CONCLUSIONE


Dall'esame di questi vari sacri edifici, press'a poco coevi, possiamo concludere che nella prima metà del XII sec. nel «medio e basso » veronese doveva regnare un discreto benessere economico e doveva contemporaneamente essere attiva una scuola di architetti che, pur essendo a conoscenza delle idee nuove e dei monumenti che a Verona in quest'epoca già esistevano numerosi, nell'ambito provinciale essi mantenevano una certa autonomia rispetto alla capitale ed erano parimenti sensibili alle idee che sempre frequenti provenivano dalle province limitrofe, dell'Emilia e della Lombardia. In particolare mi pare che gli influssi ravennati si facciano sentire negli interni, manca sempre il transetto, la nave maggiore è sempre molto ampia, e quelli lombardi all'esterno, nei coronamenti a dente di sega, negli archetti pensili. Se non si può affermare con sicurezza che siano stati i medesimi architetti a costruire tutte queste chiesette, pur tuttavia bisogna senz'altro ammettere che tra queste località c'è stato senz'altro commercio di idee e forse anche di maestranze.

 

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