CORNETTO ALLA CREMA
Walter uscì dalla pasticceria spintonando la folla di studenti. Decine di brufolosi in fila per un croissant o un cappuccino. Elena l'attendeva paziente in auto. Lo seguì con lo sguardo mentre lui, distratto, attraversava la strada. S'innervosì nel vedere il suo uomo con quell'espressione ingorda. Impegnato a non perdersi neppure una briciola del cornetto straripante di crema.
"Mi hai fatto aspettare un quarto d'ora! Quindici minuti di fila per uno stupido cornetto. Ma che hai, gli attacchi di fame come i bulimici ?" - lo assalì Elena mentre Walter cercava goffamente di entrare in macchina tenendo lo sportello aperto con il gomito. - "Scusami tesoro, è che proprio non ce la faccio ad aspettare la pausa pranzo".
Elena roteò gli occhi trattenendosi dallo sbuffare e mise in moto la Toyota. Dopo un centinaio di metri un ingorgo li inchiodò in mezzo a decine d'auto. - "Merda" - sibilò Elena.
Odiava fare ritardo, specialmente per colpa di uno stupidissimo cornetto alla crema. Spense il motore e si voltò verso il marito con l'intenzione di vomitargli addosso tutta la sua rabbia. Ma scoppiò in una risata tuonante.
Walter aveva il mento e la punta del naso, imbiancati di zucchero a velo. Sulle labbra vi erano ancora tracce di crema.
"Che hai da ridere?" - Chiese alla moglie.
Elena girò lo specchietto retrovisore verso di lui e disse: - "Guardati. Sembri un bambino" - e continuava a ridere.
Rise anche lui. Lentamente l'espressione di Elena cambiò. Dischiuse le labbra. Strattonò a sé il marito e lo baciò, gustando il sapore della crema. L'uomo rimase senza fiato, non era abituato a certe irruenze di lei.
Elena si staccò dalle sue labbra. Si guardò intorno e puntò il piazzale di un distributore chiuso per ferie. Ingranò la prima. Sgommò, divincolandosi dall'ingorgo. Parcheggiò l'auto. Walter la guardava inebetito. Con un'agile mossa Elena sollevò la gonna e salì a cavalcioni del marito.
Prese a baciarlo con passione passando la punta della lingua lungo il contorno delle labbra. Sul mento. Sulla punta del naso. Ovunque ci fosse una pur minima traccia di zucchero o crema. Walter ricambiava i baci, più per inerzia che per altro, raramente aveva visto la moglie così eccitata - "abbracciami, stringimi" - le sussurrò lei con voce roca in un orecchio.
"Ho le mani ancora impiastricciate. Non vorrei sporcarti il tailleur" - balbettò Walter.
Elena gli prese delicatamente la mano sinistra e cominciò a leccargli le dita una ad una. Tanti piccoli peni da succhiare. Finita l'accurata pulizia si aprì la camicetta. Sganciò il reggiseno. Prese entrambe le mani di Walter e le posò sui seni rotondi e turgidi, reclinando la testa all'indietro.
Sempre restando su di lui, Elena gli accarezzò dolcemente il pacco da sopra i pantaloni. Con mossa improvvisa abbassò la lampo. Frugò all'interno con la sua mano morbida e calda. Massaggiò lenta il sesso di lui. Nessuna reazione. Il membro di Walter, insensibile a tutte quelle effusioni, fece imbestialire Elena: "Non hai voglia di me ?" - gli chiese con un tono deluso.
"Sì, sei fantastica, ma siamo in mezzo alla strada, c'è un sacco di gente. Potrebbero vederci, e poi, siamo tremendamente in ritardo!" - Fece appena in tempo a finire la frase quando Elena gli mollò uno schiaffo. Il suo volto, fino a poco prima addolcito dalla passione, ritornò duro, e gli occhi le si arrossarono. Stava trattenendo le lacrime. Si ricompose in fretta. Passò sul sedile del guidatore e, con un'altra sgommata, imboccò la strada principale. Mordendosi le labbra, schiacciò il pedale dell'acceleratore mentre, Walter, confuso per l'accaduto, rialzò il sedile e si aggiustò la cravatta. In meno di dieci minuti arrivarono all'ufficio di lui. Elena inchiodò e senza voltarsi attese che il marito scendesse dall'auto. L'uomo tentò di salutare la moglie con un bacio sulla guancia, ma la donna si scostò con uno scattò nervoso. - "Ti chiamo nel pomeriggio" - disse lui, poi scese e s'allontanò dall'auto.
Elena, ancora sottosopra, stringeva il volante con tanta rabbia che le nocche erano diventate bianche. Fece qualche respiro profondo. Ricacciò indietro le lacrime che ancora le pungevano gli occhi e si avviò verso il proprio ufficio.