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Minima Holocaustica

 

 

                                                           Pagine 52, € 6,50

 

Indice

A mo’ di prefazione

 

Le banalità di Hannah Arendt

 

Le banalità di Deaglio

 

All’Ungheria dei miracolati un prestigioso riconoscimento: il Nobel

 

Train de vie – una farsa yiddish

 

Eliade e l’Olocausto

 

Due “Madri della Chiesa”

 

Una polemica sull’Olocausto zingaro

 

Lettera al direttore del Lyon Figaro

 


 

A mo’ di prefazione

Verso la metà degli anni Settanta alcuni zoologi lanciarono un grido d’allarme: gli elefanti (tanto l’Elephas Indicus quanto la Loxodonta Africana) sembravano essere condannati a una lenta ma inesorabile estinzione. Un organismo delle Nazioni Unite, incaricato di affrontare la questione per trovare un eventuale rimedio, istituì un’apposita commissione, che si mise subito al lavoro e nel giro di un anno poté raccogliere gli studi elaborati da ogni suo singolo membro. Lo statunitense celebrò i meriti dell’elefante nelle lotte intraprese per liberare i popoli dalle dittature e per instaurare i diritti umani e la democrazia; il sovietico applicò i criteri del materialismo storico allo studio del ruolo dell’elefante nell’edificazione della società socialista; l’inglese mise in luce l’importanza dell’elefante nei rapporti economici basati sul libero mercato; il tedesco descrisse minuziosamente, in due volumi ponderosi, le caratteristiche primarie e secondarie di ogni ramo della famiglia degli elefantidi; il francese se la cavò con un agile pamphlet intitolato L’éléphant et son esprit.

Il membro italiano della commissione, che aveva fatto appello alle diverse Regioni della Repubblica al fine di ottenere molteplici contributi sul tema, poté presentare ben due ricerche, entrambe prodotte dalla Regione Emilia Romagna, la sola che si era data da fare. Titolo della prima ricerca: L’elefante, l’antifascismo e la Resistenza. La seconda: Mille ricette per cucinare l’elefante.

Recentemente, la bibliografia sull’argomento si è arricchita di un nuovo testo: il Diario di un elefante miracolosamente scampato all’Olocausto.

 Claudio Mutti

 

 

 

 

 

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