LO SCONOSCIUTO

La sera era fredda e umida, una nebbiolina rendeva quasi impalpabili i lineamenti degli oggetti delle persone.
Giulia camminava rapidamente lungo il marciapiede. Era ormai buio, e pensare che solo un paio di mesi prima alle cinque c'era ancora il sole.
Giulia svoltò l'angolo e vide in lontananza la fermata del pulman. Intorno e sotto alla pensilina c'erano diverse persone in attesa del pulman per tornare a casa.
Si accorse il quel momento che il pulman si stava fermando, accelerò il passo per raggiungerlo facendo un cenno all'autista, mentre la gente cominciava a salire rapidamente.
Continuò a gesticolare verso il pulman mentre le porte si richiudevano, l'autista non la vide e mentre lei abbassava il braccio sconsolata il pulman le passò accanto.
Rallentò il passo rassegnata, ormai sarebbe passata un'ora prima dell'arrivo del pulman successivo.
Giulia arrivò alla pensilina e si sedette sulla panchina silenziosamente.
Si chiuse di più il cappotto rassegnata ad aspettare da sola.
Strinse a se la borsa guardandosi intorno, non era una strada particolarmente battuta, era una strada secondaria e le poche macchine che passavano sfrecciavano rapidamente.
Sentì dei passi e si guardò attorno furtivamente, ci mancava solo che qualcuno la scippasse. Un uomo elegantemente vestito stava camminando sul lato opposto della strada, si fermò alla fermata di fronte alla sua e si sedette. I loro occhi si incontrarono.
Giulia si sentiva osservata intesamente da quell'uomo, non poteva vederne bene i lineamente e nemmeno poteva rendersi realmente conto di che cosa stesse guardando, la nebbiolina che c'era non le permetteva di vedere chiaramente, ma era convinta che lui la stesse guardando.
Guardarlo così da lontano le sembrava un gioco, si sentiva quasi all'interno di un film, magari di quelli in bianco e nero pieni di sentimento che adorava guardare quando suo marito andava a letto presto.
Quell'uomo le sembrava così affascinante, non riusciva a distinguerne bene i lineamenti, ma si sentiva attratta dal suo magnetismo. Si sentì in disordine e la sua mano corse a sistemarsi i capelli sfuggini al fermacapelli. Le sembrò che lui le sorridesse.
Si sentì stupida, e pensò che sarebbe stato meglio guardare altrove, ma non riusciva a distogliere gli occhi da quell'uomo. Era tanto che non si sentiva guardata così intensamente, suo marito non la guardava mai così, non lo aveva mai fatto.
Se solo lui fosse stato un po' più focoso lei si sarebbe sciolta sotto le sue mani, ma lui non era così.
Il sesso tra loro non era per niente interessante e lei non sapeva nemmeno da quanto tempo non aveva un orgasmo con suo marito. Quando voleva fare sesso Gianni le arrivava da dietro mentre lei lavava i piatti e le palpava violentemente il seno "Ho voglia di scoparti." Le diceva prima di andare in camera. Giulia allora chiudeva l'acqua si toglieva il grembiule e lo raggiungeva in camera. Lo trovava in mutande e calzini che l'aspettava.
Vedeva le mutande appesantite dall'erezione e spesso si accorgeva che per terra vicino al letto c'era un giornale pornografico.
La rattristava sempre accorgersi che suo marito voleva far sesso perché si era eccitato guardando foto oscene e non perché la desiderava.
Non riusciva nemmeno a spogliarsi del tutto, di solito le faceva togliere calze e mutandine e poi la penetrava subito. Se faticava perché era asciuta bestemmiava sputandosi sulla mano e spalmandosi la saliva sulla cappella prima di provarci di nuovo.
Fortunatamente per lei gli ci voleva poco per venire grugnendo e ansimando, poi si accendeva una sigaretta togliendosi da lei e accendendo la televisione. Giulia si alzava e andava in bagno, si lavava e poi tornava in cucina per finire di lavare i piatti e mettere in ordine.
Le mancava la passione di un vero uomo, e spesso quando era da sola si masturbava fino a godere silenziosamente. Mentre faceva questi pensieri arrivò il pulman dall'altra parte della strada e lei sorrise allo sconosciuto.
Il pulman si fermò e lei salutò quel tenebroso maschio che l'aveva solleticata semplicemente con uno sguardo. Si guardò le scarpe tristemente chissà come sarebbe stato il sesso con uno sconosciuto, avrebbe dovuto provare un giorno, dopotutto era ancora giovane e carina.
Il pulman ripartì e lei guardò la panchina vuota sospirando, lo sconosciuto non c'era più.
"Mi scusi." una voce calda la fece sussultare "non volevo spaventarla, scusi. Ero seduto su quella panchina e la stavo osservando." Giulia arrossì rendendosi conto che l'uomo della panchina stava parlando con lei. Chissà se aveva letto nei suoi pensieri. "Mi scusi nuovamente, ma mi fissasse per un po'. o forse mi sbagliavo." Iniziò lui.
Giulia non sapeva che dire, se ne era accorto. Sentiva le guance bruciare per la vergogna, eppure la voce dell'uomo era calda, sensuale "Si, mi scusi la guardavo perché lei mi ha fatto pensare a .." Si interruppe di colpo rendendosi conto di quel che stava per dirle.
"A cosa?" le chiese lui.
"No niente mi scusi." Giulia si alzò. Doveva allontanarsi da lì, quello sconosciuto le stava troppo vicino. Si ritrovò faccia a faccia con lui e vide e i suoi occhi scuri e profondi guardarla intensamente, allora non si era sbagliata.
"Mi scusi se sono così sfacciato, ma lei è una donna molto attraente e mi ha colpito. Spero di non essere troppo maleducato se le confesso che ho pensato a come sarebbe stato fare l'amore con lei mentre la osservavo." Le disse spudoratamente.
"Non dica sciocchezze, lei non mi conosce." Rispose lei arrosendo nuovamente. Si sentiva accaldata e il cuore le batteva violentemente, temeva che lui potesse sentire i battiti impazziti.
Da quanto tempo non si sentiva desiderata. da quanto tempo non sentiva parole appassionate.
"E questo non la invoglia? Non le piacerebbe un'avventura selvaggia con uno sconosciuto? Non mi dica che non ha immaginato i nostri corpi avvinghiati nella passione.." La mano dello sconosciuto le sfiorò la guancia in una carezza e lei non si ritrasse, le dita di lui scesero sul collo e sbottonarono il cappotto.
Poi la mano dell'uomo scivolò all'interno del cappotto accarezzandole un seno. Il pollice dell'uomo sentì il capezzolo rigido e lo accarezzò attraverso la stoffa strappando un gemito a Giulia che si appoggiò al suo petto per non perdere l'equilibrio.
Giulia si sentì calda e umida, quell'uomo la stava eccitando, aveva voglia di fare sesso con uno sconosciuto era pazzesco, ma non desiderava altro. Le loro bocche si cercarono e si legarono in bacio appassionato. Le loro lingue si avvinghiarono e lui l'afferrò per le natiche stringendola contro di se e mostrandole quanto era eccitato.
"Facciamolo ora." Ansimò Giulia, quasi non credette di averlo detto, non poteva aver pronunciato quelle parole, eppure lo aveva fatto. Lui la guardò negli occhi e la prese per mano guardandosi attorno. Iniziò a camminare rapidamente tenendola per mano, vide un vicolo chiuso buio e svoltò dentro mentre lei lo seguiva rapida.
Proseguirono insieme fino oltre la metà, poi lui si girò e la spinse contro il muro le si mise contro e guardò verso la strada, lì non li avrebbe visti nessuno passando. Iniziò a baciarla selvaggiamente e lei sempre più sorpresa di se stessa rispose a quei baci strusciandosi contro di lui come una gatta in calore.
L'uomo le aprì il cappotto le sollevò il maglioncino, le sue mani slacciarono il reggiseno liberando i seni abbondanti che riempirono le sue mani. Li palpò e li succhiò finchè non la sentì gemere nell'attesa.
Le sollevò la gonna sui fianchi, Giulia lo aiutò a calare i collant e poi gemette senza fiato sentendo la mano di lui insinuarsi dentro le mutandine. Era calda e spudoratamente bagnata, eccitata come mai prima di allora si mosse contro quelle dita irriverenti.
"Sei fradicia." Le disse sulle labbra muovendo le dita attorno al clitoride ritmicamente e poi lasciando che il suo medio scivolasse dentro di lei.
Tolse la mano dalle mutandine e le mostrò le dita bagnate di lei. Giulia non si vergognò, ma sentendosi femmina come mai, succhiò voluttuosamente quelle dita finchè non fu lui a gemere di desiderio.
Le prese la mano guidandola sul rigonfiamento poderoso dei pantaloni, lei cadde in ginocchio aprendogli i bottoni e la cintura, fece scivolare i pantaloni sui fianchi liberando l'erezione dell'uomo. Le sue mani si chiusero intorno all'asta strigendola. Lui appoggiò le mani al muro mentre lei lo toccava.
Lei sorrise di quella reazione e lo accarezzò voluttuosamente. L'erezione era al massimo, la punta vermiglia era gonfia e pulsante e una goccia di liquido era uscita dal piccolo foro. Giulia sempre più sorpresa di se stessa la leccò via provocando un gemito strozzato nello sconosciuto. Poi iniziò a succhiarglielo, prima timidamente poi più rapidamente, più vogliosamente.
Mosse la testa avanti e indietro succhiando sempre più. Era stupefatta, quando suo marito le aveva chiesto di succhiarlo lei aveva sempre rifiutato perché la schifava e ora si ritrovava in ginocchio in un vicolo a fare un pompino ad un uomo di cui nemmeno conosceva il nome. La cosa la eccitava incredibilmente e continuò a lavorarlo con la lingua finchè lui non la obbligò a smettere.
La fece alzare.
"Togliti le calze e le mutandine." Le ordinò e lei obbedì rapidamente, senza curarsi di rompere i collant. Smaniava solo dalla voglia di lui.
Lui la spinse di nuovo contro il muro, le infilò la mano tra le cosce calde e gliele fece aprire. Si abbassò tenendosi il pene con una mano e puntandolo tra le sue cosce, spinse un po' cercando la sua fessura, la sentì calda e invitante, bagnata e morbida.
La prese sotto le natiche e la sollevò un poco, lei aprì le cosce avvinghiandolo con le gambe, lo sentì scivolare dentro. Giulia sentì la sua carne aprirsi mentre l'asta la penetrava, sospirò chiudendo gli occhi e abbandonando indietro la testa.
Lui la spinse contro il muro e cominciò a spingere contro di lei.
Lo sentiva affondare e allontanarsi affondare e allontanarsi.
Ansimò sentendosi libera e disinibita. Gli passò una mano tra i capelli scuri mentre lui continuava a spingere con forza dentro di lei. Era tesa ed eccitatissima, sentì l'orgasmo arrivare irrefrenabile "Più veloce, dai ancora!" gli disse trafelata e lui non si tirò indietro l' assecondò donandole il miglior orgasmo della sua vita.
Giulià tremò soffocando un gemito sulla spalla dell'uomo, si sentì sciogliere nel piacere mentre le contrazioni ritmiche dell'orgasmo la pervadevano lasciandola soddisfatta.
L'uomo rallentò il ritmo per prolungare il piacere di lei, mentre sentiva l' ondata di calore dentro di lei, sentiva le sue contrazioni che lo stringevano violentemente.
Iniziò a pulsare ed esplose nel ventre della sconosciuta che gli si era donata con tanta passione.
"Sei meravigliosa." Le disse qualche minuto dopo quando i respiri si fecero normali. Le fece mettere i piedi a terra e si assicurò che stesse in piedi da sola. La osservò nella penombra mentre si allacciava i pantaloni.
Lei prese dei fazzoletti di carta dalla borsa, il seme dell'uomo le correva lungo la gamba mischiato ai suoi umori.
Iniziò a pulirsi con le salviettine cercando di non guardare l'uomo negli occhi, finita la passione si rese conto di quello che aveva fatto e si vergognava. Come aveva potuto comportarsi così con uno sconosciuto.
Lui attese che lei si rimettesse le mutandine e le calze. Giulia si tirò giù il maglione senzaallacciarsi il reggiseno e si chiuse il cappotto. Solo in quel momento si azzardò a guardare quell'uomo negli occhi, lo vide sorridente e si accorse solo il quel momento di quanto fosse bello.
"Io di solito non faccio queste cose." balbettò imbarazzata.
"Lo credo bene. E' per questo che sei stata meravigliosa, sei stata spontanea, femminile, sensuale.. Vorrei rivederti." Le disse.
"Ma io sono sposata.." L'idea di provare di nuovo quelle emozioni la fece tremare.
"Tuo marito non sa che tesoro ha in casa e non sa apprezzarlo. Tu hai bisogno di passione."
La accompagnò alla fermata del pulman e Giulia vide che stava arrivando.
Lui aspettò che si aprissero le porte e mentre lei saliva le prese di nuovo la mano "Mi chiamo Marco e domani sarò qui a questa stessa ora. Spero tanto che ci sarai anche tu." Le lasciò la mano con un sorriso caldo.
"Il mio nome è Giulia." Le porte si chiusero e mentre il pulman delle sei partiva lei gli sorrise, era convinta che da quel momento in poi sarebbero stati parecchi i giorni in cui avrebbe perso il pulman.