GRAZIELLA,L'AMICA DI MIA MOGLIE
Graziella è una giovane signora di 30 anni, amica intima di mia moglie, e frequenta la nostra casa con assiduità.
Capelli lunghi, mossi e castani, occhi neri, altezza 1,70, longilinea, belle tette, regolari né grandi né piccole, vita piuttosto stretta, fianchi pronunciati, ben messa di cosce e con un culo fantastico, un po’ in carne: quel che si dice una femmina da letto.
Sebbene i rapporti con mia moglie, anche quelli sessuali siano ottimi, devo ammettere che Graziella mi ha fatto sempre sangue e quando la vedo sgambettare per casa con quei suoi talleur stretti che mettono in risalto specialmente il suo culo, il mio cazzo si rizza automaticamente.
Fino al giorno fatidico il mio era solo un desiderio abbastanza bene represso, anche se a volte trasferivo le mie fantasie nei rapporti sessuali con mia moglie così che poteva avvenire che nel momento dell’orgasmo mi sfuggiva di invocare: Graziella.
Sono un marito fedele, non ho mai cercato le avventure, anzi le ho sempre fuggite, ma Graziella è troppo bona.
E’ avvenuto che un pomeriggio in cui Graziella si era intrattenuta a casa nostra perché mia moglie, che era andata a trovare la mamma a Milano, l’aveva pregata di venire a dare una rassettata alla casa e vedere se avessi bisogno di qualcosa.
Graziella sgambettava per casa indaffarata nelle sue faccende, ed io la guardavo con occhio concupiscente. Indossava un talleur begie con una camicetta color crema e le forme del suo bellissimo culo erano un richiamo troppo forte. S’era tolta la giacca e s’indovinavano i capezzoli sotto la camicetta bianca. Un pensiero mi balenò in mente: o ora o mai più!
Mentre mi passava accanto la presi con entrambe le mani per le spalle accostandomi a lei così da appoggiare il mio cazzo rizzatissimo, che premeva sotto i pantaloni, al suo culo come se nulla fosse.
Graziella – dissi- fermati un momento. Sediamoci sul divano e fumiamoci una sigaretta. Stai sempre a lavorare.
Graziella si rigirò un po’ sorpresa dal mio gesto, forse avvertendo anche il pezzo duro, e disse: ma che ti viene in mente? Devo finire prima.
Ma no Graziella. Sediamoci sul divano e chiacchieriamo un poco.
Così dicendo, feci pressione sulle spalle, la spinsi verso il divano e, facendo forza con entrambe le mani, la feci sedere. Mi accomodai di fianco a lei e le passai un braccio intono alle spalle. Eravamo molto in confidenza ed il gesto non aveva nulla di inusuale.
Graziella – dissi – certo che si un gran pezzo di fica. Hai un culo fantastico, ma sei tutta bona. Tuo marito è veramente un uomo fortunato.
Per la verità mio marito non se ne deve essere accorto perché facciamo all’amore, si e no, una volta al mese.
Ma che dici? Con un ficone come te io ti starei sempre addosso. Pensa che facciamo all’amore con mia moglie ogni giorno, tranne i periodi delle mestruazioni. Eppure mia moglie non si può paragonare a te.
Lo so, me lo ha detto. E devo dire che l’invidio. Ma mio marito pensa troppo al suo lavoro.
Io non ci penso affatto. Forse è per questo. Ma ascolta Graziella non si potrebbe fare qualcosa noi due?
Così dicendo abbassai la mano e la feci scivolare sotto la sua ascella a l’allungai fino a carezzarle la tetta afferrando tra l’indice ed il medio il capezzolo che sentivo alto e turgido.
Ei bimbo, che ti viene in mente? Bada che io sono una donna seria. - E così dicendo mi scostò la man,o ma non si alzò dal divano.
Dai Grazziellina – dissi io – appena appena una toccatina. Che t’importa? Donna toccata non perde virtù.
Veramente si dice – disse lei – “donna baciata non perde virtù”,
Allora ti bacio.- E così dicendo tentai di baciarla sulla bocca, ma lei si scostò ed il mio bacio finì sulla guancia. Ma poi continuai scendendo sul collo. Le tolsi il braccio dalle spalle e l’abbracciai afferrando con la mano sinistra la sua tetta di destra che massaggiavo delicatamente titillando il capezzolo ormai tutto rizzato. Poi tentai nuovamente di baciarla e questa volta ci riuscìi. Lei mi accettò in un primo momento poi mi respinse: no, no,ti prego, Non fare il pazzo, non voglio.
Ed io invece voglio – le dissi e le infilai una mano sotto la gonna. Portava le calze con il reggicalze e la mia mano raggiunse ben presto le cosce là dove le calze finivano e sentivo al tatto il caldo ed il morbido della sua carne nuda. Che meraviglia! Continuai fino a toccare le mutande e sentivo già il caldo della fica.
No, non voglio, smettila subito – frignava Graziella, e così dicendo cercava di togliermi la mano dibattendosi sotto di me che m’ero adagiato su di lei. Ma io non mollavo, anzi tentavo di sollevarle la gonna mentre lei con una mano cercava di tenerla giù e con l’altra faceva di tutto per mantenermi a distanza. Ma ormai io avevo buttato la faccia, non avevo più nulla da perdere e la baciavo sul viso e sulla bocca. Infilai una mano nella camicetta e con forza le abbassai la spallina del reggiseno e la coppa di destra. Venne fuori la sua bella tetta turgida, bianca, con un’aureola piuttosto scura ed un capezzolo lungo e ritto in avanti. Mi misi a ciucciarlo avidamente mentre lei continuava a frignare: no, no, ti prego, lasciami, lasciami.
No che non ti lascio Graziella.
Mollai la tetta e cercai con entrambe le mani di sollevarle la gonna ed afferrare le sue mutandine. Lei si dibatteva e, mentre con le mani cercava di tenere giù la gonna, con le ginocchia tentava di colpirmi. Era uno spettacolo eccitante perché nei movimenti convulsi s’intravedevano le sue mutandine rosa e le sue belle cosce bianche che contrastavano con il color nocciola delle calze.
Mentre cercavo di tirare giù le sue mutandine, senza però riuscirci, le dicevo: calati le mutande, le mutandine, le mutandine Graziella, calati le mutandine, le mutandine.
No, no – ripeteva lei – lasciami, lasciami, no, non voglio, non voglio.
Io la baciavo e la sbavavo sulla bocca, sul collo, sulla tetta e continuavo a ripetere: le mutandine Graziella, le mutandine, calati le mutandine, fammi vedere la fica.
Graziella resisteva, si dibatteva ed io smaneggiavo sempre le sue cosce cercando di abbassare le mutandine. La ginnastica mi eccitava al massimo ma non riuscivo ad abbassare le mutande se non di poco e continuavo ad implorare: Graziella le mutande, calati le mutandine, le mutandine, le mutandine .
Improvvisamente Graziella mi diede una spinta più energica facendomi allontanare un po’, poi si alzò in piedi, rossa in viso per la colluttazione, e, con calma, senza dire una parola, si sollevò la gonna fino in vita e, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, si calò le mutandine fino a mezza coscia. Apparve la sua fica, una fica maestosa, folta di peli nerissimi sul pube che scendevano ad incorniciare la sua fessura che appariva carnosa e turgida. Che fica che ha Graziella, la più bella fica in assoluto che io abbia mai visto.
Restai stralunato per qualche momento. Poi mi gettai in ginocchio davanti a lei e tuffai il mio viso in quella foresta aspirando a pieno il suo odore animalesco di femmina in calore e baciavo avidamente quello splendore di fica che masturbavo con la lingua. Annusavo il suo odore di troia e ciucciavo avidamente la fica: che odore meraviglioso che ha Graziella, aspro, volgare e lurido come le vere troie.
Che odore che hai Graziella, che bell’odore che hai, sei troia, sei troia – le dicevo.
La maiala cominciò a gemere mentre con la mano destra mi teneva la testa perché aderisse meglio alla sua gran fica.
Dopo un poco, eccitato al massimo grado, mi alzai in piedi e la buttai a cosce aperte sul divano, le tolsi completamente le mutande e, sollevate le cosce con entrambe le mani, affondai ancora una volta la mia bocca in quella meravigliosa fessura. Baciavo la fica e la sbavavo ciucciando i suoi umori, aspirando ancora l’odore meraviglioso della fica di Graziella!
Mi adagiai sul suo bel corpo. Lei introdusse una mano nella patta dei pantaloni e ne uscì fuori con il mio cazzo che era diventato così duro e grosso che pareva scoppiare. Mi alzai in piedi per un attimo, le tolsi la gonna, le strappai quasi la camicetta, le strappai il reggicalze, le tolsi il reggiseno liberando entrambe le tette e mi avventai avido, baciandole e ciucciandole a più non posso. Poi mi denudai a mia volta.
Mi distesi sul divano e l’invitai a mettersi sopra di me nella posizione del 69. La troia ubbidì senza farsi pregare ed ecco che la mia bocca sbavava ancora la sua fica mentre tenevo con entrambe le mani le sue chiappe in modo che le cosce aderissero al mio viso. Lei nel frattempo si distese interamente a corpo morto su di me e prese in bocca il mio uccello che cominciò a ciucciare sapientemente. Io nel frattempo bevevo alla fonte della vita ed aspiravo quel suo odore meraviglioso.
Mi sentivo tirare l’anima e stavo per venire, ma non volevo farlo perché mi ripromettevo molto di più.
Mi alzai in piedi mentre lei si girava supina con le cosce divaricate: che spettacolo Graziella nuda, Aveva ancora le calze che cercai di togliere violentemente ma si ridussero a brandelli.
L’ammirai per qualche istante nella sua nudità; tette turgide, una pancia ben tonda con un ombelico perfetto al centro, le belle cosce larghe e sode, il pube, i peli neri e la fica con quella fessura appena aperta che faceva intravedere l’interno color porpora. Allungai la mano per afferrare quella grazia di dio e la masturbai per un po’ con l’indice ed il medio.
La troia stava con gli occhi chiusi stravaccata a cosce aperte nell’attesa del cazzo emettendo leggeri gemiti.
Mi gettai su di lei baciandola avidamente, quasi a volerla mangiare, e sbavavo il suo viso, la sua bocca, le sue tette : dammi la fica Graziella, dammi la fica, la tua fica imperiale, troia.
Prendila la fica, prendila, che cosa aspetti? Chiavami, sfondami, sborrami – mi diceva.
Il mio cazzo non si fece ripetere l’invito e da solo trovò la strada trasmettendomi una sensazione di piacere umido e caldo.
Cominciai a chiavarla dandole dei colpi molto forti mentre mi tenevo avvinghiato a lei con entrambe le braccia. Sentivo Graziella nuda sotto di me altrettanto nudo e la sensazione delle nostre epidermini in pieno contatto, mentre il cazzo stantufava dentro la sua vagina umida e calda, mi dava la sensazione che c’eravamo interamente compenetrati. Sentivo la mia pancia sbattere contro la sua ed il cazzo che scoppolava sempre di più. La chiavavo e la baciavo sulla bocca: la troia gemeva ed ad un tratto comincio ad urlare. Io le diedi dei colpi più forti, sempre più forti e me ne venni insieme a lei che gridava senza alcun ritegno il suo piacere di femmina. Un getto infinito di sborro la riempì nei meandri più intimi della vagina, mentre io mi acquietavo apparentemente soddisfatto.
Rimasi sdraiato accanto a lei per una diecina di minuti accarezzando dolcemente le sue nudità. La troia si accucciava a me senza dire una parola giocherellando con la sua manina col mio cazzo. Il quale, sollecitato da un cotal pezzo di fica, si rizzò di muovo.
La feci adagiare sul fianco sinistro e mi posizionai dietro di lei. Le sollevai la coscia destra e le infilai da dietro il cazzo nella fica e ricominciai a chiavarla . La troia stava con la cosce aperte, la destra sollevata in aria e la sinistra distesa sul divano, mentre io la pompavo con quanta forza avevo in corpo. Lei ebbe un orgasmo dopo poco e anch’io me ne venni e mentre la sborravo la tenevo avvinta a me mordendola sulla spalla.
Altra pausa, un quarto d’ora, mezz’ora? Non so, ma con quella troia lasciva, stravaccata davanti a me in quella sua meravigliosa nudità, il mio cazzo ben presto rialzò la testa. Lei lo avvertì subito.
Adesso alzati e mettiti alla pecorina. – le dissi. Si alzò, mise le mani sulla spalliera , appoggiò le ginocchia al divano, si abbassò un poco, le gambe leggermente divaricate, offrendomi la fica da dietro: Era uno spettacolo irresistibile, con quel gran culo per aria, le sue chiappone e la fica semi aperta, sporca di sbotrro e di umori, che mi aspettava. Non mi feci attendere troppo. Presi in mano l’arnese, lo indirizzai con forza nella sua fica e cominciai a fotterla trattenendola per i fianchi con entrambe le mani.
Graziella sei bella, sei troia, troia, buttana, buttana mia, chiava, chiava. Ti amo Graziella, ti amo. – le dicevo. La troia chiavava e mugolava come una cagna. Che meraviglia! Sentivo il ciac, ciac del cazzo che sguazzava nella sua vagina piena di sborro e di umori, le palle che battevano sulle sue coscione, vedevo il suo gran culo che ad ogni colpo ballonzolava avanti e in dietro, Non resistetti a lungo e la sborrai. Anche lei se ne venne.
Ma quell’esercizio mi suggerì un’altra idea. Era troppo bello il suo culo: dovevo assolutamente incularala per farla completa. La feci sollevare, la guidai in camera da letto e la spinsi sul letto facendola ricadere supina a cosce aperte.
Ce ne facciamo un’altra? – mi domandò. – Ma certamente - risposi io - .Però girati a pancia in giù che ti voglio prendere da dietro.
Non credo che mi vuoi inculare?
Non temere, non ho questa abitudine – mentii.
Andai in bagno a prendere l’olio di vasellina e quando tornai la vidi distesa a pancia in giù con le cosce leggermente divaricate che mi aspettava.
O sublime spettacolo. Graziella ha un culo fantastico, grande, rotondo, sodo, bianco e liscio con una bella fessura al centro: due chiappe veramente maestose. Mi posizionai a cavalcioni sopra le sue gambe e cominciai a baciare quel culo meraviglioso, a leccarlo, a sbavarlo, a carezzarlo strofinando sopra il mio viso. Che sensazione piacevole carezzare e baciare il culo di Graziella, sentire sulle guance quella calda morbidezza..
Dopo un po’ cominciai a spalmare l’olio nell’orifizio, mentre di tanto in tanto le davo delle belle pacche a palmo aperto. Lei sobbalzava ad ogni botta e vedere quel culo ondeggiare in su e giù era bellissimo!
Che fai ? Chiavami e falla finita.
Non temere che ora ti chiavo.
Quando mi parve giunto il momento oleai anche il mio stantuffo e puntai il glande sul buco del culo.
Strronzo che fai? - Gridò lei.
T’inculo Graziella, t’inculo perché tu hai il culo più bello di tutto il creato ed io non posso perdere questa opportunità.
No, no non voglio - gridò cercando di liberarsi dal mio peso. Ma ormai il cazzo entrava inesorabilmente dentro di lei e si fermò solo quando le palle arrivarono a fine corsa. La troia cominciò a gemere un’altra volta mentre io l’inculavo, ora piano, ora con forza: con una mano la tenevo stretta all’altezza del seno, con l’altra le masturbavo la fica.
La troia ormai godeva e gridava. Credo ebbe tre orgasmi. Io cercavo di prolungare il piacere e quando ero sul punto mi fermavo: quella femmina troiona sotto di me, il cazzo dentro di lei, le palle che sbattevano con forza sul suo culo, le sue cosce strette dalle mie, era una sensazione di piacere e di possesso che mai avevo provato.
Chiava zoccola, chiava – le dicevo mentre la sbavavo sul collo e sulle spalle – Graziella mia, Graziella mia bellissima, chiava.
La troia mugolava senza rispondere ed io la stantufavo con tutta la forza che avevo in corpo..
Chiavavo e mi fermavo, chiavavo e mi fermavo, ma al fine venne il momento del non ritorno e la sborrai all’interno: oh sensazione di liberazione! Che troia che è Graziella e che culo che ha!
Le tolsi il tappo ed andai a lavarmi in bagno, Quando tornai Graziella era supina a cosce aperte con i peli della fica tutti impiastricciati di sborro e bagnati dei suoi umori. Era proprio oscena, ma bella nella sua volgare nudità con brandelli di calze ancora addosso.
Ti rimetto le mutandine - le dissi – ti ho spogliata ora ti rivesto.
Ma no che mi devo fare il bidet.
Non ti preoccupare lo farai dopo.
Presi le mutandine e gliele infilai fin quasi alla fica mentre lei mi assecondava con i suoi movimenti. A questo punto però il mio cazzo si rizzò ancora: lo spettacolo della sua fica aperta, i peli sborrati, l’odore di femmina, rappresentavano una sollecitazione troppo forte.
Quasi, quasi me ne faccio un’altra – dissi – sei troppo bella Graziella.
E senza por tempo in mezzo le saltai addosso mentre lei allargava le cosce.
Troia bella, buttana, buttana mia, zoccola maestosa, ti voglio chiavare da qui all’eternità, voglio morire mentre ti chiavo, troiazza, troiazza. Graziella, amore mio, apri le cosce e chiava, chiava.
Chiavavo e sbavavo su quella zoccola che sentivo gemere, nuda e lasciva sotto di me. Non capivo più niente e pompavo con sempre maggiore forza e sbavavo su quel corpo morbido e caldo.
Più sborravo e più volevo sborrare, non riuscivo a fermarmi.
Alla fine ebbi un sussulto, mi strinsi a lei con forza e svenni.
La troia mi aveva distrutto.
Mario