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The Camilleri's fans club

(Associazione culturale)



Oggi 28.02.2001... Luci e ombre del Pirandello di Camilleri

La Repubblica 26.02.2001... Fiaba siciliana di Camilleri con Caruso

Corriere della sera 22.02.2001... Legge i miei libri poteva farlo prima

Corriere della sera 22.02.2001... Camilleri. la mia fiaba in musica avrà tre finali diversi



Repubblica 27.02.2001

E Camilleri in musica
racconta una fiaba crudele

"Magarìa", favola con tre finali letta da Pino Caruso


«È una favola crudele e quindi per essere una fiaba è una contraddizione. E io leggendola me ne rendo conto tanto che alla fine recito prima un finale di compromesso e poi un lieto fine col classico e vissero tutti felici e contenti».
Pino Caruso è la voce di Andrea Camilleri per "Magarìa", la favola in musica scritta dal «papà» di Montalbano per il Concerto di carnevale di Ravenna. La storia di Lullina e di suo nonno è stata musicata da Marco Betta, compositore e direttore artistico del Teatro Massimo. "Magarìa" sarà eseguita stasera in prima assoluta al teatro Alighieri di Ravenna con Pino Caruso voce recitante e con Bruno Aprea, sul podio dell’Orchestra giovanile dell’Accademia Angelo Mariani. «Arrivato al finale mi fermo e mi rivolgo al pubblico dicendo che non si può andare a letto con la morte del nonno per crepacuore — spiega Caruso — E così continuo a leggere il testo che prevede prima un finale a metà strada tra il dolce e l’amaro e poi il lieto fine: il nonno e Lullina se la cavano con una multa».
Quello della musica è l’ennesimo campo conquistato da Camilleri, divenuto ormai uno scrittore «multimediale». I testi dello scrittore empedoclino, infatti, sono stati adattati di volta in volta per la televisione ("Il commissario Montalbano" di Raidue), per il teatro ("Il birraio di Preston"), per il cinema (il regista Sanchez prepara un film dalla "Stagione della caccia"). Adesso medita anche di «invadere» la lirica: Paolo Furlani, infatti, sta lavorando alla musica per il "Birraio" che, guarda caso, parla proprio del debutto, sfortunato, di un’opera.

Repubblica 26.02.2001

Fiaba siciliana
di Camilleri
con Caruso

In scena domani a Ravenna

LANDA KETOFF

ROMA — È con una fiaba del romanziere siciliano Andrea Camilleri musicata dal siciliano Marco Betta che domani (Martedì grasso) l’Associazione musicale Mariani di Ravenna festeggia il Carnevale nel Teatro Alighieri.
Una favola gustosa che s’intitola La Magaria (La Magia) e trova in un altro siciliano, Pino Caruso, voce recitante, l’interprete perfetto per sottolinearne la vis comica. Si tratta di una bambina, Lullina, che per magia, pronunciando alcune parole, può scomparire e, con altre, ricomparire.
Il nonno la mette alla prova e lei in effetti scompare. Purtroppo il nonno non conosce le parole magiche per farla riapparire e viene condannato per il suo presunto assassinio e occultamento di cadavere.
Ma, ha spiegato Camilleri «per il teatro non potevo lasciare un finale così drammatico e ingiusto, e l’ho modificato, anche perché dalle fiabe ci si aspetta che finiscano col solito "e vissero felici e contenti"».
Andrea Camilleri, uno dei nostri scrittori più fantasiosi e dotati, come spesso i siciliani, di un senso dell’umorismo lieve ed elegante di tipo anglosassone, ama la fiaba anche perché gli permette voli della fantasia che in altro contesto apparirebbero anacronistici.
Contento che una sua fiaba sia messa in musica? «Certo, anzi trovo che sia il suo sviluppo naturale», risponde, «tanto più che il dialetto di Girgenti che uso è, come già ha detto Pirandello, il più musicale fra i dialetti siciliani».
Una musicalità che il giovane compositore Marco Betta, i cui lavori sono stati eseguiti ovunque nel mondo, riesce a cogliere perfettamente: «Nel racconto, dice, ho ascoltato anche le emozioni della punteggiatura, quel che rimane nella mente di situazioni già vissute, ricordi, momenti felici, malinconici». Il lavoro, in prima assoluta, è affidato all’Orchestra Giovanile dell’Accademia A. Mariani di Ravenna guidata da Bruno Aprea, direttore acuto, capace di coglierne ogni sottigliezza.

Repubblica 22.02.2001

Abusivo pure il capo dei vigili

Agrigento, spunta la richiesta di sanatoria della moglie del comandante
il caso

MICHELE SCIME

michele scimè
AGRIGENTO — Non solo la moglie dell’ex comandante, ma anche quella dell’attuale capo della polizia urbana acquistò vent’anni fa una casa abusiva. La circostanza, che certo non può più definirsi singolare, è emersa ieri nel corso dell’udienza del processo a carico del sindaco di Agrigento, Calogero Sodano, e di altri ex assessori, accusati di aver favorito l’abusivismo edilizio nel territorio comunale. Un processo, questo, che sembra non avere del tutto esaurito i colpi di scena.
A tirare fuori le carte è stato ancora una volta Giuseppe Arnone, l’avvocato di Legambiente, che nel processo è parte civile. Il legale ha presentato al Tribunale una pratica di sanatoria edilizia intestata a Maria Gallo, moglie dell’attuale comandante dei vigili urbani, il tenente colonnello Vincenzo Nucera. La richiesta di sanatoria si riferisce a un appartamento di 500 metri cubi acquistato dalla signora Nucera e che è parte di un immobile realizzato abusivamente nel 1981 in città da un imprenditore poi ucciso nell’ambito di un regolamento di conti di mafia.
Il documento, secondo Arnone, dimostra inequivocabilmente almeno tre cose: «Conferma intanto che chi, come Nucera, aveva il compito di controllare che in città non proliferasse l’abusivismo commerciava con immobili che avrebbe prima non dovuto far costruire e quindi far demolire. Poi, sottolinea come lo stesso Nucera, che nell’81 da cinque anni era vice comandante dei vigili, in udienza asserì furbescamente che né lui né i suoi familiari avevano avuto a che fare con violazioni di leggi edilizie, trascurando di dichiarare che denunce in prima persona non ne avevano avute ma che gli immobili dagli speculatori li avevano appunto acquistati. E ancora dimostra a quali mani il sindaco Sodano ha affidato il controllo del territorio, dando a Nucera l’incarico solo sulla base di una scelta fiduciaria e non per concorso».
«Ma ad Agrigento non si costruisce più abusivamente», afferma il sindaco Sodano replicando allo scrittore agrigentino Andrea Camilleri, che in appoggio alla candidatura di Rutelli a presidente del Consiglio gli ha «regalato» uno spot in cui invita gli agrigentini a ribellarsi alla cementificazione. «Non sapevo che Camilleri fosse rutelliano — commenta Sodano — ma anch’io sono contro l’abusivismo. Ma Rutelli, che domenica sarà qui, avrà modo di vedere con i propri occhi che la Valle è integra». Secca la replica di Legambiente, affidata al portavoce Roberto Della Seta: «Sodano, è chiaro, non teme il ridicolo».

Repubblica 21.02.2001

"Sono innocente e sereno. Il Dna? Non vedo l’ora"
Il prosindaco di Mestre Bettin ha visitato Profeta in carcere

ENRICO BONERANDI

PADOVA — Oltre la grata vede una rampa di scale, uno scorcio di cortile. Ma non perde tempo a guardar fuori come tanti detenuti: Michele Profeta legge. Legge avidamente «La stagione della caccia» di Andrea Camilleri e quasi è contento di potersene stare in pace per un po’ a inseguire le indagini del commissario Montalbano. Un po’ impettito come un nobile siciliano, col pensiero lontano dai sei metri quadri scarsi di cella al primo piano del carcere di Padova, reparto d’isolamento: branda, armadietto e cesso a vista.
Quattro le celle in quel braccio: una vuota, due disgraziati con accuse neanche tanto gravi che stanno al buio con la testa fra le mani, e Profeta. Che legge Camilleri nella sua tuta da ginnastica grigia e impeccabile, un paio di pantofole ai piedi. Sereno, preoccupato soprattutto per la sua famiglia: «D’altra parte quando ci si trova in difficoltà bisogna reagire, altrimenti non si è degli uomini veri», dice a Gianfranco Bettin, prosindaco verde di Mestre e sociologo (ha scritto un saggio su Pietro Maso), che passa nella sua cella durante una visita al carcere.
Una cosa Profeta ci tiene subito a mettere in chiaro: lui non è uno di quelli che stanno dalla parte dei poco di buono. Tutto il contrario. Con orgoglio, enumera i suoi parenti che militano nelle forze dell’ordine o fanno parte della magistratura, probabilmente millantando. «Sono amicissimo di un commissario di pubblica sicurezza, che si chiama Montalbano proprio come il personaggio di Camilleri. E poi sono imparentato con un generale dei carabinieri, con un altro commissario di ps e ho uno zio magistrato. Sono abituato ad averci a che fare con gli uomini di legge. Di solito però sto dall’altra parte della barricata, non come adesso.E’ così strano che mi ci devo abituare. Meglio leggere, mi aiuta».

[L'articolo continua, NdR]

http://www.alice.it

Mer 21 febbraio 2001 17:00
Camilleri: presto in libreria "Il re di Girgenti" È prevista per la fine di marzo l'uscita in libreria del nuovo romanzo di Andrea Camilleri, intitolato "Il re di Girgenti", pubblicato da Sellerio, casa editrice "storica" dell'autore siciliano. Il protagonista della storia (ispirata a un episodio realmente accaduto nella prima metà del Settecento nella sua amata isola) è un contadino, Michele Zosimo, che si autoproclama re dopo un'insurrezione popolare. "È il mio romanzo più impegnativo - ha dichiarato Camilleri - quello a cui tengo di più, anche per ragioni affettive, al quale ho lavorato per circa sei anni".


Il cane di terracotta
 

Un romanzo di un autore di culto come Camilleri è diventato ben più che la traccia per un videogioco: si può anzi dire che è il romanzo stesso che si anima e prende voce.
Abbiamo intervistato Antonio Sellerio, curatore del videogioco, Luigi Ricca, autore dei disegni e Pillo Esposito di Im*media per avere un quadro completo e sapere tutto prima di metterci a giocare...


A chi è nata l'idea del videogioco?

Antonio Sellerio
L'idea viene da Pillo Esposito, noi, dopo un'esitazione iniziale, abbiamo deciso di produrre per la prima volta un'opera multimediale in quanto per la prima volta ci veniva proposto un progetto che non si limitava a trasferire su supporto multimediale i contenuti di un libro, ma ci ha permesso di realizzare tutte le potenzialità della nuova tecnologia. Siamo molto soddisfatti del risultato e stiamo già iniziando la sceneggiatura di un'altra avventura del Commissario Montalbano, anche se ciò non costituirà una rivoluzione per Sellerio: infatti la nostra principale produzione continuerà ad essere costituita dai libri blu (che speriamo tutti conoscano) realizzati con una carta ed una qualità che uniti al basso prezzo li rendono diversi da tutti gli altri in commercio, e che tanta soddisfazione continuano a darci.

Pillo Esposito di Im*media
Come tutte le buone (ci auguriamo) idee, quella che sta alla base de Il cane di Terracotta Cartone animato interattivo, è stato un lavoro di gruppo e di confronto fra diversi soggetti.
In quanto patito e divertito lettore di Camilleri ho raccontato ai miei soci, l'idea di presentare attraverso il mezzo multimediale (un mezzo con il quale quotidianamente ci confrontiamo) un'avventura del commissario Montalbano. Da qui è nata l'idea di trasformarlo in un cartone animato interattivo, in cui l'utente si sentisse parte integrante del racconto/avventura interagendo con la storia stessa come se fosse il commissario Montalbano. A cascata sono nate le altre idee che fanno di questo cd-rom un prodotto unico nel suo genere: le ricette "cliccabili", la galleria dei personaggi, gli approfondimenti, le malefiure (che non sono altro che una trasposizione in siciliano della ormai consolidata "energia" dei videogiochi), e i vari giochi ispirati dal romanzo che consentono di eliminare le malefiure (un'ennesima trasposizione dei bonus dei videogiochi)
Chi ha ideato la struttura del videogioco
Pillo Esposito
Anche questo è stato un lavoro di confronto fra la IM*MEDIA e la Sellerio. Abbiamo creato un gruppo assolutamente inusuale per un'attività in Sicilia. Un gruppo fatto da un editore, un creativo, un regista, un illustratore, uno sceneggiatore, un appassionato di videogiochi, un musicista, attori, grafici e programmatori. Il tutto per riuscire a sfruttare tutte le potenzialità del mezzo e la bellezza del romanzo su cui stavamo lavorando. Ci è piaciuta molto l'idea di rischiare proponendo sul mercato un nuovo media che fosse la migliore sintesi possibile fra libro, videocassetta, gioco per computer, fumetto d'autore. E a sentire dai commenti dei lettori/spettatori/giocatori/utenti che quotidianamente riceviamo tramite e-mail ci sembra che l'esperimento sia riuscitissimo.
Come è stata accolta l'idea da Camilleri?
Antonio Sellerio
Ho presentato a Camilleri la demo che avevamo realizzato senza anticipargli la cosa, e credo che sia stata la migliore soluzione, infatti, pur essendo Camilleri persona molto aperta alle nuove idee, sono certo che senza mostrare il cartone animato interattivo è impossibile renderne l'effettiva suggestione con le sole parole e subito si è mostrato favorevole. Per la progettazione del lavoro io e Pillo Esposito di Im*media avremmo realizzato la sceneggiatura mettendolo a conoscenza dei pochi tagli realizzati, e lui, non sarebbe intervenuto, dando la sua approvazione definitiva alla realizzazione solo alla fine visto l'intero lavoro. Questo modo di lavorare mi ha da un lato consentito di lavorare in maniera molto spedita non dovendo sottoporre gli stadi di avanzamento ad un'ulteriore supervisione, dall'altro mi sentivo molto responsabilizzato, ragion per cui abbiamo cercato di essere il più fedeli possibile al libro stesso cercando di non intervenire sui dialoghi e di riproporre le atmosfere senza farci condizionare da quelle molto suggestive dello sceneggiato. Quando, completato il lavoro, ho mostrato il prodotto a Camilleri, avevo molta paura che potesse chiederci delle correzioni sostanziali ma solo dopo due ore di visione ci fece notare che la posizione del braccio di un cadavere andava corretta, non ci propose nessun'altra modifica. Ho tirato un gran sospiro di sollievo e ho provato grande soddisfazione. Camilleri si è mostrato entusiasta dell'opera nel suo complesso e della caratterizzazione di molti personaggi simile a come lui effettivamente l'immaginava.
A quale pubblico si rivolge?
Antonio Sellerio
Il pubblico a cui si rivolge è costituito sia dai tantissimi lettori del commissario Montalbano, sia da coloro che, giocando col computer, non si accontentano di sparare a tutto quello che si muove o di governare l'evoluzione di strane civiltà, ma vogliono partecipare ad una vera e propria avventura interattiva che si svolge oggi in una immaginaria località italiana. Per chi ha già letto il libro il godimento del gioco non è assolutamente precluso (si gioca soprattutto su particolari), e chi non lo ha letto non dovrebbe avere troppi problemi a calarsi nella logica di Montalbano. Infine il funzionamento e così intuitivo che per molte persone che non avevano nessuna familiarità con il computer ha costituito uno dei primi approcci.
Che difficoltà ha presentato al disegnatore?
Luigi Ricca, autore dei disegni
Le difficoltà principale è stata soprattutto quella di individuare un metodo di lavoro che permettesse di affrontare l'impresa di realizzare un cartone animato (per quanto "leggero"), partendo dal presupposto che non si trattava di realizzare un film o un serial tv ma un CD-ROM.
Rispetto all'illustrazione e al fumetto tradizionali, la differenza principale probabilmente sta nel fatto di dover disegnare separatamente ambienti, personaggi, oggetti e di non avere quindi un raffronto immediato con quello che sarebbe stato il risultato finale.
Per quanto riguarda le caratterizzazioni dei personaggi, a parte qualche eccezione, Camilleri sembra lasciare ampio margine di libertà alla fantasia del lettore: sono abbastanza rare, infatti, le classiche dettagliate descrizioni della fisionomia dei personaggi. Eppure, non so se per qualche misteriosa affinità geografica o per il potere evocativo della scrittura di Camilleri, ma non ho quasi mai avuto tentennamenti su quale faccia dare a questo o a quel personaggio. Per il volto di Montalbano, in particolare, ho deliberatamente evitato ogni riferimento al pur bravo Zingaretti: mi sono piuttosto rifatto al bel volto rude e intenso di Pietro Germi e alla sua memorabile interpretazione del commissario Ingravallo nella bella trasposizione cinematografica del "Pasticciaccio..." di Gadda (scoprendo solo dopo, dalla viva voce dell'autore, che lui Montalbano se l'era proprio immaginato così).
Le nuove tecnologie potranno essere un importante trampolino per l'economia e, in particolare, per l'editoria siciliana?
Antonio Sellerio
Se i maggiori problemi dell'economia siciliana derivano dalla carenza delle infrastrutture, deficit che per il commercio di nuove tecnologie dovrebbe essere facilmente superabile, e se è vero che una parte consistente dei disoccupati sono persone ad elevatissima scolarizzazione, allora le premesse ci sono tutte. La nostra esperienza diretta mi fa andare addirittura oltre, mi fa ritenere che sia in parte possibile una via siciliana alla multimedialità, che utilizzi appieno le nuove tecnologie dando sfogo alla naturale vocazione all'arte dei siciliani, come abbiamo fatto in questo prodotto: partendo dal testo di un grande scrittore siciliano, con i disegni, le voci, le musiche, la creatività tutta di artisti siciliani siamo arrivati a realizzare un'opera di elevato contenuto tecnologico.

Pillo Esposito
Sicuramente sì, IM*MEDIA non esisterebbe grazie alle nuove tecnologie e il processo di emigrazione delle professionalità in questo settore, va man man ad essere sostituito dall'"immigrazione" dei lavori. Il gap generato dalla distanza viene quasi del tutto annullato grazie ad Internet. In Sicilia non mancano né professionalità nel campo della grafica e della multimedialità, né creatività; grazie alla competitività dei nostri servizi siamo stati in grado (ma sappiamo di non essere l'unica azienda siciliana) a realizzare significativi lavori per diverse aziende sparse sul territorio nazionale e internazionale da Roma a Milano a New York.
A cura di Grazia Casagrande

La Repubblica 22.02.2001

Camilleri, Betta, Caruso
c’era una volta in Sicilia

la fiaba


«Alla picciliddra, che di nome si chiamava Lullina e manco aveva sei anni, piaceva assai camminare campagna campagna col nonno che le spiegava tante cose, per esempio che le nuvole erano fatte di panna montata». Inconfondibile, è Camilleri. Stavolta senza gialli e senza commissari bensì in versione fiabesca, per bambini, orchestra e voce recitante. È "La Magaria", la favola che lo scrittore empedoclino ha scritto per il Concerto di Carnevale di Ravenna, in programma il 27 in prima esecuzione assoluta. Un’operazione col marchio doc siciliano, nonostante la «settentrionalità» dell’esecuzione: a Camilleri, infatti, si affiancano due palermitani, il compositore Marco Betta, autore delle musiche, e Pino Caruso, impegnato come voce recitante. E così se Camilleri ha immaginato parole magiche che fanno scomparire e riapparire chi le pronuncia, Marco Betta ha creato una partitura che rappresenta i personaggi con gli strumenti musicali: e allora il Nonno è un violoncello, Lullina è un violino e il maresciallo è una tromba. E alla fine, ovviamente, nonno e nipote vissero «felici e contenti».



www.cartasicilia.it, 13/02/2001

Quando la passione si fa sito: il Camilleri Fans Club

Andrea Camilleri, parlando di loro, ha detto che sono la sua memoria, almeno su Internet e che dalla loro attività, emerge il senso della vera Amicizia. Si tratta di quel gruppo di persone, sempre più ampio che fa capo al Camilleri Fan's Club su Internet. Abbiamo intervistato Filippo Lupo, u Presidenti. L'intervista, ovviamente, si è svolta via posta elettronica.

Come è nato il Camilleri Fans Club?

Come è nato il Camilleri Fan Club?
Ho scoperto Camilleri grazie ad un amico che lavorava presso una delle librerie Sellerio di Palermo, il quale mi consigliò "La stagione della caccia". Era il 16/11/1996 e non avevo mai sentito parlare del Sommo prima di allora. Entusiasta, ne ho parlato con tutti, in particolare con alcuni miei colleghi e amici tra cui Beppe, il futuro Direttore e Mario il futuro Catarella.
Qualcuno ne aveva sentito parlare, altri lo avevano visto in TV al "Maurizio Costanzo Show", forse l'unico ad aver già letto qualcosa era Mario (che in particolare aveva letto "Il birraio di Preston").
Un giorno (era l'inizio del 1997), per puro e semplice babbìo, Beppe inviò a quello che ormai era diventato un "gruppo di lettura" una e-mail intestata "The Camilleri's Fans Club".
Quel geniaccio folle di un Catarella qualche tempo dopo si presentò con un sito gia` bello e pronto, mettendoci di fronte al fatto compiuto.
Si può quindi dire che il Club è nato all'Italtel di Carini, dove io e gli altri Soci Fondatori lavoriamo, e che lì si trova la "centrale operativa"; quest'ultima definizione è peraltro relativa, trattandosi di un'associazione virtuale e dato che contributi arrivano sempre dai Soci, i quali sono sparsi un po' in tutto il mondo (anche se gli italiani sono ovviamente in stragrande maggioranza).

Qualche numero?
Dalla nascita del sito, grazie anche alla possibilita` di essere trovati sul Web tramite alcuni motori di ricerca, i contatti sono diventati sempre piu` numerosi, e con essi il numero degli iscritti. Non so dare cifre precise, il numero dei contatti lo si può evincere dal contatore che c'è nella nostra homepage, quello dei soci contando i nomi riportati nella relativa pagina. Gli iscritti alla mailing list sono ad oggi un centinaio. Non so dirti quali siano le pagine più visitate; tra le più apprezzate ci sono sicuramente la Bibliografia, la Rassegna Stampa, le Ricette.

Da un certo momento in poi il sito ha avuto una ristrutturazione grafica che l'ha reso più facilmente navigabile, è successo qualcosa?
E' successo che il nostro Catarella ha cominciato a prenderci gusto e ha reso meno "artigianale" l'homepage. Il resto del sito non è cambiato granchè, e del resto la forza del sito non sta certo nella sua veste.

Come mai non c'è nessun tipo di pubblicità? Ci avete mai pensato?
No, mai. L'unica pubblicità che c'è è quella che il fornitore di spazio Web obbligatoriamente inserisce per il servizio gratuito. Cerchiamo sempre di utilizzare tools gratuiti, facciamo tutto con spirito e mezzi assolutamente dilettanteschi.

Perchè non l'avete spostato su un "dominio vostro"?
E' un progetto che abbiamo in cantiere. Abbiamo già registrato il dominiowww.vigata.org e col tempo contiamo di spostare tutto il sito (e sarà un lavoraccio...).

Quanto tempo dedichi al sito e alle mailing list?
Lavoriamo al sito e per il Club nei ritagli di tempo, certo molto meno di quello che vorremmo e di quanto sarebbe necessario. Parlo al plurale perchè allo sviluppo del sito lavorano anche Beppe e soprattutto Mario, che è quello che si accolla la gran parte del peso (e a cui vanno i maggiori meriti), essendo lui il Web Master.
La mailing list è spesso un impegno continuo, perchè un'occhiata alla posta la diamo anche sul lavoro. Dipende dall'andamento delle discussioni.

Secondo te i soci hanno qualcosa di particolare in comune oltre la passione per il Sommo?
Banalmente, direi la passione per la lettura e per Internet. E per la Sicilia, ovviamente.

Organizzate anche delle iniziative reali?
Anche se principalmente la nostra attività si svolge su Internet, c'è sempre stata fra i Soci una grande voglia e curiosità di conoscersi "dal vivo".
Il primo "evento" (allora ci pareva così) fu una visione di gruppo della prima serie di telefilm di Montalbano, ovviamente limitata ai soli palermitani; poi, sempre tra palermitani, siamo andati a Trapani per vedere la versione teatrale del "Birraio di Preston".
Il passo successivo sono stati gli incontri con Soci "forestieri", per esempio in occasione di nostre trasferte di lavoro a Milano (dove c'è una "sezione" fra le più numerose) o di venute a Palermo di Soci "di fuori".
Poi, nella primavera del 2000, abbiamo organizzato la "Gita a Vigàta", cioè il primo Raduno Mondiale del Club; abbiamo trascorso un week end visitando alcuni "luoghi camilleriani", come Porto Empedocle (con pranzo di prammatica da Calogero), Marinella, la Scala dei Turchi, Selinunte; hanno partecipato Soci venuti da Malta, Milano, Napoli, Potenza.
Cosiddetti MiniMeeting vari poi si sono svolti un po' dovunque, in Sicilia e fuori (per esempio a Milano, Napoli, Roma, Amsterdam, Bruxelles). Ma chiaramente non ci dedichiamo solo ad attività conviviali.
Abbiamo realizzato un'intervista al Sommo che si trova sul sito ed è stata ripresa dalla rivista delle Librerie Feltrinelli, Effe.
Lo scorso mese di ottobre abbiamo organizzato una chat col Sommo, che si è talmente divertito da voler ripetere l'esperienza (ci stiamo lavorando).
Diversi soci si sono impegnati nella "estrazione dei dati" per un Dizionario Camilleriano alla cui realizzazione adesso stiamo lavorando; una sorta di anticipazione di questo lavoro è il Dizionarietto allegato al CDROM "Il cane di terracotta".

Il fenomeno Camilleri ha avuto una improvvisa esplosione, secondo te quando e come mai?
Sul quando, ci sono dei dati oggettivi, evidenziati dall'inizio della crescita delle vendite dei libri del Sommo.
Il perchè, invece, lo vieni a chiedere proprio a me?

I vostri contatti con il maestro ...
Nella preistoria del Club c'è una mia stretta di mano col Sommo quando venne a Palermo, alla Libreria Sellerio, a presentare "La voce del violino"; ma ancora non ci conosceva.
In seguito abbiamo biecamente sfruttato l'appartenenza al Club di un suo parente che ci ha fatto da tramite per esempio per la realizzazione dell'intervista.
Poi e' successo che u Diretturi (Beppe, per intenderci) ha incontrato il Sommo l'estate scorsa a Vigàta (o Porto Empedocle, se preferisci...).Era andato in gita con alcuni familiari e aveva prenotato la cena da Calogero.
Anche il Sommo, guarda caso, aveva prenotato da Calogero...
Inutile dirti della mia invidia quando Beppe mi raccontò dell'incontro e del suo colloquio col Sommo.
Infine, i buoni rapporti che si sono venuti a creare con la casa editrice Sellerio hanno portato
all'incontro "pirsonalmente di pirsona" col Sommo in occasione della presentazione a Palermo de "La testa ci fa dire", lo scorso dicembre.
Adesso abbiamo un "link" diretto, ma cerchiamo sempre di essere il meno invadenti possibile.

Di voi Lui ha detto in una recente intervista che siete in qualche modo la sua memoria, almeno su Internet...
Ne siamo orgogliosi. E poi, scusa, con tutto il materiale che mettiamo sul sito! Materiale che comunque talvolta ci è stato fornito proprio dal Sommo.

Ha anche detto che ha fatto il "quiz d'ingresso" e ha saputo dare solo sei risposte su dieci...
Quando l'ho saputo sono rimasto di stucco, ma è vero: evidentemente siamo stati troppo pillicusi!

Ma Camilleri, non sta diventando una tua "magnifica" ossessione?
No, lo è già diventato!

Come è nata la collaborazione con Sellerio per il Cd Rom?
Ci siamo presentati alla Sellerio per chiedere di visionare la loro rassegna stampa, e così abbiamo conosciuto Antonio, il figlio di Donna Elvira, che lavora in casa editrice. Lui già conosceva il sito e il Club, ed era curioso di noi e della nostra attività; insomma, i rapporti sono diventati molto cordiali, e quando ha saputo del nostro lavoro per il dizionario di cui ho detto prima ci ha fatto la proposta di collaborare al CDROM, cosa che ci ha dato una grande soddisfazione.

Una domanda molto personale (puoi avvalerti della facoltà di non rispondere) qual è il tuo romanzo preferito e qual è quello che ami di meno?
Nessuna problema a rispondere, devo avere il coraggio delle mie idee...
In assoluto il mio preferito è "Il birraio di Preston", e in generale prediligo i romanzi "storici", quelli ambientati nella Vigàta a cavallo fra '800 e '900.
I libri di cui sinceramente avrei fatto a meno sono le due raccolte di racconti di Montalbano; inoltre non mi ha granchè interessato (che il Sommo mi perdoni!) la recente biografia di Pirandello.

Vuoi aggiungere qualcos'altro...
No, niente, mi hai già spremuto fin troppo! ;-)



Panorama 09.02.2001

Maledetto, mi ammazzerai
L'ANTICAMILLERI - DOMENICO CACOPARDO RACCONTA I MISTERI ITALIANI

I fatti narrati sono frutto della mia fantasia» scrive Domenico Cacopardo nella pagina finale, isolata dal contesto, del suo secondo romanzo siciliano, L'endiadi del dottor Agrò (Marsilio editore, 181 pagine, 25 mila lire), un giallo di mafia che la critica più avvertita ha già segnalato come l'alternativa, anzi l'antidoto, a Camilleri. A questo punto la «Nota dell'autore» continua con stile rituale, come fosse un post scriptum del giallo di mafia: «Tuttavia, uno dei personaggi descritti è grandemente ispirato alla realtà: a qualcuno che, per quanto ho capito, è capace di tutto... Se mai leggerà questo libro, sarà tentato dall'idea di ammazzarmi o di farmi ammazzare». Infine, colpo di scena che vale tutto il racconto: «Ho lasciato il suo nome nelle mani di un notaio. Cosicché questo omicidio, se mai verrà commesso, costituirà il suo errore fatale». Un espediente narrativo smaccato che non dovrebbe suscitare alcuna curiosità se non lo si mettesse in relazione con la biografia professionale del suo autore. Consigliere di Stato, 64 anni, capelli grigi portati con asciutta sobrietà, Domenico Cacopardo, detto Mimmo, ha lavorato per anni in prima linea sul fronte dei lavori pubblici in Italia. È stato, dal 1969, vicecapo di gabinetto e capo della segreteria tecnica di Salvatore Lauricella, ministro socialista dei Lavori pubblici. Magistrato alle acque di Venezia e poi capo di gabinetto di Gianni De Michelis, ministro delle Partecipazioni statali e Lavoro, fin dal 1986, poi capo di gabinetto di Carlo Scognamiglio, presidente del Senato prima e in seguito ministro della Difesa, consigliere di Massimo D'Alema e Giuliano Amato a Palazzo Chigi e commissario per la tragedia del Cermis... Il romanzo si compone di due storie, un'endiadi appunto, che si incastrano l'una nell'altra. La trama di mafia è sostenuta da un racconto minuzioso e serrato, tanto coinvolgente quanto misurato, dei meccanismi burocratici di Tangentopoli: storie di pratiche false, di fascicoli scambiati e di bustarelle, di appalti forzati a Palermo come a Torino, di archivisti assassinati. Ed è senza molto sforzo che nel giornalista di Paese sera assassinato si sente l'eco del caso di Mauro De Mauro, fatto sparire dalla mafia mentre indagava sull'omicidio del dirigente comunista Pio La Torre. E lo scandalo Serse (Servizio segreto) fa venire in mente non solo lo scandalo del Sisde, ma anche l'omicidio dell'Olgiata. Per non parlare della vulgata giornalistica intorno al «suicidio» sospetto di Sergio Castellari, direttore generale del ministero delle Partecipazioni statali nella prima metà degli anni Novanta. Interrogato con decisione, Cacopardo ha cercato di nascondersi dietro il segreto d'autore. Alla fine concede una sola battuta: «La storia non è reale. Ma è realistica». Speriamo che il seguito sia solo romanzesco.



Corriere della sera 09.02.2001

E ora di Camilleri si stampano le copie pirata

I primi libri pirata li hanno trovati a Napoli, sulle bancarelle vicino alla stazione. Accanto alle borse di marca, alle magliette firmate, agli immancabili orologi, stavano le copie di Gita a Tindari. False, come gli status symbol che le affiancavano. Il nome di Andrea Camilleri spiccava sulla copertina riquadrata in blu, vicino al marchio Sellerio, l’editore del romanzo, che lo scorso anno ha venduto quasi 500 mila copie. Mancavano, naturalmente, il copyright e il nome dello stampatore. Ma anche a un non esperto di leggi sulla stampa, pur distratto dal freddo di fine dicembre, al punto di non accorgersi della scadentissima scannerizzazione dell’immagine in copertina e della pessima qualità della carta, qualche sospetto sarebbe sorto: il libro costava 3.000 lire. La solita truffa alla napoletana, da accogliere nel folklore mediterraneo come le T-shirt con la cintura di sicurezza disegnata, visto che le denunce contro ignoti, come quella sporta da Sellerio, si rivelano alla fine poco più che un atto dovuto. Senza conseguenze. Ne sa qualche cosa Adelphi che da anni rincorre le copie pirata di Siddharta , il libro che in Italia «vanta» più falsificazioni. E quel «vanta» non è messo a caso. Tornando a Camilleri, il fatto di ritrovarlo contraffatto, ci informa che da scrittore di straordinario successo, è diventato un autore di culto, una specie di oggetto del desiderio. La malavita organizzata sa giocar bene le sue scommesse. Tanto che l’apparizione della tiratura pirata di Gita a Tindari è coincisa con l’uscita del bel cd-rom tratto dal Cane di terracotta di Camilleri (lo presenteranno a Milano da Fnac il 14 febbraio). Insomma, ci sarebbe stato da sentirsi quasi lusingati, visto che le copie in circolazione non sembravano essere moltissime. Peccato che qualche giorno dopo a Palermo, gli stessi libri contraffatti sono stati messi in vendita in un negozio di remainders. Prezzo: 15.000 lire, lo stesso dell’edizione autentica; e ambiente, una libreria, tale da trarre in inganno, con conseguente danno d’immagine per la casa editrice, che sembra stampare libri scadenti. Speriamo che il caso passi al commissario Montalbano .

Cinzia Fiori


Il Centro

A lezione di thriller dallo scrittore-cult Lucarelli
L'autore di «Almost blue» ieri a Teramo
«L'omicidio Alinovi? Troppi lati oscuri»
«L'horror piace perché esorcizza e allontana la paura vera»

di Paolo Di Vincenzo

Il caso Alinovi-Ciancabilla, l'ultimo, recentissimo, della contessa Vacca-Agusta, e poi la scrittura, ovviamente. Carlo Lucarelli, autore di gialli-cult, molti dei quali già trasferiti al cinema, ha risposto alle domande del Centro prima di arrivare a Teramo, dove ieri ha tenuto una lezione sul thriller all'università. L'occasione l'ha fornita un incontro organizzato dal Laboratorio di scrittura del corso di laurea in Scienze della comunicazione (tenuto ieri dalle 15,30 nell'aula 10 della sede di Coste Sant'Agostino).
Perché l'horror ha così successo in questo periodo? Il pubblico ha un ulteriore bisogno di paura? Non ce n'è già tanta, vera, in giro nelle città?
«Sì, credo proprio che sia per questo motivo. Nel senso che non è il pubblico ad aver bisogno di altra paura, ma proprio perché ce n'è tanta il bisogno di raccontarla è una sorta di esorcismo. E' un modo per allontanarla, di conseguenza. Di solito questa "voglia di horror" torna di voga in un periodo storico di crisi, di irrazionalità, come quello che stiamo vivendo».
Ma per interessare il pubblico è sempre necessario l'omicidio efferato?
«No, no, assolutamente. Ha un suo senso quando si racconta un certo tipo di storia, un po' perché la cronaca ci ha abituato a queste cose. A volte serve perché intendi proprio raccontare l'orrore che accade. Certo, altre volte ci sono cattivi scrittori e cattivi registi che buttano dentro cose truculente perché pensano che serva a vendere. Io non sono d'accordo. Ho letto una storia molto avvincente e riguardava, semplicemente, la scomparsa di un portafoglio».
Lei ha avuto molto successo con i suoi libri gialli ma forse una affermazione maggiore, in questi anni, l'ha avuta Camilleri con il suo commissario Montalbano che si rifà al Maigret di Simenon o al Pepe Carvalho di Vazquez Montálban. Forse uno stile più vicino al giallo che non al thriller un po' pesante degli ultimi anni. E' così? E perché secondo lei?
«Sì, sono d'accordo. Camilleri ha un'altra scuola ma è anche di un'altra generazione, per cui si rifà al giallo classico. Io ho altri maestri, tra cui lo stesso Camilleri. Perché ha avuto successo? Intanto, perché è più bravo di me, poi perché tutti gli ingredienti sono buoni, è uno splendido scrittore. Poi, certo, è vero anche che io sono più vicino a un pubblico più giovane. Penso ad "Almost blue" dove, per esempio, c'è la componente musicale molto importante. Alla fine non so se siano generi diversi, credo che abbiamo sfumature diverse che attengono alle nostre diverse generazioni».
Lei è un giovane scrittore affermato. Quanto si è rinnovato il panorama degli autori italiani? Può fare qualche nome di quelli che ama di più e di quelli che ama di meno?
«Il panorama degli scrittori di genere è da un po' che si sta rinnovando, direi almeno dalla metà degli anni Novanta. Assieme al gruppo 13, si sono sviluppate tutta una serie di personalità come Eraldo Bandini, Giampiero Rigosi. E poi io o Andrea Pinketts, e ancora tantissimi autori che si stanno affermando. Ce ne sono tanti che raccontano molto bene. Non direi, invece, che ci sono autori che non amo, ce ne sono alcuni che non mi interessano. Ecco, per esempio, Andrea De Carlo, bravissimo, non mi interessa. Come pure Lodoli, grandissimo scrittore, o la stessa Susanna Tamaro, non mi interessa. Brava finché si vuole, ma non l'ho letta».
Lei si è occupato di un caso che agli abruzzesi è molto conosciuto: il delitto, nel 1983, della professoressa Alinovi del Dams, conclusosi con la condanna del suo allievo universitario Francesco Ciancabilla. E' davvero lui il colpevole?
«Io mi sono occupato di questo caso e l'ho raccontato. Prima, appena si seppe dell'omicidio ero convinto della colpevolezza di Ciancabilla, anche da ciò che ci raccontavano i giornali e la polizia. Quando sono arrivato in fondo alle mie indagini per raccontare il caso non sono stato più così sicuro. Esiste un buco nero nelle indagini fatte dalla polizia di allora, indagini in un senso solo. Quando abbiamo ricostruito il delitto abbiamo trovato dinamiche completamente diverse e tanti piccoli indizi che potevano portare in tutt'altre direzioni. Ci sono ancora troppi buchi neri. Poi, e ovviamente bisogna prenderne atto, esiste anche una sentenza della magistratura che ha dichiarato Ciancabilla colpevole».
Un altro caso che sicuramente la sta interessando è quello in questi giorni di attualità: la scomparsa e il presunto omicidio della contessa Vacca-Agusta. Cosa ne pensa?
«Che è un mistero, ovviamente. E potrei aggiungere altre banalità come che è molto giallo. Se non fosse un caso di cronaca sarebbe bello: la scomparsa, la contessa, tutti i soldi che ci possono essere dietro. Purtroppo, è un caso di cronaca ed è una brutta storia. Fino a che non arrivano i risultati delle analisi scientifiche siamo autorizzati a fare tutte le ipotesi tipiche del giallista. Quella che mi appassiona di più è che sia stata uccisa e portata via dalla villa».
Una storia che avrebbe voluto inventare.
«Certo, avrei voluto inventarla perché, intanto, se non fosse stata vera non ci sarebbe stato un morto. E poi perché è una tipica storia di noir, si può raccontare la vita delle persone ricchissime, e, nel caso della contessa, anche i possibili retroscena della tangentopoli italiana».



Giornale di Sicilia 01 Febbraio 2001

Il re di Girgenti

Il più lungo, il più impegnativo, quello al quale tengo di più e nel quale è più presente l'autore'. È in sintesi 'Il Re di Girgenti', come lo vede il suo autore, Andrea Camilleri . Il libro, che lo scrittore ha appena completato, sarà pubblicato da Sellerio alla fine di febbraio o, al massimo, agli inizi di marzo. Che sia il romanzo più impegnativo è sufficiente a dirlo un solo dato: Camilleri ha cominciato a lavorarci nel giugno 1994. Da allora, alternando questo lavoro ad altri romanzi o gialli (già tutti pubblicati), lo scrittore empedoclino ha conchiuso 'Il Re' in 250 cartelle fitte che in sede di stampa diverranno molte di più. 'È il libro al quale tengo maggiormente, non è detto però che abbia uguale fortuna con i lettori' sostiene prudentemente Camilleri e spiega che 'mentre in precedenza i contenuti erano di estrazione medio-borghese, questa volta il contenuto è contadino con, al suo interno, contaminazioni da un certo mondo fantastico rurale. Perciò - precisa Camilleri - la storia spesso slitta verso il racconto fantastico'. Il Re di Girgenti è la biografia di una figura realmente esistita, il contadino Zosimo, che divenne re nel 1718. 'È una storia completamente inventata - spiega lo scrittore siciliano - ad eccezione dei dati anagrafici del regno e del suo sovrano'. In realtà, però, anche su questi pochi elementi affiorano dubbi e scarseggiano le notizie; nonostante le ricerche compiute, di Zosimo non esistono che cenni in pochi volumi. Quelli individuati da Andrea Camilleri sono tre: sette righe in 'Agrigento' di Antonino Marrone, dieci in 'Sicilia ed Europa' di Luigi Riccobene; due paginette in 'Memorie storiche agrigentine' di Giuseppe Picone. Se il libro si svolge in un arco temporale che va dalla fine del '600 al 1718, il regno di Zosimo fu nella realtà molto più breve, di alcuni giorni appena. Nella fattispecie nel romanzo il nove luglio 1718 Zosimo conquista Montelusa, il 13 viene incoronato Re, il 18 arrestato e il giorno successivo giustiziato 'non si capisce bene da chi, o meglio, di sicuro dai nobili nel periodo di interregno tra i Sabaudi che abbandonano e gli spagnoli che tornano. "Il Re di Girgenti" è strutturato in varie parti: "Come fu che Zosimo venne concepito"; "Intermezzo", che l'autore sostiene si può anche saltare; "Cenni sulla giovinezza e infanzia di Zosimo", "Tavola cronologica con note, documenti e testimonianze", tutti rigorosamente inventati, e "Come fu che Zosimo mori"'. Dal punto di vista stilistico vi è 'una accentuata ricerca espressiva'. Ne 'Il Re' 'non c'è soltanto il siciliano ma anche lo spagnolo'.







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