LO SCIPPO DELLA SECONDA VERGINITA'
Il tradimento era stato consumato; un tumulto di sensazioni contrastanti la confondeva, tutto era avvenuto troppo in fretta, la voglia folle del ragazzo la aveva travolta, senza darle neanche il tempo di provare quel piacere che lei cercava.
Un senso di profonda vergogna si mischiava, così, alla torbida, incipiente eccitazione che la possedeva non appena provava a ripercorrere con la mente quanto era accaduto in quell'incredibile pomeriggio.
Lasciato il ragazzo, Giusy rientrò subito a casa e andò a chiudersi nella sua stanza non osando neanche guardare in faccia sua madre, che, da parte sua, continuando a svolgere le faccende di casa, non si rese conto dello strano stato della incupita figlia.
Dopo pochi minuti squillò il telefono.
Come previsto, era Giancarlo, con la sua consueta, inesorabile, asfissiante puntualità.
"Buona sera, come stai?"
"Io bene e tu come te la pale, malissimo; non ci riesco, voglio tornare subito; devo trovare il sistema".
"Ma dai, non fare così; è mai possibile che tu debba essere sempre diverso dagli altri?".
"Certo, te la passi bene senza di me. A proposito che hai fatto oggi? Sei uscita?".
Era una delle sue solite domande. La cosa più facile, diretta era mentirgli, dirgli, semplicemente "no, sono rimasta a casa".
Questo, però, non era possibile. Non era sicura se aveva telefonato prima e chiesto a sua madre e poi lui era capacissimo di ritelefonare appena possibile e verificare con i suoi se aveva detto la verità; una bugia scoperta sarebbe stata pagata a prezzo di lunghe, estenuanti telefonate e ancora più insistenti, tormentose domande.
Fu costretta perciò a dire "Si, sono uscita qualche ora fa, ho guardato un pò di vetrine e sbrigato un pò di lavori".
"Con chi sei stata? Dove sei stata?".
Si era alle solite. "Non c'era nessuno con me".
"Stai attenta; lo sai che io mi accorgo di quando menti. Ci sentiamo domani e cerca di startene a casa; usciremo insieme quando torno e sarà presto", concluse lui.
Era sempre più insopportabile ed odioso; la lontananza aveva ampliato a dismisura la sua possessività, la sua prepotenza; il concetto era chiaro: lei non era altro che una cosa, una cosa di sua, esclusiva, proprietà.
Doveva liberarsi di lui, ma lo temeva. E poi, sì, sì aveva fatto bene. Tutto sommato lui se lo meritava ed era stato veramente eccitante vedere l'effetto, l'attrazione irresistibile che era riuscita ad esercitare sul ragazzo con cui era uscita quel pomeriggio.
Quello aveva perso subito la testa; la aveva voluta così fortemente da trascinarla, quasi a viva forza, in quel posto solitario.
Il brutale, folle desiderio di quel ragazzo smentiva il comportamento freddo, scostante del suo fidanzato che, in aperto contrasto con la eccessiva gelosia, ormai, ad appena 21 anni, voleva essere pregato per fare l'amore e che, spesso, non tollerava le sue effusioni, dicendole che gli dava fastidio, e facendole notare, con stupida insistenza, i suoi difetti fisici, senza mai lodare i suoi non pochi pregi fisici e caratteriali.
Sì, era stato bello sentirsi desiderata, sentirsi spogliare, penetrare da un altro uomo, da un nuovo, sconosciuto cazzo, alla faccia di quello stronzo del suo gelosissimo Giancarlo.
Non aveva goduto, certo. Ma forse solo perchè era stata la prima volta ed il ragazzo si era eccitato troppo.
Doveva, doveva esserci un'altra occasione e, stavolta, voleva godere con la massima intensità e gustare tutto il piacere del tradimento, il piacere di sentirsi violentemente desiderata e di farsi possedere da un altro uomo, per puro piacere sessuale.
Si addormentò cercando di immaginare cosa sarebbe successo nel prossimo incontro con il suo nuovo amante e come avrebbe potuto mandare al diavolo, al suo ritorno, il troppo ingombrante Giancarlo.
L'indomani, così, alle 18 precise, si presentò al nuovo appuntamento con il suo amico, vestita con dei fuseaux neri molto aderenti, coperti da una lunga maglia rossa.
Gli chiese di andare al cinema, per prudenza in una cittadina vicina alla loro.
C'era pochissima gente in sala, andarono a sedersi nelle prime file dove non c'era nessuno.
Iniziò la proiezione; il film era piuttosto noioso ma, tutto sommato, andarci era stata solo una scusa.
Il ragazzo la tirò a sè e la baciò, nuovamente eccitatissimo nel ripercorrere i momenti del giorno prima. Cominciò a carezzarle tutte le spalle e, piano piano, le sue mani si spinsero sempre più in giù, finchè, sollevata la maglia, potè accarezzare la sua pelle nuda, facendola rabbrividire.
Era bello, era sensuale, palpare la calda pelle di Giusy, la sua vita affusolata, il suo ventre sodo.
Ad un certo punto divenne più audace e, sollevato il lembo dei fuseaux, affondò le mani più giù.
Rimase sconvolto per il piacere provato nello riscoprire col tatto i tondi, morbidi fianchi della ragazza; spostò la mano in avanti e, come cadendo lungo un precipizio, le sue dita si trovarono subito a contatto con le carnose, bagnatissime labbra della vagina di lei, che, sospirando più vistosamente, aprì, ancora una volta, stavolta senza bisogno di essere sollecitata, le gambe per consentirgli di penetrarla con le dita.
Ma lui, ora, non voleva fermarsi solo lì dove, soltanto il giorno prima, aveva goduto di lei; voleva esplorare tutto il suo corpo e, particolarmente, era rimasto colpito dalla sensualità dei tondi fianchi di Giusy.
Estrasse così la mano e la reinfilò subito sotto i fuseaux e le mutandine, ma sul fianco.
Era soda, tonda la natica di lei che toccava per la prima volta; era calda, morbida, sensuale la sua pelle; piano piano spostò la mano sempre più dietro, percorrendo e carezzando la vasta, dolce superficie.
Si fermò di colpo, tirò fuori la mano da dentro i fuseaux della ragazza, aprì la cerniera dei pantaloni ed estrasse il membro, diventato subito durissimo per la eccitazione prodotta dal palpeggiamento dei sensualissimi glutei di lei e dalla emozione di essere sul punto di toccarla anche lì, dentro la fessura tra le natiche, nel punto più segreto.
"Succhiamelo" disse semplicemente, mentre si distendeva sulla sedia e spingendola a chinarsi su di sè.
Lei si guardò intorno e, rassicurata dal fatto che non c'era nessuno vicino a loro, con la consueta docilità, si abbassò, dischiuse le labbra carnose e prese il cazzo in bocca, massaggiandolo ed umettandolo tutto con le labbra, la lingua, le guance.
Lui emise un profondo sospiro di piacere nel sentire quelle morbide, calde labbra che avvolgevano il suo cazzo per inghiottirlo e, subito, infilò di nuovo la mano dentro i fuseaux.
Approfittando del fatto che, chinandosi, lei aveva sollevato il bacino, potè, facilmente, carezzarle tutto il fondoschiena; si fermò, infine, in basso, lì dove i glutei si congiungono con le cosce.
Gustò con l'indice la sensualità del calore e della umidità di quella intima zona e, piano piano, mentre lei ancora più eccitata si cacciava il membro fino in gola, percorse con il dito tutta la fessura tra le grandi labbra e risalendo tra le dischiuse natiche giunse a toccarla, finalmente, lì, dove da qualche minuto aveva progettato di dirigersi, sul segreto, sconosciuto, pertugio del delizioso posteriore di lei.
La ragazza sobbalzò sentendo il puntuto dito che la pressava proprio lì, con decisa impertinenza, mentre lui, con il polpastrello, apprezzava gli arricciati bordi dell'orifizio, resi viscidi dai liquidi che fluivano, copiosi, dalla vagina.
Mai Giancarlo la aveva toccata lì; quel tocco lascivo le suscitò, mentre continuava a spompinarlo con crescente passione, un turbine di ricordi, a cominciare dai clisteri terapeutici che la madre, qualche volta, le aveva fatto da piccola, quei clisteri che lei ricordava di aver subito con un misto di vergogna, fastidio e torbida eccitazione.
Quella torbida eccitazione la aveva portato poi, più di una volta, giocando al dottore con i coetanei, ad interpretare la parte della paziente destinata a subire il clistere. Si rese conto che ora il cuore le batteva forte proprio come le accadeva, durante quei giochi proibiti, nel momento in cui il maschietto, compagno di gioco poco più grande di lei, che interpretava il dottore, fattala distendere a pancia in giù, le abbassava le mutandine, le apriva le già ben formate natiche, le insalivava accuratamente il buchino con il polpastrello dell'indice e, assunta un'aria professorale, le introduceva nell'ano, spesso alla presenza di qualche altra amichetta, la sottile cannula, per la sua intera lunghezza e, qualche volta, con la scusa di prepararla alla penetrazione, con gusto leggermente sadico, anche tutto il dito.
Mentre lei ripercorreva quei momenti con la memoria, il ragazzo, dal canto suo, pensava che sarebbe stato tremendamente eccitante penetrarla proprio lì.
Sarebbe stato straordinario vedere il suo viso, i suoi occhi così espressivi, guardarli mentre si stravolgevano, sentire i suoi gemiti di piacere e di dolore nel momento in cui il suo membro, si proprio il suo, le avrebbe violato e forzato duramente, spietatamente, forse per primo, quel culo così attraente.
Sconvolto e travolto da quei pensieri, il ragazzo le sussurrò "andiamo nei bagni, non resisto più, ho una bella idea per la testa".
Si alzarono allora e, approfittando del fatto che non c'era nessuno, entrarono insieme nei servizi per le donne; subito si chiusero dentro il vano sito in fondo.
Erano così soli, chiusi dentro quel luogo squallido, che ispirava incontri furtivi, frettolosi, proibiti, stretti l'uno all'altro, lei davanti, lui attaccato dietro, le braccia strette intorno al ventre di Giusy, il gonfio inguine pressato con fremente decisione sulle sfere posteriori di lei, appena coperte ma svelate nella loro piena forma dagli stretti e morbidi fuseaux.
"Dai, chinati, voglio guardarti e carezzarti tutta da dietro, sei straordinariamente eccitante", bisbigliò il ragazzo.
Lei, senza dire una parola, ubbidì, come soggiogata, e, poggiate la mani sulla tazza, si chinò, arcuando la schiena e sporgendo verso di lui gli ampi, tondi fianchi.
Le sollevò la maglia e la ripose ben sopra la vita; rimase un attimo ad ammirare i pieni fianchi di lei, messi in risalto dai fuseaux aderenti.
Quella vista lo eccitò ancor più; dopo aver apprezzato con il palmo di entrambe le mani la soda, piena sinuosità di quelle stupende semisfere, prese con entrambe le mani il lembo superiore dei fuseaux e cominciò a scoprirla.
Apparve agli occhi di lui, ricoperto solo dalle mutandine a strisce orizzontali bianche ed azzurre, uno spettacolo straordinariamente sensuale, eccitante: sì, senza dubbio, era quella la parte più sensuale, più attraente del corpo di Giusy; una parte che lei, non rendendosi conto di tale attrattiva, non valorizzava adeguatamente, indossando quasi sempre abiti ampi, non adatti; i fuseaux, indossati quella sera, avevano, invece, subito attratto l'attenzione e risvegliato prepotentemente un antico desiderio del ragazzo.
Sempre più eccitato dallo spettacolo di quelle giovani, piene, terga offerte alle sue voglie, la denudò del tutto, abbassandole le mutandine fino ai ginocchi.
Era, quello di Giusy, un culo straordinariamente pieno, sodo, sensuale, eccitante al di là di ogni immaginazione; il contrasto tra il suo volto pulito, la sua naturale timidezza e la sfrontata sensualità delle sue carnose labbra, della sua succosissima fica, delle sue candide, tonde natiche era letteralmente esplosivo.
"Cosa vuoi fare ?" chiese lei, rabbrividendo, nel momento in cui sentì di essere stata totalmente scoperta lì, dietro.
"Sono senza parole", disse il ragazzo, "il tuo culo è così bello da togliere il respiro", aggiunse mentre le poggiava entrambe le mani sulle natiche, come ad impugnarla e carezzando con i pollici la lunga, morbida fessura.
"Fatti, fatti guardare bene", disse ancora, con voce tremolante, e, con una lieve pressione dei pollici, aprì delicatamente i due caldi lembi.
Apparve sul fondo di quelle stupende natiche, appena velato da un ciuffetto di bruni peluzzi, lo scuro, rinserrato cerchietto dell'orifizio posteriore della ragazza, mai prima violato.
"Io ... ti voglio ... ti voglio ... inculare", disse il ragazzo, con voce rotta da una fortissima emozione, e, subito, si chinò su di lei, cominciando a leccarla proprio lì, sui bordi e sul centro del buco appena scoperto.
"Ma sei pazzo ? No, no, ti prego ... non l'ho mai fatto ... ho paura che mi farai male ... il tuo ... coso è troppo grosso" sussurrò Giusy, con un filo di voce, facendo cenno di rialzarsi, ma rimanendo incerta, combattuta, tra la paura della mai provata penetrazione e la voglia di continuare ad assaporare, comunque, il piacere trasmessole dalla carezza della calda, umida lingua di lui su quella sua parte, così intima, così segreta, mai oggetto di attenzione da parte del suo fidanzato.
"Non ti preoccupare, vedrai che ti piacerà ... sai, ho sempre sognato di prendere un culo come il tuo", disse il ragazzo cercando di farla rimanere ferma in quella posizione per lui così eccitante.
"Senti, senti come comincio a preparare il terreno", aggiunse, e le introdusse, piano piano, emozionato per quella prima volta, il polpastrello dell'indice nell'umido orifizio.
Giusy sentì il freddo, puntuto dito che la penetrava e la possedeva, aprendosi dolcemente, con studiata lentezza, la strada dentro il suo tremante, caldo sfintere, reso viscido dalla saliva da lui abbondantemente sparsa con la prolungata, eccitante, carezza della lingua.
Era una sensazione diversa, ben più intensa, di quella ricordata dai torbidi giochi dell'infanzia; certo la diversità più evidente era nello scopo: ora sapeva che quella penetrazione era solo un preliminare, diretto, unicamente, a preparare lei ed il suo stretto orifizio ad una ben più sconvolgente possessione.
Quando ebbe introdotto metà del dito, il ragazzo si fermò assaporando la dolce, vibrante stretta del muscoloso, intimo, anello, rendendosi conto, con immensa voluttà, che, a lei, quella penetrazione piaceva veramente. Per eccitarla ancor più smise, allora, di affondare il dito e, continuando ad aggiungere saliva, cominciò a rigirarlo soltanto, piano piano, come provasse ad allargarne la stretta apertura.
Giusy cominciò a tremare ed ansimare vistosamente; la sua eccitazione montava tremendamente nel sentirsi penetrare in modo così dolcemente perverso ed insolito, nel sentire quel corpo estraneo, nel sentirlo laddove pensava di non essere stata mai desiderata, nel capire che il ragazzo stava eseguendo su di lei un vero e proprio rito preparatorio, nel sentirsi pronta a donare a quel ragazzo o, in quel momento, forse, a qualsiasi uomo, le proprie inviolate terga: stava lì in quel bagno pubblico, tutta chinata in avanti, il fondo schiena completamente scoperto davanti agli occhi, al duro membro, al travolgente desiderio di quel maschio da poco conosciuto.
Si sentiva in suo potere e - stringendo con il suo anello quel dito che, crudelmente, rimaneva fermo, non affondando come lei, ora, desiderava, ansiosa di sentire quel polpastrello accarezzarla lì, dentro, più in fondo - voleva essere sua. Si, voleva essere posseduta, penetrata, brutalmente, fino in fondo, contro natura, attraverso quell'orifizio ora reso incadescente dalla lingua e dal dito di lui, quell'orifizio che lui, con studiata lentezza, continuava ad umettare, ad allargare, a preparare, con meticolosa cura, per la sconvolgente penetrazione di qualcosa di ben più grosso e lungo.
"E va bene ... dai ... infilamelo dentro ... tutto, ma ... piano" disse, ad un tratto, con una voce che non le sembrò la propria, al ragazzo che, sadicamente, continuava a girare senza affondare.
"Così ?" disse allora lui, riprendendo a spingere e affondando finalmente tutto il dito, piano piano, con grande facilità, nel buco ormai viscido.
"Si, si, è bellissimo" si lasciò andare, sospirando, Giusy, ormai travolta dalla eccitazione; "Ahh ... ahh, non credevo potesse essere così emozionante", sussurrò nel sentirsi penetrare da un secondo dito, che, insieme al primo, ora girava dentro il suo buco con energia e con l'evidente scopo di allargarne per bene la stretta apertura.
"Ora, però, viene il bello" disse il ragazzo e, così dicendo, estrasse le dita e continuò a cospargerle l'orifizio posteriore, stavolta utilizzando i viscidi liquidi che imperlavano, copiosi, le labbra della vagina.
Giusy piegò leggermente le ginocchia, aprendosi ancor più e godendo di quei voluttuosi preliminari, poi, sentendo che lui aveva smesso di umettarle il buco e, con la mano sinistra, la afferrava per il fianco, come ad impugnarla, si volse per vedere se, ultimata quella paziente, lubrica, preparazione, il maschio si apprestava a penetrarla, nel modo in cui lei si aspettava e, ormai, desiderava ardentemente.
"Guardami, si guardami mentre sto per incularti; guarda quanto è bello, grosso e duro il randello che sto per infilarti nel culo", disse il ragazzo guardandola negli sconvolti occhi, mentre reggeva e si accarezzava il membro con la mano destra.
"Dai, leccalo, leccalo bene un altro pò, bagnalo tutto, così entrerà meglio", aggiunse, mentre glielo metteva sotto gli occhi, con orgoglio ed una punta di sadismo.
Giusy accolse di nuovo il cazzo in bocca, con la segreta voglia di apprezzarne la consistenza ed immaginare l'effetto che avrebbe provocato in lei nel penetrare il suo inviolato buco ... le sembrava veramente grande e ... in grado di provocarle sensazioni mai provate; sempre più eccitata lambì con la lingua, percorse con le labbra tutto il corpo di quel tozzo punteruolo, bagnandolo per bene ed immaginandone lo scivolamento attraverso il suo sfintere, ben dentro di lei, nell'inviolato intimo delle sue viscere.
Dopo qualche secondo il ragazzo estrasse il membro dalle sue labbra e reggendolo con la mano destra si spostò di nuovo dietro.
Senza bisogno di piegare le ginocchia, essendo leggermente più basso di lei, la puntò, inesorabilmente, alla giusta altezza, la puntò lì, proprio lì dove lingua e dita avevano aperto una nuova, sconvolgente via.
La ragazza poggiò la spalla sinistra sul muro, assumendo una posizione più stabile, pronta a sostenere la spinta di lui, poi, continuando a guardarlo con gli azzurri occhi sconvolti dalla eccitazione, si chinò ancor più e, poste le sue stesse mani sulle natiche, le spalancò decisa.
"Si, si ... ti voglio dentro ... dentro ... il mio ... culo", sussurrò, con voce bassissima e roca Giusy, nel vedere, con la coda dell'occhio, i fianchi robusti del ragazzo che si avvicinavano alle sue terga aperte, nel sentirne le mani che la afferravano con forza per i fianchi, mentre la dura, fredda, punta del cazzo poggiava sul caldo fondo delle natiche spalancate e cercava gli ormai viscidi bordi del suo orifizio posteriore.
Rimase ferma, il respiro mozzato, attendendo la spinta di quel bastone, che ben prestò trovò il centro del suo buco e vi aderì con forza; vide allora il ragazzo che, trattenendola saldamente per i fianchi con entrambe le mani, inarcava le pelvi e sentì, allora, finalmente, sulle viscide labbra del suo orifizio, la dura punta che cominciava a spingere, a spingere con decisa, graduale, poderosa progressione.
Cominciò a mugolare come una gatta in calore, sospirando "Ahi ... ahhh ... ahi ... ahi ... ahhh", nel sentire il suo sfintere che cedeva, poco a poco, con eccitante dolore, a quella spinta, ed accogliendo il caldo, vibrante, graduale, scivolamento, sprofondamento di quel fremente corpo estraneo.
Tutta ansimante, sudata, sentiva la testa del membro, di quel duro punteruolo, che le allargava, prepotentemente, in modo quasi insostenibile, il buco fino ad allora inviolato, e spingeva, spingeva deciso a superare la stretta, dolcissima barriera dello sfintere, facendosi strada dentro di lei, alla ricerca delle sue più intime profondità, del caldo abbraccio delle sue viscere.
Sentì, con la sconvolgente sensibilità del suo forzato e dilatato anello, scorrere, affondare dentro di sè, con crescente facilità, prima la punta di quella dura, grossa, assatanata serpe, poi il più ampio bordo della testa e, infine, il possente, grinzoso, lunghissimo corpo che, trovata la via ormai bene aperta, venne velocemente risucchiato, per intero, come un treno in una buia galleria.
Quando avvertì sulla fradice labbra della vagina il contatto della ispida pelle dello scroto, la ragazza capì che la lunga, sconvolgente, penetrazione era giunta al suo culmine e che la dura serpe era ormai tutta dentro di lei, tutta ben dentro il suo culo, la dura, pulsante radice ben stretta dal rinserrato anello del suo sfintere.
Si, era stata violata lì, dietro, era stata volgarmente ed impietosamente sodomizzata per la prima volta, aveva dato il suo culo stupendo a quel ragazzo insignificante, si era offerta a lui, proprio a lui, come mai prima, si era data per il puro piacere di sentirsi profanare, aprire, sfondare, senza neanche sapere il perché, forse per vendetta, forse perché incapace di scegliere qualcuno più meritevole di godere della sua bellezza, vittima della propria incertezza, dei propri tormentosi dubbi.
Rimasero fermi, per qualche attimo, entrambi ansimanti per la travolgente eccitazione della penetrazione giunta al suo culmine; lei, allora, tolse le mani dalle natiche e le poggiò in modo da assumere una posizione più stabile.
"Dai, dai ... dai, colpiscimi ora, continua ad affondarmi, goditi il mio culo... tutto, fammi sentire tua", disse.
Il ragazzo, ripresala per i fianchi, la tirò a sè e cominciò a stantuffarla da dietro con grande energia; chi avesse potuto assistere a quella scena, avrebbe avuto certo l'impressione di vedere un ruvido asino impegnato a montare, con furia bestiale, una stupenda cavalla.
Era bello per il ragazzo vedere Giusy, le candide, sode terga completamente scoperte, gli ondulati capelli biondi tutti scarmigliati, vederla schiacciata alla parete, tutta chinata e aperta in modo da consentire a lui, proprio a lui, la più insolente, la più torbida delle penetrazioni.
Era bello poterla impugnare per i tondi fianchi e spingere con eccitata decisione, affondandole tutto il cazzo tra le natiche, assaporandone la stretta del vellutato anello lungo tutto il corpo del suo bastone.
Era bello, una volta sprofondato per intero, sentire il cazzo circondato dal calore e dalla dolce carezza delle ampie viscere di lei, contrapposta alla tremante stretta dei muscoli dell'anello che si rinserravano sulla radice del membro, ultima, vana protezione di quella intimità così prepotentemente violata.
Era delirio, in quel momento, nell'attimo in cui la penetrazione giungeva nel punto più profondo, vedere Giusy che volgeva la testa e guardava, con i suoi occhi azzurri stravolti dalla eccitazione, quell'uomo basso, tozzo, insignificante, che la possedeva prepotentemente, inculandola con furia.
Era delirio sentirla mugolare, gemere - mentre il cazzo le percorreva, potente, la vibrante stretta dell'anello anale - sentirla, ogni tanto, biascicare "bastardo ... bastardo, ci sei riuscito, ci sei riuscito finalmente, a prendermi il culo, ad incularmi come una bestia ... come la bestia che sei ... ahh ... ahi ... ahi ..., il tuo cazzo mi sta sfondando tutta ... dovevo, dovevo capirlo ... da come mi guardavi ... gli occhi sempre su ... su ... sul mio ... culo".
Era eccitante, allora, estrarre il corpo del membro, percorrendola all'indietro ancora una volta, lasciando solo la grossa testa stretta dal dolcissimo anello di lei, e, subito dopo, rituffarlo dentro con energia, alla ricerca del suo calore, delle sue profondità, con il gusto sadico di infliggerle duri, dolci, spietati colpi, facendola gemere di piacere e dolore.
Gli affondi e gli alternati rientri dentro il corpo della ragazza condussero rapidamente il maschio all'orgasmo.
Giusy avvertì che quello stantuffo impazzito che la possedeva diventò, d'un tratto, rigidissimo; lo sentì fermarsi e, dopo qualche attimo, lo sentì pulsare mentre veniva scosso da una inarrestabile vibrazione interna.
Si sollevò quel tanto che bastava per afferrare con le mani i contratti glutei di lui e, ficcatogli le unghie nella carne, lo tirò a sè per sentire con la massima intensità i sussulti del membro che la inondavano, iniettando nella profondità delle sue viscere il caldo, vivo, liquido di lui.
Lanciò un grido strozzato, nel desiderio di raggiungere anche lei l'orgasmo liberatorio, che sentiva ormai vicinissimo, mentre stringeva il suo anello il più possibile, come a spremerne ogni goccia e far sì che lo sperma colasse, tutto, dentro di lei, scorrendo fino alle sue più remote, calde intimità.
L'orgasmo, però, non giunse, come una crudele punizione.
Rimasero fermi qualche momento, lui accasciato sulla schiena di lei, spossato, lei ancora eccitatissima, profondamente insoddisfatta.
Il ragazzo si risollevò e, estratto il membro dalle sconvolte viscere di lei, si riassettò e rivestì rapidamente, mentre lei, sconvolta, lo osservava, senza dire una parola.
"Torniamo in sala" disse.
"Vai tu da solo; non aspettarmi", rispose lei, subito piena di vergogna per aver consentito a quell'asino di violarla e possederla come mai avrebbe immaginato, in quel modo così bestiale, ed in preda a crescente, profonda irritazione per l'insensibilità ancora una volta, inequivocabilmente, rivelata da quell'idiota egoista.
"Ci sentiamo domani", rispose lui, ora preso, subitaneamente, solo, di paura di essere stato spiato da qualcuno, che ben avrebbe potuto approfittare della distrazione indotta in entrambi dal momento di folle eccitazione appena vissuto.
"Forse", rispose Giusy, facendogli cenno di andarsene e già fermamente decisa a non rivederlo più.