I SACCO-OBESOTTI
Questa è la nostra opera maxima, il meglio del meglio. In questo racconto abbiamo voluto rendere omaggio a uno dei nostri compagni, che in cinque anni ci ha sempre regalato dei bei momenti. La storia descrive la giornata tipo di Sacco-Obesotto (poi abbreviato in SO). Tutto il materiale è preso dalla nostra classe, un po' surreale, ma vero.
Incomincia la storia, c'era una volta...
...Sacco-Obesotto!
Premessa
Questa serie di racconti è nata l’ultimo giorno di scuola dalla mente malata di tre aborti spontanei. Non ci riteniamo responsabili se qualcuno potesse rimanere offeso (tipo signor Rezzonico) e sconsigliamo la lettura a chiunque potesse lasciarci la pelle ridendo (capito Fresco?). Buona lettura e restate sintonizzati per le nuove puntate.
P.S. Ogni riferimento a persone, luoghi e fatti realmente accaduti è da ritenersi voluto e se vi riconoscete in una di queste storie…peggio per voi.
Prima parte
Era una bella giornata di pioggia quando Sacco-obesotto si alzò dal pagliericcio vicino al letamaio, dove era solito dormire, scorreggiando allegramente. La madre, udendo la salva di peti, capì che il figlio, nato da una fugace relazione con un criceto superdotato, si era svegliato. Stava per preparargli la solita colazione composta di fagioli e merda, chiedendosi perché il figlio emettesse così tanto gas dall’intestino. Poi però cambiò idea e prese la mazza da baseball, ricordo del suo passato di teppista, e la foderò con carta vetro a grana spessa.
Con passo deciso si diresse verso il letamaio ma quando arrivò vedendo quell’essere mostruoso urlò: “Brutta bestiaccia, cosa hai fatto a mio figlio?”. Quando si accorse che quella brutta bestiaccia era il figlio un po’ delusa disse: “Scusa, speravo che tu fossi morto”. Sacco-obesotto si toccò con grazia i maroni ma nel farlo non si avvide della mazza da baseball che si stava scontrando sulla sua faccia. L’impatto fu notevole e Sacco-obesotto stava prendendo i moduli per la constatazione amichevole quando la madre, accortasi che la mazzata aveva migliorato la condizione estetica del figlio, lo prese a bastonate là dove non batte il sole, abbandonandolo in un lago di sangue. Sacco-obesotto, toccandosi la parte lesa, si accorse di aver perso la verginità. “La cercherò più tardi” disse mentre si avviava a scuola, emettendo flatulenze sulle note dell’inno di Mameli.