San Salvaro

L'abside di San Salvaro

 

La chiesetta di S. Salvaro, che trovasi a S. Pietro di Legnago, sorge a poca distanza dalla strada statale in un luogo piuttosto appartato che rende particolarmente suggestiva l'apparizione dell'edificio.
La chiesa porta nell'angolo nord-est una lapide con la scritta:

CONTESA MATELDA HOC OP FF
M.C.XVII DIC.

Don G. Trecca che con amorevole zelo curò i restauri della chiesetta e, nel 1907, pubblicò un'esauriente « memoria » (8) non esita a credere che la data riportata dalla lapide sia vera, dato che, come egli fa notare, la Contessa Matilde era signora di Cerea; niente di strano che la chiesa sia sorta su terre di proprietà della Contessa due anni dopo la sua morte.

La chiesa si presenta ora, (dopo i restauri), con tre navate senza transetto chiuse dalle solite tre absidi. La navata centrale è divisa dalle laterali da due file di cinque pilastri reggenti arcate a tutto sesto di largo respiro. A metà circa dell'edificio si innalza il vasto presbitero cui si accede per mezzo di una ampia gradinata. Il tetto è a capriate; due scalette laterali conducono alla cripta, la parte più interessante dell'edificio. Questa è divisa da tre pilastri centrali in quattro navatelle coperte da volte a crocera; le due centrali sono delimitate da un'unica abside alla quale si affiancano due absidiole laterali rispettivamente corrispondenti alle navatelle laterali.

A proposito della data riportata dalla iscrizione, il Simeoni (9) la crede poco attendibile, il Porter (10) d'altra parte, sostiene che la muratura dell'edificio Legnaghese è molto simile a quella della chiesa della Bastia di Isola della Scala datata intorno al 1120, non ha alcuna difficoltà, quindi, a ritenerla effettivamente costruita nel 1117.

Entrando nella chiesetta di S. Salvaro si nota subito una singolare ampiezza di respiro dovuta, soprattutto, sia alla sveltezza delle arcate, sia allo sviluppo, in larghezza, della nave centrale rispetto alle due laterali. L'Arslam (11) attribuisce questo fatto ad una aspirazione romana: le ampie arcate su pilastri quadrati ci ricordano infatti le arcate veramente romane del duomo di Brescia, a mio avviso tale ampiezza è piuttosto di influsso ravennate.

La muratura è tutta in cotto; alternativamente si trovano strati di mattoni grossi e strati di mattoni sottili con qualche filare di conci di tufo: nella parte inferiore dell'abside maggiore si notano anche filari di ciottoli alternati al cotto.

La cornice sulle pareti esterne è data da corsi di mattoni aggettanti, motivo molto probabilmente lombardo. La parte piú genuina dell'edificio è, senza dubbio, quella absidale che presenta nell'aspetto e nelle proporzioni la simmetria delle chiese romaniche del periodo maturo. Nella cripta si nota molto materiale di spoglio adoperato senza discrimazione ciò che ci fa sentire la vicinanza del secolo decimo; si vedono, infatti, accanto all'abside centrale due rocchi, di colonna che reggono due capitelli corinzi romani la cui altezza rappresenta la metà del fusto sottostante. La irregolarità della pianta trova esempi simili nella cripta del Duomo di Modena e di S. Vincenzo a Galliano.

Questi particolari ci denotano una vitalità che se da un lato presenta alcune stonature non compatite a Verona, dall'altro ci testimoniano che nella Bassa Veronese era attiva una scuola di architetti che, essendo sensibili sia agli influssi ravennati sia a quelli emiliano-lombardi, dava alla architettura locale una fisionomia autonoma.
Il campanile che oggi si può ammirare è stato eseguito nel 1914 tenendo come modello campanili veronesi dell'epoca romanica. Deplorevole è, però, attualmente, lo stato di abbandono in cui si trova la cripta; dieci centimetri di acqua vi stagnano quasi permanentemente dando alla parte più suggestiva dell'edificio la sensazione del completo abbandono.


Note:
(8) DON G. TRECCA, San Salvaro di San Pietro ed i suoi restauri. Legnago, 1907.
(9) L Simeoni, Verona, Guida storico artistico della città e provincia, Verona, 1909.
(10) A, M. PORTER, Lombard Architecture, New Haven.
(11) WART ARSLAN, L'architettura romanica veronese, Verona, 1939.

Dove si trova questa chiesa? (mappa zoomabile da Mapquest)

Una vecchia foto del '59....

L'interno della chiesa nel 1959

Nuove foto scattate il 27 novembre 1999 da Francesco Tregnaghi:

 

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