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ITALIAN SOCIETY FOR PARANORMAL RESEARCH 

Villa Clara

                   

Caso                 Località                   Realizzazione  Pubblicazione

Villa Clara              Trebbo di Reno, BO      Settembre 2002      15/9/2002

                        

         

    Introduzione

  Negli ultimi venti anni sono circolate storie di ogni tipo su Villa Clara, frutto di innumerevoli spedizioni compiute da ragazzi sprovveduti che si sono trovati nel bel mezzo di un posto che sarebbe meglio lasciare a parapsicologi e ghost hunters professionisti. Indubbiamente sembrano essersi succeduti in questo luogo moltissimi fatti paranormali; col tempo però si sono accumulate decine di inesattezze e invenzioni, che hanno creato una coltre di leggenda, dalla quale cercheremo di fare emergere per quanto è ancora possibile dati storici e rilevamenti scientifici. I misteri di Villa Clara sono molteplici: l'enigma principale resta ovviamente quello della bambina che dà il nome alla villa, o meglio dell'atroce - e presunta - fine che avrebbe fatto nella villa stessa. Ma non bisogna trascurare la lapide commemorativa in cui viene citato Pio IX, il muro in cui sarebbe stata murata Clara e la finestra centrale della facciata, che, secondo alcuni, in certi momenti sembrerebbe sparire completamente. Inoltre Villa Clara è stata anche recentemente teatro di eventi luttuosi: infatti nel 1999 un bambino, mentre si calava dalla botola del passaggio segreto, è morto in seguito ad una caduta di circa due metri. Cercheremo di analizzare tutti questi punti caldi negli articoli raccolti in questa pagina insieme al resoconto vero e proprio della spedizione. Siamo certi che, alla luce di quanto emerso dalla prima missione, saranno necessarie altre spedizioni per chiarire tutte le zone d'ombra di questo caso.

Alessandro

   

    Ricerca storica

  Le nozioni raccolte dalle biblioteche della zona in merito a Villa Clara sono veramente esigue. Innanzitutto risale al Seicento ed è stata costruita per volontà del conte Carlo Cesare Malvasia. Infatti il vero nome della casa è Villa Malvasia. Egli era principalmente uno scrittore d'arte e un professore di diritto, oltre che un pittore dilettante. Partecipò alla Guerra di Castro e in seguito vestì l'abito sacerdotale. Nacque a Bologna nel 1616 e morì, sempre a Bologna, nel 1693. Faceva parte delle Accademie degli Umoristi, dei Fantastici e dei Gelati ed era inserito nella cerchia dei Carracci. Ha composto personalmente buona parte del cicli di affreschi che decorano le stanze di Villa Clara. Scrisse opere apprezzate e conosciute ancora al giorno d'oggi, come Felsinea pittrice (probabilmente composto intorno al 1657 e pubblicato nel 1678), Le pitture di Bologna (1686), Il Claustro si S. Michele in Bosco (pubblicata postuma, nel 1694), Marmorea Felsinea e le biografie Vite di pittori bolognesi, opera mai pubblicata di cui restano solo appunti inediti. Secondo alcuni documenti fu proprio Carlo Cesare Malvasia a far costruire la casa, ma secondo altri egli era ancora un bambino quando fu eretta. Le notizie su Clara sono ancora più incerte ed esigue. Si sa soltanto che Clara era una bambina che viveva nella villa (e questo potrebbe coincidere con la leggenda della bambina murata viva), anche se altre fonti la identificano come una donna adulta, che sarebbe stata tra i proprietari della casa. Purtroppo non vi sono notizie sul periodo storico in cui sarebbe vissuta. In riferimento al Malvasia non sembrano esservi dati di un qualche interesse esoterico o parapsicologico. I Malvasia si segnalarono però sulla scena culturale bolognese ancora per molti secoli. In particolare diversi esponenti di questa famiglia dimostrarono un fervido interesse per l'astronomia e, considerando che vissero tra il Seicento e l'Ottocento, possiamo ipotizzare un qualche nesso con tematiche vicine alla nostra ricerca. Bisogna tenere conto che dai dati fornitici dalla lapide commemorativa la famiglia Malvasia occupò Villa Clara almeno fino alla fine del Diciannovesimo secolo e pertanto le vicende che li videro protagonisti potrebbero essere ricollegate con i misteri e le leggende della villa. Tra i più noti esponenti di questa famiglia vi era Cornelio Malvasia, vissuto tra il 1603 e il 1664, e quindi contemporaneo di Carlo Cesare. Cornelio era un brillante astronomo; compose un volume intitolato Ephemerides e collaborò con Geminiano Montanari e Gian Domenico Cassini. Non nascose mai il suo interesse per l'astrologia. Il conte Antonio Galeazzo Malvasia (1819 - 1884) si occupò invece dei problemi scientifici e tecnici relativi alla meteorologia e alla sismologia; inventò numerosi strumenti e fece ricerche anche sulle correnti telluriche e sull'alterazione del magnetismo in coincidenza con fenomeni sismici. Qui si concludono anche i dati storici sulla casa e sui suoi occupanti. Quanto segue non ha più nessun riscontro storico e si perde nell'oscuro mondo della leggenda. 

Liam

 

    I misteri di Villa Clara

  Le leggende che circolano in merito a questa affascinante villa seicentesca sono molteplici. Col tempo la maggior parte di queste si è focalizzata sul personaggio di Clara, di cui possiamo presumere soltanto l'esistenza storica, stando a quello che riportano le fonti, senza però poter individuare il contesto e gli avvenimenti della sua vita. Secondo la tradizione Clara era una bambina dotata di poteri paranormali che viveva insieme ai genitori nella villa. Un giorno il padre, spaventato dalle sue capacità extrasensoriali, in seguito a un raptus di follia l'avrebbe murata viva in una stanza del primo piano. A questo punto possiamo già fermarci un istante e riflettere su questa ipotesi: se davvero il gesto del padre non fosse stato premeditato, ma soltanto dettato da un momentaneo stato di follia, apparirebbe molto improbabile che avesse scelto di murare Clara. Basti pensare a quanto possa essere lunga e difficile una simile operazione, senza pensare a come egli abbia fatto a procurarsi in così poco tempo gli strumenti e il materiale necessario a costruire il muro. La leggenda appare quindi fin dall'inizio poco attendibile e con ogni probabilità deformata. I fenomeni paranormali, attribuiti per lo più a Clara, che si sostiene avvengano all'interno della casa sono principalmente riconducibili a una sintomatologia di tipo Poltergeist, nella sua variante denominata ISPK (Isolated Spontaneous Psychokinesis, ovvero un caso di Poltergeist non riconducibile ad una personalità catalizzante. Per ulteriori dettagli consultare la sezione "Enciclopedia", nel capitolo "Fenomeni PK" alla voce "Poltergeist"). Il fenomeno più suggestivo, di cui si hanno svariate testimonianze, è certamente quello dell'apparizione dello spettro a figura intera, segnalato soprattutto nel giardino. Si parla addirittura di un'entità razionale che cerca di interagire con i presenti. Se questo fosse vero anche solo in parte ci troveremmo di fronte ad uno dei casi più interessanti mai studiati in Italia. Il resto dei fenomeni è composto principalmente da metafonia, alterazioni spaziotemporali ed eventi telecinetici, talora rivolti contro i presenti, oltre ad una serie di malesseri, trance leggere e svenimenti avvertiti dai visitatori. Certo la suggestione gioca un ruolo fondamentale in situazioni di questo tipo. La mancanza di qualsiasi prova evidente relega gli avvenimenti a semplici ipotesi, anche se il numero di testimoni coinvolti avvalora in qualche modo i fenomeni descritti. Sembra anche che a Villa Clara siano avvenute diverse morti, più o meno misteriose, anche di recente. Purtroppo non ci sono prove del decesso di due operai durante i lavori di ristrutturazione. Tuttavia abbiamo raccolto varie testimonianze in merito, che sosterrebbero che questa fu la causa della sospensione dei lavori. Di certo l'abbandono della ristrutturazione e la mancanza totale di proprietari legittimi creano una situazione piuttosto confusa. L'unica morte ufficialmente attestata rimane comunque quella del bambino precipitato nell'apertura del passaggio segreto, nel 1999. In merito alla presunta sparizione di una finestra della facciata, quella sopra il portone di ingresso, abbiamo ricevuto varie testimonianze, ma sulle ragioni e le modalità del fenomeno non ci sentiamo neppure di fare ipotesi. Abbiamo registrato per diverse ore con una telecamera agli infrarossi la finestra in questione senza però riscontrare anomalie. Ci è giunta voce anche di numerosi malfunzionamenti a impianti elettrici di ogni genere, (torce, altri strumenti e addirittura automobili). Tutto quello che possiamo dire è che dai rilevamenti elettromagnetici e ionici non è emersa alcuna anomalia, né nella villa, né nel parco, né nella zona circostante. L'unico punto in cui abbiamo rilevato qualcosa di insolito è la lapide di Pio IX, di cui si parlerà approfonditamente nel prossimo articolo. I nostri strumenti hanno funzionato benissimo, ad eccezione delle macchine fotografiche, che hanno dato non pochi problemi a Miki e Liam.

Manuel

 

    La celebre lapide di Pio IX

  Occorre innanzitutto chiarire che questa lapide non ha nulla a che fare con Carlo Cesare Malvasia. Essa riguarda infatti un suo discendente, identificato nell'iscrizione come Petronio Malvasia, vissuto nel Diciannovesimo secolo. Si tratta di una lapide commemorativa, che, con ogni probabilità, sormontava un'imponente tavola, realizzata dal pittore Antonila Massaria, che rappresentava un luogo sacro. L'iscrizione in latino, perfettamente leggibile, è la seguente:

SACRARIUM QUOD PIUS IX P M EX PRIVATO PUBLICUM FIERI INDULSIT
PETRONIUS MALVASIA COMES EQUES OMNI CULTU EXORNAVIT
D N MARIAE QUAE VOCATUR REFUGIUM PECCATORUM 
IMAGINEM MANU ANTONILAE MASSARIAE NURUS
DEDICAVIT AN MDCCCLXII

La traduzione italiana è: (Questo è) il santuario che Pio IX, pontefice massimo, permise che da privato divenisse pubblico. Petronio Malvasia, compagno e cavaliere, fornì il dipinto, per mano di *Antonila Massaria, per il culto di Maria, nostra signora. La nuora lo dedicò nell'anno 1862. Le notizie che ricaviamo da questa lapide sono di notevole importanza: per prima cosa veniamo a sapere che la famiglia Malvasia occupò la villa almeno fino al 1862. Il nome del pittore, Antonila Massaria, sembra totalmente sconosciuto. Non abbiamo trovato notizie su questo personaggio in nessuna delle nostre ricerche. Probabilmente si tratta di una donna anche se il nome Antonila (trasposizione in caso nominativo) non è utilizzato nel latino classico. Nel testo si parla di un santuario, che era con ogni probabilità il soggetto del dipinto che era originariamente collocato nella nicchia sotto l'iscrizione. Dai dati in nostro possesso non possiamo identificare il santuario in questione, né trovare riferimenti all'avvenimento citato nella lapide. Probabilmente si tratta di un fatto secondario, non menzionato nelle biografie di Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1792 - 1878, 253o papa, 1846 - 1878). Petronio era un esponente della nobile famiglia dei Malvasia vissuto nel Diciannovesimo secolo. Sulla nuora, dedicataria del dipinto, non sappiamo nulla. Col tempo sono nate strane storie su questa lapide, motivate anche dal fatto che quasi tutte le foto che la ritraevano non sono venute. Non è facile dare una spiegazione al fenomeno, in quanto le condizioni di luce della stanza in cui si trova sono identiche a quelle del resto della casa e apparentemente non vi è nulla che possa disturbare un apparecchio fotografico. Oltre a questo i visitatori non capivano la funzione di questa lapide, dal momento che il dipinto che accompagnava è stato rimosso, e quindi si immaginavano strane teorie per motivare la sua presenza e la sua posizione. Fino a pochi mesi fa si poteva leggere su un famoso sito italiano di parapsicologia un interessante articolo su Villa Clara, in cui ci si soffermava sulla lapide, che anche in quel caso non era venuta in foto, e sul perché parlasse di "Fiere Induiste". Indubbiamente l'argomento era molto esoterico; peccato che qualche abile traduttore abbia reso in italiano le parole "fieri indulsit" con fiere induiste, anziché assegnare loro il significato di "permise che divenisse". Abbiamo così chiarito uno dei problemi che erano sorti in merito alla lapide. Gli strumenti però ne hanno evidenziato un altro la cui risoluzione è ben più complicata: il termometro agli infrarossi ha infatti rilevato un'inspiegabile differenza di temperatura tra la pietra della lapide e il resto del muro e dell'ambiente. La lapide, peraltro più fredda al tatto del resto del muro, aveva una temperatura superficiale costante di circa 20°, mentre tutti il resto non superava i 15°. Anche gli EMF hanno evidenziato una strana anomalia: un campo magnetico che raggiungeva la massima intensità (circa 18 nT) proprio al centro della lapide. Abbiamo controllato il resto del muro, per scoprire se la sorgente potesse essere qualche cavo elettrico o altri componenti di un circuito, ma non abbiamo trovato niente. Alla luce dei dati raccolti in questa spedizione non siamo in grado di fornire una spiegazione razionale al fenomeno. Se nel muro non c'è niente possiamo ipotizzare soltanto che la pietra stessa che compone la lapide sia caricata magneticamente, ma non sappiamo né perché né come. Si può ipotizzare anche che siano proprio queste anomalie a disturbare le foto, ma anche in questo caso non possono essere formulate tesi basate su argomentazioni scientifiche.

Andrea

            

         

               

    Stato degli edifici

  Il complesso è costituito dalla villa, da un pozzo e da un lavatoio. Tutto il parco è circondato da un'imponente cinta muraria, larga circa un metro e alta almeno quattro. Il palazzo ha una pianta quadrata ed è composto da quattro piani, comprese le cantine e la soffitta. Vi sono due ingressi, quello principale sulla facciata e uno murato sul retro. Inoltre vi è un lungo cunicolo che porta direttamente alle cantine al quale si può accedere da una botola nascosta in prossimità del cancello. Le condizioni della villa sono piuttosto precarie: durante i lavori di ristrutturazione sono state create delle strutture per garantire il sostegno ai solai: troviamo un'impalcatura che puntella il soffitto di una delle stanze del piano terra e un muro costruito di recente che divide la stanza principale del primo piano sorreggendo così il peso della volta del soffitto. Tuttavia i pavimenti del primo piano sembrano ormai pericolanti e parte del sottotetto, dove non vi sono le soffitte, è crollata. Il tetto invece, retto da un complicato sistema di travi, è ancora integro. Occorre dire che l'architettura della casa è estremamente curata e complessa. Anche dal punto di vista estetico gli affreschi e le altre decorazioni conferiscono a Villa Clara un'eleganza sospesa tra il Neoclassico e il Barocco. Oltre alla maestosa scalinata situata nella parte centrale della villa, un'altra scala porta al primo piano e alle cantine. Occorre segnalare che sotto il pavimento del primo piano si trova un'intercapedine alta circa cinquanta centimetri che si estende per tutta l'ala sinistra della casa e forse anche in quella di destra. Andrea e Manuel sono riusciti ad infilarsi dentro e strisciare sotto i pavimenti di un paio di stanze, poi i buchi di comunicazione tra i vani (la pianta dell'intercapedine segue esattamente quella del primo piano) sono diventati troppo piccoli per attraversarli. Non si conosce la sua precisa funzione, forse un isolante termico o acustico, in ogni caso è un ambiente perfetto per nascondere qualcosa, o qualcuno. Personalmente ritengo che se davvero Clara è stata murata, questo spazio sotto il pavimento del primo piano sarebbe il posto più logico per nascondere una fine così atroce. Infine ricordiamo che un paio di anni fa, in seguito alla morte di un bambino precipitato dalla botola del cunicolo, tutti gli accessi alle cantine e al piano terra sono stati murati, ma dopo pochi mesi riaperti da incauti visitatori in cerca di forti emozioni.

Matteo

   

       

    

    Indagini

  La spedizione ha avuto luogo nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 settembre, dalle 22,30 alle 8,30. Abbiamo scelto questo orario in primo luogo per essere certi di non essere disturbati da eventuali visitatori e inoltre anche perché, secondo le testimonianze, la maggior parte dei fenomeni avverrebbe di notte. A prescindere dagli esiti della spedizione avevamo già preventivato di compierne una seconda di giorno, durante la quale ci saremmo soffermati maggiormente sul contesto artistico e architettonico di Villa Clara. Questa missione è stata la prima affrontata dalla nuova Squadra Operativa, vale a dire con Miki in aggiunta alla solita formazione. Come di consueto abbiamo iniziato con un sopraluogo del parco e quindi degli interni della villa. A questo punto abbiamo scaricato l'attrezzatura e abbiamo stabilito il campo base in una delle stanze del primo piano. Per assicurarci che non vi fossero intrusi, abbiamo subito piazzato due rilevatori di movimento negli unici due ingressi, vale a dire il portone principale e il cunicolo del passaggio segreto. Il fatto di essere in cinque ci ha aiutato enormemente, considerando la grandezza del teatro delle indagini, costituito dal parco e dai quattro piani della casa. Dopo aver piazzato i restanti rilevatori di movimento, altri sei, oltre ai due che controllavano gli accessi, e una telecamera agli infrarossi in giardino, puntata sulla finestra sopra il portone, ognuno ha iniziato a svolgere le proprie mansioni: Andrea ed io ci siamo occupati dei rilevamenti scientifici, mentre Liam e Miki hanno effettuato le riprese e le fotografie. Matteo invece, dopo un ulteriore sopraluogo per accertare la condizione strutturale del palazzo, ha tenuto d'occhio il giardino. Tutti i componenti della squadra hanno avvertito subito un'atmosfera molto pesante, soprattutto nelle soffitte e in alcune stanze del piano terra, tra cui quella in cui si trova la lapide commemorativa. La sensazione che abbiamo provato non è facile da descrivere; per certi versi può essere paragonata a quella che si prova durante attacchi di claustrofobia. Ma questa patologia non poteva certo esserne la causa, dal momento che gli ambienti di Villa Clara sono molto spaziosi, con soffitti alti e stanze ben ventilate, soprattutto ai piani alti. Andrea ed io abbiamo iniziato i rilevamenti poco prima di mezzanotte. Abbiamo cominciato proprio dalle soffitte, dove non abbiamo registrato anomalie. Quindi ci siamo spostati al primo piano, ma anche qui la situazione è rimasta del tutto normale. Oltre ai classici rilevatori (EMF, ion counter, Geiger, termometri e galvanometri) abbiamo utilizzato costantemente anche gli stetoscopi. Al primo piano abbiamo comunque osservato alcuni elementi incerti su cui ci saremmo soffermati insieme agli altri al termine dei rilevamenti. Quindi ci siamo spostati al piano terra; esaminando le prime stanze non abbiamo riscontrato nulla di anomalo, finché non siamo giunti a quella della lapide. Fin dalle prime misurazioni ambientali ci siamo accorti che c'era qualcosa che non andava: infatti gli EMF, settati sulle scale più sensibili, percepivano un campo magnetico di media intensità proveniente proprio dalla zona della lapide. Sia il Trifield che il Multidetector hanno evidenziato un campo che raggiungeva la massima intensità (18 nT secondo il Trifield, 19 secondo il Multidetector) nella parte centrale della lapide e si indeboliva progressivamente allontanandosi da quella zona. Nell'area compresa nel raggio di un metro dal centro del campo l'intensità minima era di circa 5 nT. Dal punto di vista elettrico l'area risultava perfettamente nulla. Un simile campo magnetico così localizzato e senza un rispettivo campo elettrico è piuttosto anomalo: la sua sorgente potrebbe essere un cavo della corrente (la casa è dotata di impianto elettrico) che passa lungo il muro, ma l'intensità di campo dovrebbe essere costante lungo una linea lunga diversi metri e presentare un corrispettivo campo elettrico. Abbiamo informato via radio i nostri compagni, che ci hanno raggiunto in quella stanza. Anche Miki, che si occupava delle fotografie, ci ha informato di una situazione alquanto anomala: infatti la macchina fotografica digitale che stava utilizzando (Minolta DiMAGE 7) aveva avuto diversi problemi di illuminazione, malgrado il flash avesse sempre funzionato perfettamente anche in condizione di buio totale. Quindi ognuno ha ripreso il proprio lavoro. Ho eseguito nuovamente i rilevamenti elettromagnetici nella zona della lapide, mentre Andrea registrava su una cassetta audio i risultati. Abbiamo ripetuto l'operazione per due volte, ottenendo gli stessi risultati, e siamo quindi passati agli altri rilevamenti. L'Ion counter non ha evidenziato anomalie e così neppure i contatori Geiger. Con il termometro agli infrarossi invece abbiamo avuto un'altra sorpresa: la temperatura ambientale della stanza oscillava tra i 14° e i 15° e di conseguenza le rilevazioni compiute sui muri e sugli oggetti presenti erano molto vicine a questi valori. Inspiegabilmente i valori riscontrati sulla lapide erano intorno ai 20° e si mantenevano costanti su queste temperature. Abbiamo ripetuto le misurazioni decine di volte, con l'unico termometro agli infrarossi disponibile, ottenendo sempre i medesimi risultati. Abbiamo verificato la temperatura ambientale con un termometro digitale a sensori, che ha confermato una temperatura di 14.9°. Purtroppo un termometro di questo tipo non è adatto a misurare la temperatura superficiale di un oggetto di temperatura diversa da quella ambientale, in quanto è condizionato dalla temperatura ambientale stessa. Abbiamo registrato anche questi risultati e aggiornato gli altri via radio. Mentre Liam ha effettuato delle riprese in giardino, insieme a Matteo, Miki ci ha raggiunto per scattare delle fotografie alla lapide. Non è stato semplice, ma alla fine grazie alle torce e ad una seconda macchina fotografica siamo riusciti a prendere delle foto soddisfacenti. La pellicola molto sensibile (800 ISO) scelta da Miki è risultata utilissima. Abbiamo lavorato a quella stanza dall'1,30 fino quasi alle 3! Quindi per recuperare tempo ci siamo divisi: Andrea ha effettuato i rilevamenti in giardino, mentre io mi sono occupato delle cantine. Matteo era sempre nel parco e Liam si era spostato nelle soffitte. Intanto Miki girava per la casa scattando altre foto. Sapendo che vi era morto un bambino da poco, ho deciso di iniziare i rilevamenti proprio dal fondo del tunnel. A causa della folta vegetazione e del salto di circa due metri e mezzo dopo la botola è molto difficile entrarci dall'esterno e risulta quindi più comodo raggiungerlo dalle cantine. Il cunicolo è lungo circa 25 metri, mentre misura approssimativamente un metro in larghezza e in altezza. Quindi si è costretti a percorrerlo strisciando o inginocchiandosi. Lungo l'intero cunicolo gli strumenti non hanno evidenziato nulla e così neppure nel tratto finale. Ero in fondo al tunnel da circa otto minuti. Tutti i rilevatori avevano confermato che l'ambiente era perfettamente normale. Durante i rilevamenti ho tenuto la radio accesa, sentendo i discorsi dei miei compagni. Quindi ho cercato qualcosa di anomalo anche con lo stetoscopio, ovviamente spegnendo prima la radio per rimanere in totale silenzio. Avevo sentito per radio poco prima che Miki diceva a Matteo che aveva finito di sopra e stava per spostarsi nelle cantine. Mi aspettavo quindi di sentirlo arrivare da un momento all'altro. Dopo circa un minuto ho sentito distintamente dei passi, senza capire da dove provenissero, finché non mi sono tolto lo stetoscopio dalle orecchie e ho capito che venivano dall'interno delle cantine. Ho avvertito chiaramente la presenza di qualcuno, che si stava avvicinando all'estremità opposta del tunnel. Credendo che fosse Miki, gli ho urlato di raggiungermi per scattare qualche foto del cunicolo, ma non ho ottenuto nessuna risposta. Dopo aver provato a chiamarlo ancora due o tre volte, l'ho contattato via radio: mi ha risposto che era ancora al primo piano per scattare delle foto alla scalinata e che Liam era con lui. Così ho chiesto anche agli altri dove fossero e Matteo mi ha detto che era nel giardino sul retro e Andrea era a pochi metri da lui. Quindi non poteva neanche essere qualcuno che ha attraversato il parco sopra al tunnel, che dalla casa porta al cancello sul fronte. Così ho lasciato lì gli strumenti e ho preso solo la macchina fotografica; senza perdere tempo sono uscito dal tunnel per capire chi aveva prodotto quei rumori nelle cantine. Le ho perlustrate da cima a fondo senza trovare nulla, neppure un animale, che avesse potuto provocarli. Purtroppo era passato almeno un minuto da quando avevo sentito quei passi a quando tutti gli altri mi hanno confermato che non si trovavano in cantina. Liam e Miki mi hanno raggiunto e, dopo avergli spiegato cos'era successo, abbiamo continuato a perlustrare insieme quel piano. Purtroppo non abbiamo trovato nulla. Sono rimasto in cantina ancora per una trentina di minuti, poi ho raggiunto gli altri al primo piano. Ora dovevamo verificare la reale esistenza della parete in cui, secondo la tradizione, Clara è stata murata. Secondo alcune voci la parete risulterebbe grattata e vi sarebbero ancora delle impronte lasciate nel cemento. Dopo un attento esame non abbiamo trovato traccia di queste presunte impronte. In seguito ai lavori di ristrutturazione risulta molto complesso individuare anche soltanto una parete grattata. Bisogna poi considerare che sono stati eretti nuovi muri e ne sono stati abbattuti altri. Inizialmente avevamo notato una stanza in cui tutti gli accessi erano stati murati e in seguito riaperti. Matteo ha osservato però che i mattoni utilizzati per la muratura erano molto moderni e non potevano risalire a prima dell'ultima guerra. Risulta quindi impossibile individuare una stanza o un muro in particolare in cui la bambina possa essere stata murata. Sempre al primo piano abbiamo trovato una struttura molto affascinante: infatti durante i lavori è stata riaperta una cavità scavata sotto il pavimento del primo piano, alta circa mezzo metro, che si estende probabilmente in tutta l'area della casa. I vani dell'intercapedine sono ovviamente divisi dai muri portanti e quindi la sua pianta ricalca quella degli altri piani. Alcuni ambienti comunicano tra loro attraverso piccoli buchi nei muri. L'aspetto delle pareti interne dell'intercapedine suggerisce che essa sia stata concepita già nel progetto originale della casa. E' inoltre improbabile che durante dei lavori di restauro comunque marginali si sia deciso di creare un controsoffitto al piano terra o di innalzare il pavimento del primo piano, per giunta senza un motivo apparente. Quindi questi stretti locali erano presenti già nel Seicento e Matteo ha intelligentemente suggerito che potevano costituire l'ambiente ideale per murare qualcuno. Di certo erano dei vani, forse ideati per l'umidità, il rumore o qualche altro motivo tecnico, che si prestavano fin troppo bene a nascondere qualcosa. Pertanto Andrea ed io abbiamo deciso di entrare con le telecamere e gli strumenti per vedere come si presentassero. Strisciando sotto i pavimenti e attraversando i buchi di comunicazione abbiamo raggiunto tre stanze, poi è stato impossibile proseguire. I rilevatori hanno evidenziato una situazione perfettamente normale e non abbiamo trovato nessun elemento insolito, quindi siamo usciti. Erano quasi le 5,30 e la stanchezza cominciava a farsi sentire; così abbiamo preso tutti insieme un caffè al campo base, prima di ricominciare gli ultimi lavori previsti dalla missione. Liam, Miki  e Andrea hanno eseguito un ulteriore controllo in giardino, mentre Matteo ed io abbiamo cercato ancora una volta di capire cos'era successo prima in cantina. Così abbiamo portato lì tutti i sensori di movimento che avevamo a disposizione, eccetto quello che sorvegliava il portone d'ingresso. Li abbiamo piazzati in giro per il piano e siamo tornati su, per non disturbare i rilevamenti. Dopo quasi un quarto d'ora, erano circa le 6,20, uno dei sensori si è attivato. Siamo corsi subito di sotto. In una decina di secondi Matteo ed io eravamo sul posto; il sensore che stava suonando era quello piazzato al centro della stanza principale, all'altezza del pavimento. Di certo in quella posizione potrebbe essere scattato anche per il semplice passaggio di un topo, o di qualche altro animale. Abbiamo subito scattato qualche foto, nella speranza di immortalare qualcosa, ma senza nessun risultato. Quindi ho ripetuto tutti i rilevamenti nelle cantine e sono rimasto di guardia insieme a Matteo e Miki fino alle 7,45. Per tutto il tempo non abbiamo assistito a nessun evento anomalo. Intanto Andrea si è occupato del giardino e Liam degli altri piani della casa. Verso le otto abbiamo cominciato a recuperare tutta la strumentazione, ordinare le pellicole e i nastri utilizzati e riportare tutto in auto. Saremmo voluti rimanere ancora, ma la spedizione prevedeva solo quella notte e quindi non eravamo attrezzati per restare più a lungo. Abbiamo comunque intenzione di organizzare una seconda spedizione in tempi brevissimi per chiarire i problemi sorti durante la notte. Quando abbiamo finito di caricare la strumentazione erano circa le 8,30. Stanchi, sporchi e infreddoliti ci siamo fermati in un bar lì vicino per fare colazione. C'erano degli anziani che ci hanno chiesto dove fossimo stati per ridurci in quel modo. Quando abbiamo detto loro che venivamo da Villa Clara, ci hanno sorriso e uno di loro ha detto: "State lontani da quel posto, è molto meglio per voi!" Senza dire niente ci siamo guardati negli occhi e dall'espressione sui nostri volti si capiva benissimo che le nostre intenzioni erano molto diverse...

Manuel

                    

                      

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