IN MACCHINA
Luca, al volante della macchina blu, guidava piano per i viali alberati. Era silenzioso, intento a cercare con gli occhi un posto adatto. Alla fine fermò la macchina in un'insenatura della strada, abbastanza buia.
"Ci fermiamo qui?" gli chiese Sara levandosi la cintura di sicurezza.
"Si. Ti va bene?" rispose lui spegnendo la macchina.
"Si...vicino casa, di passaggio, ma tranquillo" disse lei con aria seriosa.
La guardò. Com'era bella. Illuminata dalla luce giallognola dei lampioni gli sembrò fantastica.
"Andiamo dietro?" le propose carezzandole il volto.
Lei cominciò a spogliarsi del cappotto.
"Riaccendi la macchina, però, se no mi congelo" disse poi posandogli una mano sui pantaloni.
Luca chiuse un attimo gli occhi, sospirando, poi si riscosse e le ubbidì:
"Ok, tutto quello che vuoi, amore..."
"Eh eh eh ..." ridacchiò Sara. Si sporse verso i sedili posteriori e vi si trasferì agilmente, poi lo guardò con aria furbesca. "Allora?" domandò.
"Eccomi, sto cercando una radio..."
"Non metti Radio Rock?" chiese lei mettendo un finto broncio, la testa leggermente inclinata di lato.
"Mmmmhh...non vorrei che proprio sul più bello mi mettano una di quelle canzoncine spagnole terrificanti...e addio erezione!" borbottò Luca. Lei ridacchiò.
Poi, nell'alcova surriscaldata della sua Punto blu, non ci fu più tempo per le risate. I loro corpi ancora vestiti per ora si sfioravano solo, quasi timidi. Baci leggeri, sfioramenti di nasi, risate sommesse e mani leggere come farfalle che sfioravano i lineamenti.
Luca cercava di essere dolce, più dolce possibile, perché dopo avrebbe goduto ancora di più della sua irruenza, della sua sfacciataggine, lo sapeva. Sfiorava il suo corpo come se fosse un gioiello prezioso.
L'aggancio della cintura di sicurezza gli penetrava dolorosamente nella schiena, come al solito, e come al solito si spostò al centro, allargando le gambe. Lei gli si accoccolò di fianco, docile, nel poco spazio rimasto.
Le sfiorò il seno da sopra il maglione. Sembrava stranamente grande.
"Che tette" le disse sussurrando. Sentì il suo sorriso solleticargli il collo.
"Sono sempre le stesse, amore!" la sentì dire fra una leccatina e l'altra.
Luca si guardò intorno, assicurandosi che nessuno li stesse osservando, poi riportò gli occhi sulle sue gambe velate di nero, sul pizzo delle calze che si intravedevano poco sotto l'orlo della gonna grigia. Di nuovo pensò a quanto era bella e sensuale.
La sua lingua sul collo gli stava dando i brividi. Aveva voglia di toccarla, ma si trattene. Aspettava che lei si facesse avanti. Accettò le sue labbra umide, la lingua morbida che si faceva strada nella sua bocca, giocando con i denti. Poi Sara si allontanò, fissandolo con il volto leggermente abbassato, e lui vide di nuovo quello sguardo. Un brivido lo percorse. Era uno sguardo assolutamente da troia.
Le veniva quando aveva qualcosa in mente, quando decideva di prendere in mano lei le redini del gioco.
E in effetti subito cominciò ad armeggiare con la cerniera dei suoi pantaloni. Lui chiuse gli occhi, riversando la testa sul sedile. Adorava sentire le sue mani esperte che lo spogliavano, sentiva che era lei a volerlo, a volere il suo cazzo in mano, e la cosa lo eccitava tremendamente.
La lasciò fare, ad occhi chiusi, fino a quando la sua mano lo avvolse, morbida e perfetta come sempre. Se ne stupiva ogni volta, di quanto fosse perfetta la mano di Sara per il suo cazzo. Lo toccava meglio di come si toccasse lui, non capiva come fosse possibile, ma doveva riconoscerlo: era così.
Anche stavolta gli stava dando un piacere esagerato, muovendosi leggera e veloce, indovinando miracolosamente la forza con cui stringerglielo, la velocità, i punti su cui insistere.
Allungò una mano, posandogliela sul sedere. Era tosto e rotondo, bellissimo da toccare. Improvvisa come aveva cominciato però, la mano di Sara si staccò da lui, facendogli provare una assurda sensazione di vuoto. Stava per aprire gli occhi quando qualcosa di molto più caldo lo avvolse.
Non seppe trattenersi.
"Oh, si" sussurrò.
Si ordinò di aprire un attimo gli occhi per controllare la situazione fuori dalla macchina. Nulla di sospetto. Posò lo sguardo su di lei, tornando a perdersi in quel contatto umido ed avvolgente.
Sara, in ginocchio sul sedile, glielo stava succhiando lentamente. Gli piaceva guardarla mentre lo prendeva in bocca. I lampioni la illuminavano sufficientemente, poteva vedere bene le labbra sensuali tese intorno alla pelle del suo membro, le ciglia scure adagiate con delicatezza sul viso, i capelli legati in alto che riscendevano morbidi sulle spalle.
Le pose una mano sulla nuca, leggera, spingendola appena, facendole capire che doveva prenderlo tutto. Lei, ormai pratica, girò il viso quasi dandogli le spalle. In quella posizione, lui lo sapeva, la curva del suo cazzo avrebbe coinciso con quella della sua gola, e lui sarebbe scivolato lentamente oltre i limiti di quello che aveva creduto possibile, tempo addietro.
Sarebbe scivolato nella sua gola, forzando leggermente quello stretto cunicolo. Le labbra di Sara gli avrebbero sfiorato le palle e dopo, rialzandosi, lei avrebbe emesso un verso bellissimo, ma assolutamente sconcio, come se si stesse strozzando.
Una scarica di piacere gli percorse il corpo, quando sentì quel suono.
"Sei fantastica, amore...perfetta...dio come mi piace".
Lei sembrava non ascoltarlo, ma sentì le sue labbra incurvarsi, per quanto possibile, in un sorriso.
Le macchine passavano abbastanza raramente, ma Luca ancora riusciva a seguirle con lo sguardo, appurando che non si fermassero vicino a loro.
Forse sarebbe andata così, questa serata, pensò: gli avrebbe fatto uno splendido pompino. Non gli sarebbe dispiaciuto affatto, anche se per qualche inspiegabile motivo si era convinto che avrebbero fatto l'amore. Appena finì di crogiolarsi in quell'idea Sara si sollevò, lasciando il sesso lucido di saliva, e si tolse le mutandine, facendogli annusare l'odore che le permeava.
Alla luce dei lampioni brillavano del suo umore vischioso, notò Luca: si era eccitata succhiandoglielo, come succedeva sempre. Pazzesco...
La vide sporgersi in avanti, verso il cruscotto, e spegnere il motore. L'esperienza aveva insegnato loro che fra poco sarebbero morti di caldo, con il riscaldamento acceso. La canzone passata dalla radio si interruppe per un attimo, poi riprese.
Sara lo guardava, adesso, come in attesa di qualcosa, e finalmente lui capì. Si abbassò i pantaloni e i boxer, e non senza qualche difficoltà se li levò. Sara approvò con un grazioso gesto della testa, poi gli montò a cavalcioni, incastrando le Dr Martens sotto le sue ginocchia. Lui la guardò negli occhi, aveva di nuovo quello sguardo da troia, dio quanto lo eccitava.
Non si decideva a metterselo dentro però, giocava con la punta del suo cazzo carezzandosi la fica, e gli sorrideva.
Come poteva un sorriso essere così porco? Si chiese Luca mente la ragazza finalmente scendeva su di lui, penetrandosi con un sospiro.
Era un piacere immenso. Sentirla così bagnata, calda... La prese per i fianchi, ma lasciò che fosse lei a decidere il movimento, la velocità. Era bravissima, non aveva bisogno di suggerimenti...
"Sono brava?" gli chiese Sara quasi leggendogli nel pensiero.
"Dio, sei bravissima" articolò lui a fatica.
"Sono troia?"
"Oh si! Sei... - ansimò Luca - si, sei proprio una troia..."
Sara si levò il maglione, rivelando una canottierina nera trasparente con una fascia viola lucida all'altezza del seno. Spontaneamente lui vi portò sopra le mani, assaporandone la morbidezza.
Il corpo di Sara continuava a muoversi sinuosamente sul suo sesso, le mani strette sulla spalliera del sedile dietro di lui, le ginocchia puntate, si alzava e si abbassava morbidamente, come se stesse danzando. Lui adorava quando lo prendeva da sotto, con un movimento ampio e circolare. Ogni tanto però cambiava direzione, partendo dall'alto e poi scendendo su di lui.
Luca chinò leggermente la testa di lato per vedere il suo cazzo che entrava dentro di lei, in controluce.
"Ti piace guardarlo?" gli chiese lei.
"S-si...mi piace da morire"
"Pensa che bello che deve essere vedere la scena da dietro....il mio culetto aperto e un cazzo che mi entra e mi esce dalla fica...." gli disse Sara con quella faccia da troia.
"Entra ed esce....- diceva lei accordando il movimento del corpo alle sue stesse parole - entra ed esce..."
"Ahhh...si, devi essere stupendo..."
Poi la ragazza si chinò su di lui, sussurrandogli all'orecchio:
"Sono sicura che ti piacerebbe vedermi, mentre mi scopo qualcun altro..."
Una scheggia gli esplose nel cervello.
"A-a te piacerebbe?" le chiese evitando di risponderle mentre il piaceva continuava a salire inesorabile.
"Si... - disse Sara continuando a muoversi lentamente sul suo cazzo - e piacerebbe anche a te, ne sono sicura....guardarmi mentre mi scopo un altro cazzo."
"Dio...." disse Luca. Adorava sentirla dire quella parola, adorava la sua bocca che si muoveva e diceva 'cazzo'. E lei lo sapeva.
"Ti piacerebbe davvero? lo vorresti fare?" le domandò.
"Si, vorrei scoparmi qualcuno...mentre tu mi guardi" gli rispose Sara.
"Puttana!" disse Luca. Allora era vero. Aveva un'aria così seria mentre glielo diceva...si, lui sapeva che avrebbe potuto essere così troia...l'avrebbe fatto davvero, sicuro...
"E poi... - proseguì Sara aumentando leggermente la velocità delle spinte - potresti sempre mettermi il tuo cazzo in bocca, mentre io mi sto scopando quest'altro..." e aprì la bocca, girando la testa un po' di lato, mimando un pompino.
Ecco, quando faceva così lui l'amava. L'amava immensamente. Mentre la guardava immaginava la scena. Un altra fitta di piacere gli attraversò le palle.
"E te lo scoperesti così?" la incalzò.
"Si...proprio come sto scopando te adesso...pensi che gli piacerebbe???" fece Sara con un sorriso che non ammetteva altre risposte.
"Si...penso di si." disse. Ma in realtà ne era sicuro, assolutamente sicuro...chi cazzo non avrebbe goduto con una fica del genere che ti si scopa...pensò.
Luca stava godendo troppo, le parole di Sara alimentavano la sua eccitazione come getti di benzina sul fuoco. Era ormai completamente immerso nella situazione che lei gli prospettava. Non esisteva altro al di fuori del calore che sentiva nel ventre e di quella bocca che lo ammaliava con le sue parole.
"Penso anche io... - stava sussurrando Sara - e tu verresti subito, nella mia bocca...mi schizzeresti tutta la tua sborra in bocca - a la aprì sconciamente mostrando la lingua - perché godresti troppo a vedere che mi scopo il cazzo di un altro, che lo scopo così bene..."
Poi gli leccò le labbra, voluttuosamente, come a mostrargli come avrebbe fatto, se avesse avuto davanti il suo sesso.
Si, Luca la immaginava benissimo in quel ruolo...ne sarebbe stata capace. E si sarebbe mossa sul cazzo di quell'altro alla stessa maniera, traboccando sensualità da tutti i pori, come adesso...
"...perché a me piace il cazzo - stava proseguendo Sara con la voce ormai roca - mi piace da morire....li voglio provare tutti, i cazzi, voglio i c a z z i di t u t t i...."
Dio, dio, che bello...pensava Luca. Adorava questa donna, la adorava...anche se era così troia. Si, l'amava.
"Me lo farai fare, vero?" stava dicendo adesso Sara.
"C-cosa?"
"Mi farai scopare tutti cazzi che voglio, vero? E mi guarderai mentre lo faccio...???"
La sua fica era gonfia e bagnata e lo stringeva, scivolando perfettamente per tutto il suo membro.
"SI!!! Si, dio...." urlò Luca. Sentiva il corpo in fiamme, la testa che gli pulsava terribilmente.
Ogni tanto venivano illuminati dai fari delle macchine che passavano lì vicino, ma lui ormai non ci faceva più caso. Era in un altro posto, in un altro tempo. Sentiva solo quel piacere immenso che lo divorava e le fitte di dolore che gli provocavano le parole di Sara.
Dolore...piacere. Erano ormai la stessa cosa. Soffriva per quello che lei gli diceva, ma allo stesso tempo il pensiero di Sara, la sua Sara, che si scopava un altro col suo cazzo in bocca, lo stordiva. Gli faceva girare la testa. E poi era vero. Glielo stava chiedendo perché lo voleva fare davvero, era questa la cosa più pazzesca...
Sarebbe venuto fra poco, lo sentiva. Cercò di calmarsi, di rimandare il più possibile quel momento, ma Sara ormai lo aveva in pugno. Si muoveva sempre più profondamente, parlava di cazzi, di voglia... no, non avrebbe resistito molto. Era troppo bella. Troppo troia.
"Ma... - si azzardò a chiederele con l'ultimo barlume di lucidità - l'hai già fatto??"
Sara rallentò il movimento, guardandolo bene negli occhi. Il suo sguardo era serio, quasi preoccupato e lui sentì un brivido di terrore serpeggiargli dentro.
"Dici... se mi sono già scopata qualcun altro?" gli chiese.
Lui annuì.
Di nuovo quello sguardo serio.
"Si...." disse lei.
E di nuovo la testa gli esplose; non era possibile, non era possibile... Il cazzo gli diventò ancora più duro, e Sara reagì ampliando le sue oscillazioni, penetrandosi con ancora più forza, ansimava violentemente, adesso.
"Non ho potuto resistere - proseguì lei di nuovo con lo sguardo da puttana - mi piaceva troppo, troppo...avevo troppa voglia di c a z z o!!"
"Q-quanti...." chiese Luca. Doveva sapere, ormai.
"Abbastanza...."
"Come abbastanza, troia...dimmi quanti te ne sei scopati...." Sperò che gli dicesse venti, trenta, cento....invece lei disse: "quattro". E fu molto peggio. Allora era vero, dio...era vero!!!
Il cazzo gli sembrava sul punto si esplodere, per quanto gli doleva. Ma il piacere lo sentiva soprattutto in testa, in qualche angolo del cervello ormai ridotto ad una massa liquida e informe.
"Scusa amore...scusa... - proseguiva la ragazza - non potevo resistere, avevo troppa voglia..."
Dolore. Piacere.
"E....e com'erano?"
"Beh... - fece con uno sguardo timido Sara - alcuni enormi, altri meno...ma erano duri! Io voglio solo cazzi duri, lo sai. La prossima volta però voglio che ci sia anche tu... voglio che mi guardi mentre mi scopo il cazzo di qualcuno...mi piacciono troppo...."
Luca non riuscì più a trattenersi. Era troppo. Troppo. Fu investito dall'orgasmo, un'esplosione immensa che lo ridusse un fascio di nervi. E urlò, urlò sfogando tutta la sua rabbia e tutto il suo piacere. Venne continuando a sentire la voce di lei, da qualche parte, che continuava a pronunciare quella parola che gli piaceva così tanto...cazzo...cazzo....cazzo.....
Per un minuto gli sembrò di vagare nel limbo, alla ricerca dei pezzi sparsi del suo essere.
Poi, piano piano, si rese conto di essere in macchina. Sara, ancora seduta sulle sue gambe, lo stava guardando da un po' con un sorriso malizioso.
Lui gemette. La musica soft della stazione che aveva scelto gli si insinuò dolcemente in testa.
Si guardò intorno, consapevole del fatto che in quegli ultimi minuti sarebbe potuto succedere di tutto...e lui non se ne sarebbe accorto. I vetri erano completamente appannati, per fortuna. Forse non si era visto molto dalla strada, decise. E comunque nessuna macchina si era parcheggiata vicino, nessun guardone si aggirava nei dintorni...tutto sotto controllo....ma non certo per merito suo, si disse.
Gli venne quindi in mente che spesso, più spesso di quanto avesse voluto, Sara lo faceva uscire di senno, completamente, privandolo anche della più elementare volontà. E questo lo spaventava e lo riempiva di piacere, allo stesso tempo.
Rivolse quindi la sua attenzione alla splendida ragazza che gli stava davanti. La pelle leggermente sudata brillava ogni tanto alla luce dei lampioni gialli.
La carezzò dolcemente, più dolcemente possibile, di nuovo, seguendo con le mani le curve del seno coperto da quell'assurda magliettina che avevano comprato insieme, si fermò un secondo sul cuore, e lo sentì battere velocemente.
"Mamma mia amore...che meraviglia....ooohh...che bello. Come ti amo..."
"Si...si... " diceva lei fingendo lo sguardo di chi non ti crede per niente.
"Davvero...ti amo..."
Sara gli carezzò il volto. Ecco, era tornata di nuovo la solita, dolce ragazza di sempre. La solita bellissima ragazza. Che sollievo pensare che non era vero niente...che non era così troia, cioè, che lo era, ma solo a parole...
"Come sei bella....come eri bella mentre mi scopavi - le disse - mentre mi dicevi tutte quelle cose...e io ci credevo lo sai? Stavo soffrendo come un cane, ma godevo...mamma mia come godevo..."
"Un giorno - disse Sara - ti dirò tutte queste cose, tu crederai che siano vere e in realtà... lo saranno sul serio!!!" Disse accompagnando l'ultima frase con un sorriso e un bacio leggero sulle labbra.
"Si, lo so...lo so che un giorno succederà...non so come farò, allora. Non lo so proprio. Perché a furia di dirmi queste cose tu ci stai prendendo gusto... Ti ecciti vero, ti piace dirle?..."
"Si..." disse Sara semplicemente.
Luca scosse la testa frastornato, poi tentò di cambiare argomento esclamando "Adesso tocca a te, bellissima ragazza...". ma lei sembrava non ascoltarlo. Cercava le mutandine sparse chissà dove per la macchina poi, ad un certo punto, si fermò e lo fissò.
"Comunque ti ho mentito" disse seriamente.
Lui la guardò, gli sembrava ovvio, questo...ma lei proseguì:
"Non erano quattro, i cazzi...era uno solo."
Doveva avere una strana faccia, si disse Luca guardando Sara che scoppiava a ridere.
Poi si rilassò e la mandò affettuosamente a quel paese, pensando che quel giorno in cui sarebbe stato tutto vero, forse...forse....era ancora lontano.