TRAFITTA
Aprivo le gambe, il treno veloce mi portava lontano dalla mia Sicilia, un uomo di fronte a me faceva finta di leggere una rivista, ma mi guardava cercando di scorgere l'immaginabile in mezzo alle cosce. Pensavo al mio passato a ciò che ero stata e che oggi per la fame di cazzo non riesco ad essere più.
Mi chiamo Malena come il personaggio di un famoso film, sono laureata ed insegno ai ragazzi delle scuole medie superiori, ho 32 anni, sono alta 1.65 m e penso di avere (non per immodestia, ma perchè mi accorgo dello sguardo degli uomini quando passo) un bel corpo.
Ebbi il mio primo rapporto sessuale completo a 16 anni con quello che poi è diventato mio marito e che fino a tre anni fa non avevo mai nemmeno pensato di tradire. Poi l'inferno in mezzo alle gambe e la colpa fu di Mario il sacrestano del mio paese.
Mario è un uomo di mezza età basso magro di volto gentile e di modi altrettanto affabili, io frequentavo su insistenza del parroco la parrocchia per insegnare il catechismo ai bambini, era sempre Mario che mi apriva il cortile dell'oratorio il martedì alle 16:00, poi mi apriva la sala del catechismo e si allontanava, poche parole mai una fuori posto.
Un Martedì di Gennaio appena entrata nell'auletta del catechismo ebbi una forte voglia di urinare allora approfittando del fatto che i bambini non erano ancora venuti andai nel bagno che sta sul retro dell'oratorio tra altre due sale per riunioni e giochi.
Nell'attraversare il cortile vidi la porta socchiusa e pensai che non ci fosse nessuno, appena aprii la porta vidi Mario, in piedi con la braghe calate ed il cazzo in mano (era lunghissimo ed altrettanto largo), che se lo menava. Impaurita richiusi e mi allontanai subito, per tutta la lezione non feci altro che pensare a quel cazzo meraviglioso, mi sentivo tutta bagnata, lo desideravo fortemente, un impulso incontrollabile che cacciavo da me sia perché di quell'uomo non mi piaceva altro sia perché sono sposata ed amavo come amo mio marito.
Tornai a casa e in quella settimana penso di essere stata per il mio Vincenzo un amante straordinaria perché ogni volta che tornava da lavoro (dopo quella sera del martedì) mi voleva, mi toccava, mi stringeva i capezzoli (cosa che a me è sempre piaciuta molto) e poi mi scopava con forza fino al godimento di entrambi. Eppure il mio pensiero fisso restava quel cazzo sproporzionato.
Attesi con ansia il martedì successivo, ed il Sabato precedente essendo sprovvista di abiti sexi comprai delle calze autoreggenti nere ed un perizoma dello stesso colore.
Indossai la gonna più stretta che avevo, così come le scarpe più alte, una maglietta scollata senza reggiseno ed uno spolverino dato il freddo, poi mi truccai con cura ma non in modo pesante, e mi avviai in parrocchia. Parcheggiai l'auto nel vicino parcheggio e attraversai la strada verso il cortile dell'oratorio. Lui, Mario era seduto all'esterno del bar che si trova sulla destra della strada che costeggia la Chiesa. Per la prima volta sentii i suoi occhi addosso; non credo che fossi molto vistosa ma sicuramente era la prima volta che mi vestivo in quel modo. Si alzò e repentinamente venne ad aprirmi il portone poi mi precedette e mi aprì la porta della saletta dove ero solita tenere le lezioni io entrai e non so cosa mi prese ma fu a quel punto quasi come un intuizione che mi tolsi lo spolverino e feci finta di aggiustarmi una calza lasciando intravedere la coscia quasi fino ai glutei, poi mi ricomposi ed andai a sedermi dietro la cattedra che era scoperta sul davanti.
Appena seduta aprii le gambe per consentirgli di guardare lo spettacolo; intanto il golfino data la temperatura mostrava i miei capezzoli turgidi ed eccitati quasi come fossero fuori al vento. Non lo guardavo in faccia, ma sulla bozza con la segreta speranza che quel meraviglioso tarello scoppiasse dai pantaloni. Lui capì e con un gesto semplice si apri la lampo ed io lo vidi di nuovo duro violaceo bellissimo impaziente di trafiggermi. In poco meno di un secondo si ricompose senza dirmi una parola e andò via, lasciandomi con una indescrivibile voglia di quella mazza dentro.
Alla fine della lezione, venne a richiudere la porta e mi diede un bigliettino. C'era scritto: -porcellina se vuoi giocare ci vediamo domani al cinema XXXXXXX di XXXXX, alle 16:00-.
Ero preoccupata ma impaziente il giorno successivo, indossai una gonna lunga con una cerniera sul davanti calze e reggicalze una camicetta bianca sotto la quale ero completamente nuda e gli stivali con il tacco a spillo. Mi alzai i capelli e me li legai a coda di cavallo sopra indossai la pelliccia che mi aveva regalato Enzo, che beatamente ed ignaro lavorava al negozio di elettrodomestici di sua proprietà. Andai al cinema comprai il biglietto ed entrai nella sala scura lo vidi seduto nella quarta fila in un angolo a destra, mi avvicinai e mi sedetti,lui mi guardò e mi disse sottovoce: - Pensavo che non saresti venuta !- rimasi in silenzio all'inizio del film quasi per incanto sentii la sua mano sulla mia coscia che opportunamente avevo scoperto alzando la cerniera lampo. La mano non mi faceva nessun effetto, il mio pensiero fisso era rivolto solo al suo cazzone e fu così mi feci coraggio e posai la mia mano sulla sua coscia fino a salire verso l'inguine; gli manipolai la patta per un po, poi gli aprì la lampo e lo presi in mano,non era ancora duro ma nella mia mano non ci stava era spaventosamente grosso, la mia fica ebbe un sussulto e mi bagnai come una fontana.
Mi abbassai e cominciai a leccarlo con avidità, si indurì ed io lo succhiai desiderosa, lui mi tolse la pelliccia mi sbottonò la camicetta e mi prese un seno tra le mani tenendo il capezzolo stretto tra due dita. Non mi importava che qualcuno potesse vedermi volevo solo quel cazzo, lo volevo prepotentemente e la fica mi bolliva. Mi alzai e come in trans mi avviai verso il bagno, la gonna era aperta ed alzata, un seno era fuori ed io morivo dalla voglia, una voglia sconosciuta ed incontrollabile mi era entrata dentro. Entrata nel bagno attesi meno di un secondo, quando lo vidi entrare, mi ci incollai addosso, lo baciai, lui mi scostò la gonna e lo string ed in un solo colpo mi piantò il suo piolo nella fica. Dio come fu bello! Sentirsi riempita fino a non poter più parlare. Cominciai a godere da subito e non so quanti orgasmi ebbi fino a che lui non venne, lui mi scopava succhiandomi a turno le tette, mi diceva che ero bellissima e maiala, che mai aveva incontrato una troia più troia di me ed io ansimavo e stavo in silenzio MI GODEVO IL SUO MERAVIGLIOSO CAZZO CHE MI LACERAVA MA CHE MI RENDEVA FELICE. Venni con un modo convulso quasi non ricordo come, mi rivestì in fretta e scappai via senza dire una parola. Ebbe per me inizio una nuova vita che però è oggetto dei prossimi racconti.
Voglio dire a tutti voi che la mia è una storia vera, che mi ha portato tante gioie ma anche tanti dolori come dirò in seguito, alterata solo per quelle parti che potrebbero rendermi riconoscibile.
Malena Sicilia.