Europa.

Anche questa data banale, in effetti, sembra foriera di sventure per la nostra civiltà, per la nostra cultura, per la nostra vita.

Quando vivevo a New York, stavo a breve distanza da quello che, ormai, è da tutti conosciuto come Ground Zero, e spesso dalla mia casa di Avenue B, ad Alphabet City (proprio vicino all'abitazione di Allen Ginsberg), facevo delle passeggiate nella City insieme ad Amerigo Marras, che abitava ad Allen Street, a pochi isolati da me e dalle Torri Gemelle.

Conoscevo benissimo le Twin Towers fin dall'inizio dei miei cinque anni trascorsi in America. Era lì, infatti, che mi avevano dato il social security number, il numero di codice fiscale personale, ed era lì che c'erano numerosi uffici e, nei sotterranei, una vera e propria città commerciale e alcune fermate della metropolitana. Ho fatto molte foto alle Torri e, forse, qualche ripresa in super-8.

E inoltre, nel settembre del '99, John O'Brien, Executive Director dello "One Institute" (il più grande archivio GLBT del mondo), mi aveva fatto sapere che c'era nell'aria l'idea di acquistare una palazzina dove avevano avuto sede due banche, per poterci mettere il mio archivio che avrei dovuto dirigere in quanto a capo della European Special Collections of One Institute, invitato negli Stati Uniti con una visiting scholars position presso una Università di New York. Questo sogno non si è poi materializzato in seguito alle note difficoltà che ho avuto con il Ministero dei Beni Culturali Italiano che mi aveva vincolato l'archivio vietandomi di poterlo trasferire all'estero.

Non ci fosse stato questo impedimento, avrei accettato l'offerta degli americani e mi sarei trasferito in quella palazzina tra la 14° strada e l'8° avenue, sul west side. Anche questa, non troppo lontana dal luogo dell'attentato. Basta vedere una mappa di New York per rendersene conto.

Perché racconto tutto questo? La risposta è facile. Sapere che in luogo lontano, dove non si è mai stati, che non si conosce bene, c'è stato un disastro con migliaia di morti e feriti, può dispiacere e scandalizzare, ma sapere che quella catastrofe è avvenuta dove uno è stato più volte, vicinissima alla propria abitazione ed al proprio posto di lavoro, può creare quasi uno shock.

Io ho vissuto con grande sofferenza il dramma dell'11 settembre. Avere simpatia, come ho sempre avuto e credo continuerò ad avere, per i popoli più maltrattati dei nostri tempi, non giustifica in nessun caso una strage di queste proporzioni e questo indiscriminato sparare nel mucchio.

In questo spirito a suo tempo ho dedicato una poesia ai caduti dell'11 settembre , ed oggi, in occasione del primo anniversario di quella tragedia, voglio ricordare quelli che considero soprattutto i miei martiri: i numerosi e innocenti gay, lesbiche, trans morti in silenzio, senza che nessuno possa mai sapere nulla delle loro vite passate, ed i pochi GLBT dei quali possiamo invece serbare qualche ricordo, qualche brandello di testimonianza.

Tra quelle cinquemila vittime inconsapevoli e innocenti sono rappresentate quasi tutte le categorie sociali, le nazionalità, le lingue, le religioni, le razze del mondo. E, in effetti, anche la comunità GLBT è stata duramente colpita.

Quello che segue è un elenco indicativo stilato dagli scrittori Paul Nash e Michael Lombardi-Nash, pubblicato sul loro sito, alla pagina http://www.angelfire.com/fl3/uraniamanuscripts/sept11.html, e che ho liberamente tradotto per farlo conoscere anche al pubblico italiano.

Il dato più macroscopico che emerge chiaramente da questo arido inventario di defunti è la lunga durata delle relazioni tra uomini e delle relazioni tra donne. Ecco, forse il risultato più paradossale (almeno per quanto ci riguarda) è che la strage che ha sconvolto il mondo esattamente un anno fa, ha contribuito a scardinare un altro dei miti più ferocemente instillati nella mente dell'homo sapiens monoteista: la volatilità delle relazioni gay e lesbiche.

Mi azzardo a elaborare una teoria un pò audace: stai a vedere che dopo i vari studi che dimostrano che i gay sono migliori padri degli etero (ed altrettanto si può dire per le lesbiche), ora salterà fuori che i rapporti GLBT sono più stabili di quelli uomo-donna che, tra l'altro, hanno dalla loro parte l'approvazione sociale, la costrizione religiosa, il vincolo civile, i legami familiari, la presenza di figli...

Ecco l'elenco dei GLBT periti nella tragedia delle Torri Gemelli, e dei quali è conosciuta l'identità affettiva e sessuale. Fanno seguito alcune dichiarazioni di esponenti religiosi.

Padre Mychal Judge, 68 anni. E' morto mentre amministrava l'estrema unzione ad un vigile del fuoco caduto tra le prime vittime. La sua storia è stata fatta conoscere anche al Papa e Judge è stato nominato Grand Marshal della parata di San Patrizio che si è svolta quest'anno a Chicago. Qualcuno ha perfino proposto di farlo santo. Lo scorso giugno, il Presidente George Bush Jr. ha firmato il Mychal Judge Act, una legge con la quale vengono garantiti fondi federali ai sopravvissuti delle vittime dell'11 settembre, compresi i partners di coppie dello stesso sesso.

Mark Bingham, 31 anni, passeggero del volo 93 della United Airlines precipitato in Pennsylvania. Ha aiutato a contrastare i piani dei dirottatori dell'aereo. A San Francisco, il giorno 16 settembre è stato dedicato a lui ed è diventato ufficialmente "Mark Bingham Day".

Carol Flyzik, 40 anni. Viaggiava sul volo 11 dell'American Airlines, il primo veicolo a schiantarsi sul World Trade Center. Flyzik era un'infermiera diplomata, membro della Campagna per i Diritti Umani. Lascia a piangerla Nancy Walsh, la sua compagna da circa tredici anni.

David Charlebois, co-pilota dell'American Airlines 77 precipitato sul Pentagono. Era membro della National Gay Pilots Association.

Graham Berkeley, 37 anni, di origini inglesi e trapiantato a Boston. Aveva preso il volo United Airlined 175 per recarsi ad una conferenza a Los Angeles.

Pamela J. Boyce, 43 anni. Lavorava al 92° piano della Torre Uno come vice-presidente aggiunta nel settore amministrativo dell'ufficio Carr Futures. Lascia la sua compagna Catherine Anello.

Ronald Gamboa, 33 anni, e Dan Brandhorst, 42 anni. Erano conviventi da tredici anni a Los Angeles. Sono morti sul volo United Airlines 175 insieme al loro figlio adottivo di tre anni, David.

James Joe Ferguson, 39 anni. Era un dirigente della National Geographic Society. Viaggiava sull'American Airlines 77.

Jeffrey Collman. Attendente di volo sull'American Airlines 11 proveniente da Boston. Lascia il suo compagno da undici anni, Keith Bradowski.

John Keohane, 41 anni Lavorava a One Liberty Plaza, vicino al World Trade Center, ed è morto in seguito al disastro. Subito dopo l'impatto degli aerei, Keohane aveva incontrato Mike Lyons, da diciassette anni suo convivente, con il quale restò in compagnia fino al momento del crollo delle torri. John, in effetti, rimase schiacciato dalla massa dei detriti, mentre Mike riuscì a mettersi in salvo. Ma la tragedia vissuta in prima persona non lo ha risparmiato. Lo scorso 1 marzo, in occasione del suo 41° compleanno, Mike Lyons ha preferito suicidarsi piuttosto che vivere di ricordi così dolorosi.

Sheila Hein, 51 anni, impiegata al Pentagono di Washington, DC. La sua partner Peggy Neff, con la quale aveva vissuto diciotto anni, si è vista rifiutare il riconoscimento del loro legame e, di conseguenza, ogni risarcimento economico.

"Roxy Eddie" Ognibene, giocatore di softball. Era agente di borsa per Keefe, Bruyette & Woods, all'89° piano della Torre Due.

Eugene Clark, 47 anni. Lavorava al 102° piano della Torre Due per la Aon Consulting. Mandò un messaggio vocale al suo compagno da undici anni, Larry Courtney: "Va tutto bene. L'aereo ha colpito l'altra torre ed ora stiamo evacuando l'edificio". Dopodiche' non se n'è saputo più niente.

Wesley Mercer, 70 anni, agente della sicurezza nella Morgan Stanley. Non appena il primo aereo colpì una delle torri, corse al 44° piano per dirigere le operazioni di evacuazione dell'edificio. Aveva ricevuto onorificenze nella guerra di Corea ed in quella in Vietnam. Da ventisei anni era il compagno di Bill Randolph.

Luke A. Dudek, 50 anni. Lavorava alla Windows on the World. Lascia George Cuellar, con il quale viveva felice da venti anni.

Michael Lepore, 39 anni. Programmatore alla Marsh & McLennon, lascia David O'Leary, suo compagno da diciotto anni. Dalla data del disastro, gli amici si sono occupati del giardino che lui curava amorevolmente nella casa di Yonkers.

William Anthony Karnes, 37 anni. Viveva insieme al compagno John Winter in un appartamento quasi davanti alla Torre Uno, ed anche lui lavorava al 97° piano, da Marsh & McLennon. Quella mattina Karnes andò al lavoro alle 8.30. Quindici minuti più tardi, Winter sentì un rumore assordante. Si affacciò alla finestra e vide la tragedia esplodere sotto i suoi occhi.

Seamus O'Neal. Lascia il compagno Tom Miller.

Catherine Smith, 44 anni. Lavorava al 97° piano. Lascia sola Elba Cedeno, con la quale aveva vissuto gli ultimi sei anni di vita.

Patricia McAneney, 50 anni. Lavorava per le assicurazioni Guy Carpenter, alla Torre Uno. Lascia Margaret Cruz, sua partner da diciotto anni.

Renne Barrett. Era riuscita ad allontanarsi dalla Torre Uno, dove lavorava presso Cantor Fitzgerald, prima del collasso, ma è morta più tardi in seguito alle gravi ferite riportate su tutto il corpo. Lascia la sua amica da lungo tempo, Enez Cooper, ed il figlio di 18 anni, Eddie, che viveva con loro.

Waleska Martinez, 37 anni. Era una vera e propria maga del computer presso l¹ufficio del censimento di New York. Si trovava sul volo 93, schiantato fuori Shanksville, in Pennsylvania. Angela Lopez la ricorderà come la sua compagna da molto tempo, la migliore amica, la più vicina al suo cuore.

Francis S. Coppola ha visto il suo ragazzo, Eddie, un vigile del fuoco, entrare nella Torre Due e scomparire per sempre insieme a tutte le altre vittime.


Il reverendo Louis P. Sheldon, presidente della Coalizione dei Valori Tradizionali, ha raccomandato agli enti assistenziali che si occupano delle vittime dell'11 settembre, di non fornire alcun tipo di appoggio ai partner dei gay deceduti.

Il 9 marzo di quest'anno, il reverendo Fred Phelps ed i suoi fedeli della chiesa cristiana di Topeka, Kansas, hanno protestato contro i vigili del fuoco di New York, la cui tolleranza nei confronti dei gay ha scatenato la furia di Dio sulla loro categoria. Per questo tanti pompieri sono morti...

Nel corso di una trasmissione TV, riferendosi alla tragedia dell'11 settembre, il reverendo Jerry Falwell ha detto: "Io credo veramente che i gay e le lesbiche abbiano contribuito a far accadere tutto ciò". Il reverendo Pat Robertson ha gravemente annuito: "Bene, sono totalmente d'accordo".

In seguito alle dichiarazioni di Falwell, il giornale satirico Mad, molro diffuso negli Stati Uniti, lo ha nominato "Scemo 2001".

L'arcivescovo di Salzburg, Austria, Georg Eder, ha dichiarato: "Il terrore contro gli Stati Uniti è la punizione di Dio per chi sostiene il matrimonio gay".

(C) 2002 Massimo Consoli (e-mail)

Reprinted in Guidemagazine (Milan), October 2002.

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