S. Pietro in Cantalovo a Bevilacqua
(nuove foto ottobre 1999! vedi in fondo)

facciata e abside della chiesa di S. Pietro in Cantalovo (foto originali)
Situata all'estremo limite della zona dominata dal romanico veronese, nell'ultimo paese della provincia di Verona sulla strada per Padova, questa piccola chiesetta fu « in extremis » conservata dal prof. Giuseppe Fiocco quando ormai stava (1) per essere demolita nel 1919. Ne fa fede una fotografia che la mostra già priva del tetto.
Il pronto intervento dell'emerito studioso ha salvato questo monumento importante, oltre che dal punto di vista architettonico, soprattutto dal punto di vista storico.
E' una piccola costruzione rettangolare con tetto
a spioventi, chiusa da una facciata adorna di una tribunetta a
conca situata sopra la porta, di una piccola feritoia a sinistra
e, in alto, di una finestra a croce. Ai lati della porta
d'ingresso si vedono, oggi, due ampie finestre aperte per far
luce allorché la chiesetta venne privata di quelle a
strombonatura che dovevano essere simili alle consorelle che si
vedono dal di fuori sui lati lunghi della chiesa (precisamente
quattro sul lato destro, due sul sinistro) in armonia con le tre
dell'abside semi-circolare che chiude l'edificio a nord.
Il manufatto è tutto in mattoni di cotto.
L'interno, ad aula unica, si presenta, purtroppo, in uno stato di
completo abbandono, in una sconfortante desolazione (*Nota del
1999: fortunatamente non più!). Sulle pareti laterali appaiono
tracce di una antica decorazione pittorica, di fattura piuttosto
ingenua.
Il Fiocco (2) attribuisce tali dipinti alla fine del 1300, o agli
inizi del 1400.
La chiesetta è senza dubbio antichissima come dimostrano, nella
parte bassa, e nella tribuna absidale, le file di mattoni larghi
e bassi, privi quasi di calce, ancora secondo la tecnica delle
costruzioni romane, alla quale costruzione riconducono le
murature costituite nel nocciolo non di laterizi, ma di un
conglomerato di cemento e di coccio.
L'aspetto dell'antichissimo monumento non supera per importanza
quello di una delle tante chiesette romaniche veronesi di
campagna, ma la storia gli dà una importanza che supera di gran
lunga il modestissimo valore della sua architettura.
Sopra la porta si trova, infatti, una epigrafe barbaramente
scolpita su un blocco di marmo bianco di Verona.
Le prime lettere incerte di questa epigrafe non permisero di
capirne l'importanza. Si deve ad un parroco di Porto di Legnago,
Don Angelo Antonini, il merito di averla per primo
riferita avendola tratta dai documenti manoscritti di un altro
parroco, Don Luigi Soave, del tutto ignaro di paleografia (3).
L'Antonini ebbe a riconoscere che nell'epigrafe si ricordava la
chiesetta come « antica pieve di Porto » e successivamente Don
Trecca (4) la riportava come incomprensibile.
L'epigrafe è la seguente:
H PLEBS PORTI ANTIQUA, EHI SUO TRATORIO
SITA
M.C.L.X.I. CUR. CU. F. TPABAT. ET HA BALDOINO. FU. ERAT.
Fiocco la risolse così:
HAEC PLEBS PORTI ANTIQUA, ET
EI SVO TRATORIO SYTA, M.C.L.X.I.
CURABATUR CUM FRIDERICUS IMPERABAT. ET
HOC A BALDUINO FACTUM ERAT.
e dava così la traduzione: Questa
è la pieve antica di Porto, sita tuttavia nel suo territorio,
ricostruita, nel Millecentosessantuno per opera di Balduino,
imperatore Federico.
La traduzione non è letterale, non lo per metteva, infatti, la
scorrezione della forma, ma è appunto la traccia dell'ignoranza
barbarica che dà la prova più sicura della originalità di
questa epigrafe. Teratorium per territorium ci permette di
confrontarla con altre scritte medioevali veronesi, specialmente
per la abbreviazione di Federico segnata da una sola F.
Anticamente la chiesetta era la pieve, cioè la parrocchiale di
un abitato chiamato Porto, il quale - nel 1161 - non doveva più
essere tanto vicino all'edificio se il restauratore sentiva il
bisogno di spiegare che questa si trovava tuttavia
nell'ambito del territorio.
S. Pietro in Cantalovo era dunque l'antica pieve di un paesetto
che eventi storici avevano allontanato dalla « madre », paese
che aveva ora una nuova parrocchia da cui la nostra chiesetta
sentiva di dipendere. Un pietoso Balduino la restaura nel 1161,
regnando Federico Barbarossa.
Evidentemente questo Balduino dovette essere molto noto nella
zona e molto devoto, oltreché a Dio all'Imperatore, quindi, con
molta probabilità, un ghibellino. Uno storiografo medioevale, Ottone
da Frisinga, nelle sue cronache (5) parlando della battaglia
avvenuta nel 1142 tra Veronesi e Padovani a cagione del porto e
dell'assestamento dell'Adige ci dice che un ramo del fiume
passava a sinistra di Bevilacqua, pressappoco nell'alveo
dell'attuale fiume Fratta. Su detto ramo avvenne la battaglia tra
Padovani e Veronesi: vinsero i Veronesi; allora il «diritto di
catena» fu trasportato dal vecchio alveo dell'Adige, a quello
vero appartenente tutto ai Veronesi.
Il paesello, sorto a cagione del passaggio o porto del fiume,
rinacque cosí, quasi per caso, e con il suo vecchio nome,
accanto ad un altro abitato a cui la fortuna e il progresso
dovevano in seguito legarlo indissolubilmente, e rinacque attorno
ad una nuova chiesa dedicata anch'essa a S. Pietro intorno
all'anno 1142. Questa notizia del Frisingensis assume grande
importanza perché ci permette di datare, con una certa
precisione, le sculture romaniche di gusto barbarico che
esistevano in casa del Cav. Bonomi di Porto distrutte durante
l'ultima guerra e ritenute, da alcuni noti studiosi, databili al
nono secolo (6). Sarebbero invece gli ultimi avanzi scultorei di
questa sfortunata figlia della chiesetta di Bevilacqua chiusa al
culto nel 1805 e demolita nel 1878, allorché fu sistemata la
salita che porta all'attuale ponte sull'Adige: la chiesetta
sorgeva infatti sul luogo in cui oggi si trovano le arginature
del fiume.
Il titolo ed il diritto di parrocchiale passò alla chiesa di S.
Pietro in S. Maria delle Grazie, Domenicana, la cui origine
risale a prima che il Comune di Porto venisse trasferito a
Legnago per decreto della Serenissima nel 1582.
Viene così a cadere l'interpretazione che si dava al « Portus
Lemniaci » nei documenti del 900 quasi tutti riferentesi
all'odierno Porto di Legnago mentre invece riguardavano all'altro
passaggio dell'Adige.
Dalla lettura dell'epigrafe della nostra Chiesetta sorge
spontaneo un altro interrogativo: chi era il Balduino
che vi è ricordato? Il suo nome, accanto a quello del
Barbarossa, fa pensare - come abbiamo già detto - ad un
ghibellino, ed essendo senza alcun titolo. fa pensare ad una
famiglia che doveva essere molto conosciuta nel paese in cui
sorge la chiesetta. Il pensiero corre facilmente ad uno della
famiglia della Scala, i cui protagonisti a quei tempi non erano
ancora molto famosi, ma tuttavia già facoltosi e noti nel
contado tanto da concedere territori a Guglielmo Bevilacqua divenuto
loro partigiano Una conferma a questa ipotesi ce la dà Da Re, il
quale, in un rogito del 1159, trova citato come teste un Balduino
della Scala (7).
La piccola chiesa di S. Pietro in Cantalovo presso Bevilacqua,
nella, sua modesta struttura architettonica, sarebbe quíndí
testimone di avvenimenti storici importantissimi per la zona e
particolarmente riguardanti Porto e Legnago avvenimenti che si
possono così riassumere:
- prima del 1142 la chiesa e il paese di Porto sorgevano vicino a Bevilacqua, lungo le rive dell'attuale fiume Fratta, che allora era uno dei rami dell'Adige.
- la nuova parrocchiale dedicata a S. Pietro e costruita a Porto di Legnago sorse dopo il 1142 dalla battaglia tra Padovani e Veronesi.
- il « Portus Lemniaci » dei documenti intorno
al Mille non si può identificare con l'attuale Porto che fu
indipendente da Legnago fino al 1582, e solo dopo il decreto
della Serenissima unito amministrativamente a Legnago il cui nome
aggiunse al proprio.
Ancora oggi la chiesa parrocchiale di Porto è dedicata alla «
Beata Vergine della Salute » ed ai « Santi Pietro e Paolo » e
le due vie più antiche del borgo portano due nomi alquanto
sintomatici e che, sulla scorta di quanto abbiamo precedentemente
chiarito, diventano ancor più significativi: Via S. Pietro Nuovo
e Via S. Pietro Vecchio. Non è perciò fuor di luogo arguire che
i due toponimi siano un ricordo delle due chiese, la nuova e la
vecchia, dedicate entrambe a S. Pietro.
Note:
(1) G. Fiocco, in «Madonna Verona» - Verona. 1919
(2) G. Fiocco, op cit.
(3) Don Angelo ANTONINI, Cenni storici intorno all'immagine della
Madonna della Salute di Porto di Legnago, Legnago, 1918.
(4) DON G. TRECCA, Legnago fino al sec. XX. Verona, 1900
(5) OTTONIS EPISCOPI FRISINGENSIS, Chronicon in Monumenta
Germaniae historica, Hannover, 1868
(6) A, VENTURI, Storia dell'arte, Milano, 1903.
(7) G. Da Re,, « Archivio Capitolare », Rotolo segnato A C12 M5
N6.
Dove si trova questa chiesa? (mappa zoomabile di Mapquest)
Nuove foto digitali scattate il 16 ottobre 1999:
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