San Michele di Belfiore

S. Michele nel 1963

 

Nel comune di Belfiore all'Adige che comprende i tre antichi Comuni di Porcile, Bionde e Zerpa, sorge l'antica Chiesa romanica di S. Michele. La Chiesetta è a tre navate, coperta da tetto a capriate, e a tre absidi; la divisione in navate è ottenuta con filari di colonne alternate a pilastri: rispettivamente tre colonne per parte alternate a due pilastri come abbiamo visto in S. Pietro di Villanova.

La facciata è costituita da corsi di tufo e cotto e presenta un protiro pensile sopra il quale si apre una bifora sormontata da una finestrella divisa a croce; lungo gli spioventi del tetto corrono le solite file di archetti pensili.

L'edificio era ridotto alla fine del secolo scorso in gravissime condizioni per lo strapiombo della facciata di circa 80 cm., tanto che nel 1894 venne puntellata per impedirne il crollo.

Nel 1895 Pietro Sgulmero studiava la lapide n. 438 del museo Maffeiano di Verona e provava che si riferiva alla nostra Chiesa, nella quale in un'iscrizione volgare è rimasto il ricordo appunto della lapide portata a Verona. L'iscrizione precisa che Borgo e Malfatto qui tunc habitabant in Veronensi castro (cioè a sinistra dell'Adige) costruirono la Chiesa nel 1143 essendo sacerdote Ambrogio e Vescovo di Verona Teobaldo. Lo Sgulmero sostiene anche che la Chiesetta di S. Michele fosse l'antica pieve di Belfiore fino al 1662 quando fu eretta l'attuale parrocchiale, ma ignora dove esattamente fosse murata la lapide.

Dall'iscrizione in italiano esistente nella chiesetta lo Sgulmero ricava che l'edificio venne restaurato nel 1651, epoca in cui sarebbero state rifatte le pareti delle navate laterali. Egli pensa che i due architetti Borgo e Malfatto non fossero Veronesi, mentre tipicamente Veronese è l'architettura della fabbrica; unico elemento non veronese sarebbero le cinque maioliche che compaiono nella facciata.

Nel 1905 la Chiesetta fu restaurata radicalmente sotto la direzione dell'Ing. Alessandro Da Lisca. Fu demolita e rifatta buona parte della sopraelevazione della navata centrale e fu restaurato anche l'interno aprendo finestrini e mettendo in luce alcuni affreschi di notevole valore.

Di questa opera di restauro dà un particolare resoconto una monografia di G. Crosatti. Del S. Michele di Belfiore si interessò anche il Simeoni (21) che afferma essere l'edificio: «l'unica chiesa romanica Veronese di cui si conoscono gli Architetti e la data». Esaminando, infatti, i capitelli il Simeoni attribuisce all'VIII o IX sec. quelli costituiti da giri di foglie di acanto e all'XI o XII sec. gli altri.

Osservando, poi, la parte absidale della Chiesa nella quale si notano notevoli differenze di esecuzione tra le absidi laterali e la parte superiore dell'abside centrale; ciottoli a spina di pesce costituiscono la parte inferiore dell'abside centrale e le absidiole laterali, mentre la parte superiore dell'abside centrale è finemente costruita, il Simeoni pensa che qui vi fosse stata una Chiesa fin dall'VIII o IX sec. che venne ricostruita tra l'XI e XII sec. da Borgo e Malfatto servendosi delle murature preesistenti.

Il Simeoni crede di trovare una conferma alla sua affermazione nel fatto che la Chiesa non è perfettamente rettangolare facendo i fianchi con la facciata angoli diversi e non retti sicché risulta che le colonne ed i pilastri non sono sulla stessa linea.

Il Toesca (26) ed il Porter accettano per tutta la Chiesa la data 1143 e datano i capitelli corinzi al 775. L'Arslan (27) attribuisce l'edificio al XII sec. ed esaminando i capitelli della prima coppia di colonne che sono ad otto spicchi nota l'affinità con quelli visti nel S. Pietro di Villanova; la seconda colonna di sinistra presenta un capitello corinzio a tre ordini di foglie di acanto attribuito sempre dallo Arslan al XII sec.. Altra affinità con la Chiesa di Villanova è presentata dai profili dei pilastri. Le due colonne, poi, precedenti il presbiterio - in parte murate entro pilastri - lasciano intravedere dei capitelli che ricordano quelli che si trovano nella cripta della Chiesa di S. Giovanni in Valle: risalgono con tutta probabilità al IX sec. e sono, nella nostra Chiesa, materiale di spoglio. Questi due capitelli reggono l'arco trionfale in modo che nelle pareti del presbiterio si aprono due arcate in comunicazione con le cappelle laterali. E' questo, afferma l'Arslan, l'unico richiamo nell'architettura Veronese ad un sistema usato nella Chiesa superiore di S. Fermo.

Nei pilastri del S. Michele di Belfiore si notano alcune iscrizioni di alta antichità risalenti al XII sec. Una, nel secondo pilastro di destra, parla di un Alberico Fabbro da Zevio che vuole onorare Dio e S. Michele con l'arte sua, l'altra nel secondo pilastro di sinistra, parla di un fatto d'arme avvenuto ad Argenta nel 1200.

Per quel che riguarda l'esterno la Chiesetta presenta un aspetto comune alle Chiese romaniche del Veronese, ma direi, piuttosto elegante e molto curato nei particolari. La facciata a spioventi è coronata da un fregio di archetti che ricordano il S. Giovanni in Valle; unico elemento estraneo all'architettura Veronese e che ricorda piuttosto l'architettura Emiliana sono le scodelle di maiolica che decorano la facciata.

Le tre absidi sono comuni all'architettura Veronese; le abbiamo viste a S. Salvaro di Legnago, a S. Maria di Gazzo, a S. Pietro di Villanova, S. Zeno di Cerea; qui c'è da notare una notevole differenza nella esecuzione e nella tecnica tra la parte inferiore dell'abside maggiore rozza, costituita da ciottoli e mattoni e la parte superiore in tufo ben lavorato. Molto elegante è anche il coronamento della parte absidale costituito da archetti pensili che richiamano i coronamenti della facciata.

Di difficile datazione è il campanile che è certamente originale anche se, attraverso i secoli, deve essere stato più volte manomesso. La canna mostra corsi di ciottoli misti a tufo mentre il fianco nord è tutto in tufo; poco oltre la metà si notano tracce di bifore che sono state chiuse. Le bifore della cella sono rinascimentali.

Dall'esame dei dati stilistici più notevoli di questo edificio si può notare che presenta affinità con il S. Giovanni in Valle e con il S. Pietro di Villanova. La Chiesetta deve essere alquanto più tarda del S. Giovanni in Valle, ma abbastanza vicina al S. Pietro di Villanova. Potrebbe essere esatta quindi la data 1143 riportata dalla lapide del museo Maffeiano; gli architetti Borgo e Malfatto erano a diretta conoscenza dell'architettura che fioriva a Verona e, in questo modo, si spiegano certe raffinatezze nell'esecuzione che la differenzia da Chiese della media e bassa Veronese che pure, nella planimetrica, spesso la ricordano.
All'interno è assai venerata una Madonna lignea del 1497 detta «Madonna della Strà», indicazione che le deriva, molto probabilmente, dal trovarsi sull'antica strada Romana.


Note:
(25) L. SIMEONI, Op. cit.
(26) P. TOESCA. Storia dell'Arte.
(27) W. ARSLAN, op. cit.


Dov'è questa chiesa? (mappa zoomabile da Mapquest)

Nuove foto scattate il 19 novembre 2000:

facciata: vista d'insieme facciata

particolare della facciata archetti sulla facciata Campanile. il lato dalla facciata campanile e absidi

Absidi: vista d'insieme absidiola

dettaglio abside maggiore dettaglio abside maggiore

interno: un capitello interno: un'immagine su una colonna interno: un'immagine su una colonna

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