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The Camilleri's fans club

(Associazione Culturale)


Giornale di Sicilia 29/07/1998
Arguzie e delitti della Sicilia di Camilleri A febbraio sul piccolo schermo per la Rai

PALERMO. (sit) Vigata, quattro case che impicciano il mare con la collina, una Sicilia fonda, di quella che sospira sotto 40 gradi all'ombra: vicoli e pietre sono quelli calpestati da Salvo Montalbano, commissario per scelta, siciliano per nascita. Il protagonista della saga letteraria di Andrea Camilleri (quattro romanzi per Sellerio e una raccolta di inchieste per Mondadori) finisce sul piccolo schermo: Rai Cinemafiction porterà in tv a febbraio i quattro volumetti, ognuno trasformato in una puntata di un'ora e mezzo, protagonista un Montalbano con il viso di Luca Zingaretti. A dirigerle, sarà Alberto Sironi, il regista de 'Il grande Fausto'che in questi giorni è a Ragusa Ibla, alle prese con il cast: le riprese inizieranno tra metà e fine settembre, il luogo è da definire. 'Parecchi paesi siciliani sono candidati a ricostruire Vigata - spiega Carlo Degli Esposti a nome della produzione di Max Gusberbi e Cecilia Cope - stiamo decidendo tra il ragusano e il trapanese; speriamo in un aiuto delle amministrazioni locali'. Se Vigata è da definire, a buon punto è invece il cast: si inizieranno a girare per primi 'Il ladro di merendine' e 'La voce del violino'. A fianco di Montalbano-Zingaretti ci sarà Livia la genovese, interpretata da Katarina Bohum (già interprete della prima serie di 'Amico mio'). Roberto Herlizka sarà il Maestro di violino sfigurato, Cataldo Barbera, Renato Scarpa impersonerà Lohengrin Pera, il colonnello dei Servizi Segreti ('...i genitori dovevano avergli dato quel nome per risarcirlo della statura e del cognome', scrive Camilleri). Aisha, la vecchia tunisina, sarà Mouna Nourredine, mentre per la figura di Karima ('una bella trentina scura, con gli occhi immensi'), Sironi ha in serbo una sorpresa: sta cercando di convincere la bella Afef, modella tunisina resa celebre dalla la pubblicità. E ancora Roberto Nobile, Guia Jelo, Pasquale Spadola (che sta aiutando il regista a definire il cast ed avrà un ruolo importante ne 'Il cane di terracotta'), e tanti attori siciliani. 'La difficoltà nel portare sullo schermo Salvo Montalbano sta proprio nel pubblico - spiega Sironi -. Ognuno si immagina un suo commissario, e non sarà mai contento della mia scelta. Quelle di Camilleri sono vere e proprie "fiabe" contemporanee, tutte calate nella memoria dello scrittore, in una strana Sicilia anni '50, impastata di fatti di oggi. I due sceneggiatori, Francesco Bruni e Angelo Pasquini, hanno scritto un copione abbastanza fedele, ma che tiene conto della trasposizione televisiva'. Lei ha scelto di seguire Camilleri o allontanarsi da lui? 'I libri di Camilleri sono belli e difficili, bisogna tenerli dentro e liberarsene nello stesso tempo. Alcuni lo hanno paragonato a Simenon, nulla di più sbagliato: Camilleri scrive per immagini e le macina da quel grande consumatore di cinema quale è. Quando ho letto per la prima volta i suoi romanzi ho pensato a Gian Maria Volontè'. E ha chiamato Luca Zingaretti... 'Bisogna liberarsi dell'iconografia montalbaniana, il commissario non risponde a canoni fisici precisi, noi abbiamo soltanto scelto di renderlo più giovane e duro. È un uomo di grande sensualità, ed è sano, preferisce il suo angoletto, i suoi piatti, i suoi libri'. Di grande sensualità...? 'Non ho mai visto personaggi femminili descritti meglio che da Camilleri per bocca di Montalbano'. E lui? il pacioso Camilleri che guarda indietro alla sua Sicilia e avanti alle classifiche letterarie che lo vedono saldamente in testa? Lui si diverte anche stavolta a salire sul set: dopo aver vestito i panni di Briano Teo Calvani ne 'La strategia della maschera'. Camilleri ha tenuto per sé quelli del Questore, specchio 'burocratico' e amico di Montalbano. E non è detto che non partecipi anche alle prossime puntate: è in fase avanzata di decisione, infatti, anche l'ipotesi di una fiction di trenta episodi - ognuno da un'ora - per trasferire sul piccolo schermo anche 'Un mese con Montalbano'.

Simonetta Trovato


Giornale di Sicilia, 25/07/98

Sciacca, il 2 agosto il Premio Randone a Mauri e Zeffirelli

ROMA. Il premio che dal 1991 ricorda ogni anno a Sciacca l'arte teatrale di Salvo Randone sarà assegnato il 2 agosto agli attori Regina Bianchi e Glauco Mauri, al regista Franco Zeffirelli e al critico Domenico Danzuso. Lo ha deciso la giuria presieduta dal drammaturgo Aldo Nicolai. Nel corso della serata, che chiuderà il quinto Festival internazionale del teatro di base, verranno assegnati anche il Premio 'Primafila' (dal nome della rivista che lo patrocina) a Paola Pitagora e Massimo De Rossi; il Premio Palco Cinema a Isa Danieli e Massimo Popolizio; il Premio Sciacca a Puccio Corona, Stefano Iordache, Tuccio Musumeci e Andrea Camilleri; e il Premio Snad (Sindacato nazionale autori drammatici) a Giuseppe Manfridi. Fra gli spettacoli del Festival - presentato ieri a Roma - vi sarà anche uno dei testi teatrali di Andrea Camilleri, giunto oggi in vetta alle classifiche dei best seller dopo una lunga carriera di sceneggiatore e regista. Si intitola 'Il vitalizio' e verrà recitato venerdì 31 dal Piccolo Teatro Pirandelliano di Agrigento.
 

la Repubblica - Sabato, 25 luglio 1998 - pagina 32
Le novità della classifica
GARA AL VERTICE TRA MONTALBAN E MONTALBANO

E' l' ultimo romanzo poliziesco di Vazquez Montalban, Il premio, a piazzarsi questa settimana in terza posizione schiacciando l' acceleratore verso il vertice. Si nota anzi come si ripetano i casi di omonimia in classifica: dopo i due Cornwell, Patricia e Bernard, in prima e ultima posizione, ecco ora lo spagnolo Montalban e l' italianissimo Montalbano di Camilleri, l' autore palermitano presente nella nostra narrativa con ben cinque titoli. Per il resto, nessuna vera sorpresa, eccetto un altro libro in crescita, il successone francese firmato da Philippe Delerm, e Morte sul fiume, il thriller di P.D. James in ottava posizione. Ricordiamo che la classifica dei libri è stata effettuata dall' Istituto Cirm esplorando sessanta librerie a rotazione, tra cui alcune del Gruppo librerie informatizzate Libris. La settimana di rilevazione va dal 17 al 21 luglio.

la Repubblica - Venerdì, 24 luglio 1998 - pagina 38
di LAURA LILLI

UN BESTSELLER COLTO
MARGARET SESSO E FILOSOFIA ESCE IN QUESTI GIORNI UN NUOVO ROMANZO DI CATHLEEN SCHINE: LA PROTAGONISTA È UNA GIOVANE NEWYORKESE STUDIOSA DELL' ILLUMINISMO

Mentre gli scrittori italiani (alcuni, almeno) imparano a scrivere thrillers più o meno "gialli" o "neri", con tanto di suspense e trame dalle imprevedibili svolte, il mondo letterario inglese e americano sembra sempre più affascinato dalla logica formale e dal sillogismo: ne scopre il perfido potere di seduzione, l' affascinante deflagrare nel nulla. Più noi ci affezioniamo agli eroi di Scerbanenco, più "scopriamo" nuovi Camilleri, più Marescialli Rocca furoreggiano sui nostri teleschermi (e veloci libretti tratti dalle sceneggiature vanno a ruba in edicola, come accadeva a Hollywood per i film degli anni Trenta): tanto più Londra sforna Antonia Byatt, Peter Ackroyd. Acclamati come capolavori o quasi, i loro libri si perdono in quegli affscinanti labirinti senza uscita, mentre Significante e Significato, strappati l' uno dall' altro, vanno alla deriva. E giù decostruzioni, e citazioni, e disquisizioni retoriche, e manoscritti ritrovati che permettono sapienti (ma, ohimè, anche alquanto ponderose) mescolanze di pensiero passato e vita presente. Una narrativa studiatamente avvoltolata su se stessa in infinite spirali, che vuole essere anche una Kraftprobe, una prova di forza. Sembra dire: sia ben chiaro, cari cistercensi e benedettini continentali, che anche nella patria del senso comune e dell' empirismo c' è chi "può" e "sa". Alla fine delle fini, sotto l' apparenza del movimento, si raggiunge la più perfetta, bizantina immobilità. Ci si mette anche New York. L' ultimo caso ce lo offre Adelphi, e arriva appunto da Manhattan. è Le disavventure di Margaret di Cathleen Schine (traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, pagg. 310, lire 28.000). Apparso negli Stati Uniti nel ' 93, ha avuto gran successo di pubblico e di critica, e ha consacrato Cathleen Schine come "allieva di Jane Austen", di cui avrebbe "lo humour, il conservatorismo, l' ottimismo". Fra l' altro, è stato finalista al Los Angeles Times Book Prizes ' 92-' 93 e ne è stato tratto un film interpretato da Parker Posey, che presto circolerà in Italia. L' autrice, moglie del critico David Denby e madre di due figli, è uno dei più raffinati esemplari dell' intellighenzia newyorkese (consapevole ma anche divertita di esserlo) e ha al suo attivo altri tre romanzi di successo - Alice in Bed, To the Birdhouse, The Love Letter. I diritti cinematografici di quest' ultimo - tradotto in nove Paesi fra cui Giappone, Israele, Italia - sono stati acquistati da Kate Capshow, moglie di Stephen Spielberg. Da noi, La lettera d' amore, fu pubblicato nell' ottobre ' 96 dalla stessa Adelphi, che in pochi mesi ne stampò tredici edizioni, vendendone 180.000 copie. Il libro - che costituì un vero e proprio "caso" anche in Italia e fu tra i sei finalisti del premio Bancarella - narra di una libraia che dai suoi scaffali (da cui ogni prodotto audiovisivo è rigorosamente bandito) domina la scena di una elegante cittadina del New England popolata da altoborghesi. I quali, a suo dire e per sua fortuna, "leggono, e i libri che leggono li comprano". Un afoso giorno d' estate (l' aria condizionata non sarebbe chic), trova una lettera d' amore, di cui ignora mittente e destinatario (a). Turbata benché tutt' altro che inesperta, prova ad immaginare che sia indirizzata a lei: e, per identificarne l' autore (autrice), dà il via a una carambola erotica estiva intensa, varia e raffinata. Anche ne Le disavventure di Margaret c' è un bel po' di sesso, naturalmente a sua volta raffinato e intellettualizzato: tanto, da costituire l' unica strada per la ricerca della verità. Una giovane e smemorata newyorkese, storica dell' illuminismo francese (per la precisione, del suo lato meno in luce, vale a dire quello femminile) si esercita, fra la sua città e una Praga che ha appena visto la Rivoluzione di Velluto, in forme svariate e successive di adulterio con un dentista belga, un omosessuale e una donna, che - ne è sicura - diverrà presto l' amante del marito Edward. Questi è un irresistibile inglese malvestito, egocentrico ma generoso, che insegna letteratura inglese alla Columbia University, ma "da quando si è trasferito a New York cita solo poeti americani". Non per caso. L' exergo della seconda parte del libro si direbbe sgorghi da una poesia di Walt Whitman, che viene citata in apertura, e parla di ventotto giovanotti nudi che fanno il bagno mentre una signora che ha ventotto anni "passati in solitudine" li guarda con grande e sostanziale piacere, mettendo fine al suo deplorevole stato monacale. La poesia costituisce l' argomento della tesina di un' allieva di Edward; e, soprattutto, ispira le gesta della brava Margaret, che si sente penosamente inesperta e inadeguata ogni volta che partecipa alle infinite cene eleganti ed intelligenti, che costellano la sua vita. E, mentre annaspa seduta accanto a un giornalista sportivo che ha scambiato per un romanziere di cui non ricorda il nome (ma che ha "abbastanza successo perché lei debba sapere chi è, ma non abbastanza perché lei ne sappia veramente qualcosa"), pensa che vorrebbe essere Whitman appunto, "genio americano omosessuale e alcolizzato! Che biglietto da visita... allora sì che potrei dire quello che voglio. Ma io non voglio dire niente...". Francamente, Margaret è un po' troppo inesorabile col suo prossimo (o forse meno intelligente di quanto creda?) per essere simpaticissima. Però è baciata dalla fortuna. La sua tesi su una oscura francese del secolo dei Lumi, che un annoiato professore le ha assegnato con degnazione, ha avuto un' insperata fortuna presso decostruzionisti e femministe, che lo hanno definito "un libro seminale per il linguaggio del corpo". Continuando a studiare, la Nostra si imbatte (eccolo!) nell' indispensabile manoscritto sconosciuto ed inedito, opera - sembra - della "sua" Madame Philosophe. è un dialogo fra una giovane bella e desiderosa di apprendere La Verità e un anziano illuminista, dichiaratamente costituito da brani presi di peso da Hume, Locke, e vari illuministi francesi a cominciare da Diderot, autore del dialogo Il nipote di Rameau, a cui il titolo originale della Schine rifà il verso (La nipote di Rameau). Fra allieva e maestro il sesso si scatena, in nome della necessità di Toccare Tutto con Mano per Essere Certi che Esista e Sia Vero. Margaret, che fino ad ora ha pensato al suo matrimonio come perfetto, è folgorata dal "Metodo", e decide di scoprire se la sua sia Vera Felicità o si limiti a sembrarlo. E via, anche lei, con l' erotismo filosofico: orgasmi e sillogismi si accavallano. Seguirli richiede anche una buona dose di pazienza. Irresistibile quanto un nuovo Ecce Bombo è invece la parodia, scintillante e ininterrotta, tutta aforismi e battute fulminanti, degli Usi e Costumi degli intellettuali di New York. Esempi di conversazione: "La massima espressione del maschio americano è Ronald Reagan". "Non so, direi piuttosto Eisenhower". "A cosa stai lavorando?". "Sono in fase di svolta...".



Panorama 23.07.1998
IL CAVALIERE SECONDO ANDREA CAMILLERI
Prima ha rovinato la tv, poi la politica
Joe Bolton, cantante da crociera. Poca voce, ma grande charme. È il simil-Berlusconi che imperversa nel nuovo racconto dello scrittore del momento. E quello vero? Ne parliamo con l'autore
colloquio con Andrea Camilleri . di Chiara Valentini

Che cosa ci fa quello strano cantante con pochissima voce, un tipo sulla sessantina con i baffetti posticci, su una nave da crocera carica di signore anziane? Ma soprattutto, chi è questo cantante che si fa chiamare Joe Bolton, che sul registro di bordo compare con il più domestico nome di Paolo Brambilla ma che, come si accorge ben presto il commissario di bordo Cecè Collura, è uno che per qualche strana ragione vuole cantare in pubblico senza farsi riconoscere? Non è stato poi così difficile, per i lettori della "Stampa" di lunedì 13 luglio, scoprire che il protagonista del primo di una serie di racconti scritti per il quotidiano torinese da Andrea Camilleri, il giallista più letto d'Italia (sei dei suoi romanzi, quasi tutti pubblicati da Sellerio, sono in cima alle classifiche), altri non è che Silvio Berlusconi. In effetti le tracce per far intuire la vera identità del protagonista erano parecchie, a cominciare dal suo passato giovanile di cantante sulle navi da crociera... Ma la frase a chiave più indicativa, sostiene Camilleri, era quella che formula fra sé e sé il commissario Collura, dopo aver visto all'opera Bolton-Brambilla nella saletta del piano bar: .Quello, se ci si mette d'impegno, è capace di convincerci che la luna è quadrata..

Camilleri, come mai questo scherzo estivo, per di più in un momento in cui Berlusconi è in scena come non mai?

.È stato un modo indiretto per parlare di questa vicenda paradossale che stiamo vivendo. E anche per esorcizzare il mio personale malumore, per evitare di eccedere nella polemica, perché l'eccesso non è più della mia età. Così mi sono immaginato questo Joe Bolton che torna a cantare travestito su una nave per ritrovare la sua giovinezza lontana. Anche se non ha voce riesce a convincere tutti che, volendo, potrebbe tirar fuori un do di petto capace di spaccare un lampadario. Riesce a conquistare la fiducia di chi lo ascolta, soprattutto delle donne..

Ed è quello che Berlusconi fa nella vita reale?

.E come no? Uno come lui, che è riuscito a persuadere gli italiani di aver fondato un partito per amore della politica e non per ragioni personali, ha il dono di trasformare la realtà. Il signor Berlusconi dice che siamo in un regime, e che lui è un perseguitato politico. Ma, come documenta proprio il famoso "Libro nero" che ha pubblicato e regalato ai suoi amici, un regime non consente agli oppositori di accumulare un attivo di 10 mila miliardi, di possedere tre tv e un quotidiano, di guidare un partito. Lui stesso, con la sua esistenza, smentisce che ci sia un regime. Ma cosa importa della logica, dei ragionamenti? Berlusconi è riuscito persino a resuscitare il comunismo, cosa che in sé mi farebbe anche piacere, visto che sono stato iscritto al Pci dal '44. Purtroppo invece il comunismo non c'è più. Ma c'è il comunismo virtuale creato da Berlusconi..

Nel suo racconto sulla "Stampa" il commissario Collura giudica il finto cantante .un fascinatore.. Anche il personaggio Berlusconi è così? Trova che abbia un suo spessore letterario?

.No, non mi sembra che abbia un grande spessore. È stato un palazzinaro come tanti, poi ha avuto l'abilità di inventarsi le tv commerciali, però in una situazione fortemente protezionista. Solo la ridondanza della tv lo ha fatto diventare un personaggio..

È stato aiutato dal fatto di essere il padrone della Fininvest?

.Ah, qui siamo arrivati al punto. Vede, prima di aver successo come scrittore io ho lavorato per 35 anni alla televisione di Stato. Mi sono occupato di prosa, cercando di tenere alta la qualità. Quando ero riuscito a mandare in onda "Finale di partita" di Beckett, che era stato visto da 400 mila spettatori, mi era sembrato di toccare il cielo con un dito. Con l'arrivo delle reti di Berlusconi tutto aveva preso ad appiattirsi, a degradarsi. Era cominciata l'ossessione dell'audience, per cui 400 mila persone che vedevano un buon programma non erano neanche da prendere in considerazione. Ci volevano i milioni di spettatori, ci voleva la volgarità. La Fininvest è riuscita a degradare il mondo della Rai che aveva le sue regole, che sapeva fare dignitosamente le commedie di Eduardo e gli straordinari varietà di Mina..

Oggi però Berlusconi è prima di tutto un uomo politico votato da milioni di persone.

.Ma anche nella politica è successo quel che era già capitato in televisione. Il famoso partito-azienda ha avuto l'effetto di degradare gli altri partiti, di ridurre tutto a spettacolo, a competizione vuota. Non ho l'umor nero del tramonto, ma come non vedere la gravità del distacco degli italiani dalla politica?..

Si riferisce all'astensionismo?

.Non parlo solo di quello. Oggi gli unici che sono rimasti a far politica mi sembrano gli squatter, che si indignano, si ribellano. Prima eravamo tutti così. Vivevamo con passione quel che succedeva, reagivamo, ci prendevamo a male parole fra amici per le nostre idee. Adesso è il cimitero..

Non vede anticorpi?

.L'anticorpo più vistoso è stato il pool di Milano, che però si è sovraesposto, non si è mosso con sufficiente cautela. Il vero errore l'ha fatto con quel famoso avviso di garanzia davanti a Clinton, quel che in Sicilia si chiama lo sfregio. Ma la magistratura resta la sponda più importante. Mi viene in mente un film, "Io sto con gli ippopotami". Io sto con i giudici, anche se mi fanno paura..

Sta anche con Di Pietro, che è andato all'attacco sulla Commissione d'inchiesta sulla corruzione?

.In questa vicenda purtroppo ha ragione lui. Dico purtroppo perché Di Pietro è uno che non mi piace. Grida troppo, ha la vocazione a fare il capopopolo. Di lui non mi fido. Ma in questo caso ha avuto il merito di parlare chiaro, al contrario di molti altri, di questa cosa gravissima..

Che cosa la preoccupa nel fatto che i partiti possano mettersi d'accordo per fare questa commissione?

.Che senso ha, quali sono i suoi compiti, perché proprio adesso? Qualcuno me lo spieghi. Mi viene in mente una commissione d'indagine sulle condizioni sociali della Romagna, che il Parlamento italiano votò nel 1875, per far luce sul problema dei briganti. In realtà poi i commissari, come ci attestano gli atti, non misero mai piede in Romagna, ma andarono in Sicilia. Ecco, anche questa commissione mi sembra un gioco a sponda di biliardo, dove si dichiara un cosa per farne in realtà un'altra..

Anche D'Alema non è contrario, a certe condizioni.

.Lasciamo perdere. Non condivido niente di quel che ha fatto il Pds-Ds sulla giustizia, e del resto a quel partito non mi sono mai iscritto. Sono stati troppo concessivi, hanno mollato su troppi punti. Mi hanno raccontato di un mafioso che ha detto: "Ma come, aboliscono l'ergastolo? Se l'avessi saputo non mi sarei mai pentito".

Crede che si sia abbassata la guardia nella lotta alla mafia?

.Non tutti hanno capito che arrivare a eliminare la mafia è il primo problema per l'Italia, non solo per il Mezzogiorno. Leonardo Sciascia, dopo aver letto lo studio di un botanico secondo cui la palma avanzava ogni anno di vari metri, aveva scritto un bel saggio, "La palma va al nord", appunto sul contagio della mafia. Io, che sono siciliano come lui, dico che oggi la palma va avanti ancora più in fretta. L'ha capito bene il giudice Caselli, un uomo di cui non mi stanco di parlar bene. Considero la sua presenza a Palermo il primo vero risarcimento fatto dal Nord alla Sicilia..

Lei ha detto di aver avuto una lunga militanza comunista. Come era arrivato al Pci?

.È una storia curiosa. Da ragazzo non mi andava di mettermi in divisa per il sabato fascista, così mi ero fatto fare da uno zio medico un certificato secondo cui avevo un soffio al cuore. Scoprii che almeno altri cinque giovani avevano lo stesso soffio. Insieme mettemmo in piedi un giornalino che si rifaceva al fascismo di sinistra di Umberto Ricci. Un giorno il vescovo mi manda a chiamare. "Figlio mio, tu scrivi cose comuniste...". Mi terrorizzai, perché in casa mia la parola "comunista" era un insulto. Ma poi lessi "La condizione umana" di Malraux e ne ebbi uno choc enorme, mi venne la febbre. Allora pensai: "Vuoi vedere che il vescovo ha ragione, che sono proprio comunista?". E infatti, appena fu possibile mi iscrissi al Pci..

D'Alema ha sostenuto di essere un suo estimatore, di aver letto tutte le storie del commissario Montalbano.

.Mi dispiace per lui, ma non riesco a ritrovarmi nel partito che è venuto dopo la fine del Pci. D'altra parte sembra che ormai la passione di D'Alema non siano più le storie di Montalbano, un comunista "arraggiato" [arrabbiato] come lo rimprovera il suo brigadiere, ma che abbiano preso il sopravvento i romanzi della New Age.....

Le sembra che la "prima volta" della sinistra al governo stia producendo qualche cambiamento?

.Prodi sta facendo molte cose, alcune anche buone. Ho pagato una tassa per l'Europa e in Europa ci siamo andati davvero. È la prima volta che un patto è stato rispettato. Ma non basta. Prodi deve affrontare il problema del lavoro, quello del Sud. Solo su una cosa sono convinto che non potrà farcela..

Quale?

.Sulla riforma della burocrazia. Voglio farle vedere una lettera che ho appena ricevuto dal ministero delle Finanze, da Visco, e che non è indirizzata direttamente a me, ma "agli eredi di Camilleri Andrea". La lettera comincia così: "Caro contribuente, sono dispiaciuto che lei sia rimasto coinvolto nello scandalo delle cartelle pazze...". Non ho mai ricevuto una cartella pazza, ma in compenso quel ministero mi dà per morto, e so bene che non sarà facile dimostrare il contrario. Una storia di questo genere l'ho raccontata in uno dei miei libri, "La concessione del telefono". Solo che lì ci si riferiva a vicende di un secolo fa. Ma questa follia burocratica, nonostante tutto, continua ad essere il vero specchio dell'Italia..


la Repubblica - Lunedì, 20 luglio 1998 - pagina 26
di PAOLO MAURI

SCRITTORI DIECI IN GEOGRAFIA A PROPOSITO DI UNA SERIE DI "REPUBBLICA" E DI UNA INIZIATIVA IN LIGURIA

Repubblica ha dato il via ad una serie estiva di letture dedicate ai luoghi descritti e spesso trasfigurati dagli scrittori, come nel caso della Vigàta di Andrea Camilleri di cui parla oggi Stefano Malatesta. E' un curioso e interessantissimo rapporto quello degli scrittori con i luoghi, poiché si instaura una specie di rapporto dialettico tra luogo reale e luogo reinventato in cui non si sa più chi ha maggiore capacità di suggestione. Certo è che il luogo "scritto" diventa altro da sé e fatalmente si conserva meglio di quello reale, esposto a trasformazioni e possibili alterazioni. Se si considera, magari sulla scorta del bel libro di Simon Schama, che il paesaggio è comunque un prodotto culturale, possiamo dire che gli scrittori si mettono in gara con il resto del mondo per dare di un paesaggio, agreste o urbano che sia, una loro versione "firmata". Forse il caso più celebre di rilettura del paesaggio, attraverso un poeta, ce lo ha dato Schliemann che cercava Troia sulla scorta dei versi di Omero e naturalmente non la trovò, poiché ai poeti non si può chiedere d' essere precisi come una mappa del tesoro, o almeno non è la precisione che a loro soprattutto si richiede, mentre diverso è il caso dei pittori e ognuno ricorda i Bernardo Bellotto - è ormai leggenda - usati per ricostruire dove la guerra aveva distrutto. Riscoprire un luogo nella realtà e attraverso uno scrittore è comunque un' esperienza con infinite varianti e leggere uno scrittore amato "sul posto" può essere doppiamente piacevole. O irritante per via dei guasti e devastazioni. La Regione Liguria ha deciso di regalare ai turisti dei piccoli libri antologici (curati da Laura Guglielmi e Rosa Elisa Giangoia) con brani di scrittori che raccontano di volta in volta una città o un tratto di costa, da levante a ponente. Bravi gli assessori. Peccato però che nei decenni trascorsi nessuno dei loro predecessori abbia letto e meditato La speculazione edilizia di Italo Calvino.


la Repubblica - Lunedì, 20 luglio 1998 - pagina 23
di STEFANO MALATESTA

La Sicilia di CAMILLERI
MONTALBANO TERRA E MARE

La Vigàta dove indaga il commissario più celebre d' Italia non esiste almeno ufficialmente Nel costruirla l' autore ha usato Porto Empedocle e la memoria della sua infanzia

Porto - Empedocle La Vigàta del commissario Montalbano e delle altre storie di Andrea Camilleri è un paese di terra e di mare che non c' è più. Appartiene interamente alla giovinezza dello scrittore, nato a Porto Empedocle, dove i pescatori abitavano in piccole case a un piano dipinte di bianco, di giallo e di azzurro. E nei tre circoli ora scomparsi i borghesi - nobili non ce n' erano - chiamandosi con i soprannomi, Ninì, Cecè, facevano della chiacchiera un' arte sopraffina. I dialoghi di Camilleri, straordinariamente vivaci e mossi, metà in siciliano e metà in italiano, risentono di queste conversazioni portate verso gli strati più alti e evanescenti della dialettica, per puro piacere. Il bisnonno materno, Giuseppe, possedeva una villa a due chilometri da Porto Empedocle, dove si giocava a biliardo, si suonava la pianola, si mangiavano sformati di melanzane preparati da un cuoco che sapeva dove mettere le mani. C' era una passeggiata di mezzo chilometro, dove si poteva camminare all' ombra di roselline bianche, tra boschetti di aranci, limoni, mandarini e macchie enormi di gelsomino d' Arabia che di notte spandevano intorno un profumo acutissimo. Qualche volta il patio, che aveva le mura molto alte, come i carmen dell' Albaicin di Granada, veniva usato per i duelli nelle solite questioni d' onore. E dalla terrazza, dietro gli ulivi saraceni, si vedeva il mare. "La casa sta ancora là e non ho i soldi per rimetterla in ordine" dice Camilleri. "Ora, quando ti affacci da una finestra, ti trovi davanti ad un' altra finestra, quella della casa di fronte. Trenta anni fa tagliarono gli ultimi alberi che reggevano il terreno e alla prima alluvione la collina di marna è scivolata giù, portandosi via le case dei pescatori. Poi hanno costruito i palazzacci secondo il principio del lager e del bunker e quello che era un viottolo transennato è diventato un' autostrada. Mi si torcono le budella ogni volta che lo percorro. I produttori della serie televisiva su Montalbano sono stati costretti a cercare un' altra Sicilia per ritrovare Vigàta. Credo che abbia scelto il siracusano e gli Iblei: Scicli, Palazzolo Acreide, dove le campagne sono ancora bellissime e i paesi conservati con decoro. Tu sai che in uno o due dei miei libri compare un' attraente e disinvolta svedese. L' ho messa come per datare l' epoca e per ricordare uno dei miti dell' erotico fantastico siciliano. Oggi che ci verrebbe a fare una svedese, in questo manicomio di cemento?". Tra un' indagine e l' altra Montalbano si ferma volentieri in trattorie a mare, dove lo rispettano non per la sua qualità di sbirro, ma perché sa apprezzare: pasta con le sarde, gamberetti olio e limone, triglie fritte. Se veramente mangiasse tutto quello che lo costringe a mangiare Camilleri, avrebbe le dimensioni di una botte. Poi stramazza a letto per fare il chilo nella sua villetta di Marinella, lungo la strada verso Sciacca. O va a nuotare e a passeggiare sulla spiaggia ponzando ai casi delittuosi, non troppo a lungo perché "futtiri addritta e camminari na rina portano l' omu alla rovina". La costa fino a Sciacca è una delle più belle della Sicilia, con dei tratti di macchia mediterranea verso il fiume Platani vincolata dalla forestale, dove non hanno potuto costruire. Trent' anni fa le villette abusive come quella di Montalbano erano ancora poche, oggi sono molto più numerose e il commissario, forastico e solitario, non ci andrebbe ad abitare. Tanto varrebbe prendere un piccolo appartamento in paese, tre stanze, bagno e cucina, simile a quello dove Camilleri passa qualche settimana l' anno, vicino al monumento a Pirandello in stile moscovita, con la coppola e gli stivali kolkosiani che spuntano da sotto il risvolto dei calzoni. Con l' antico paesaggio contadino e marinaro, se n' è andata anche una cultura povera e rassegnata, ma dignitosa, che aveva molto forte il senso del rispetto reciproco, dei riti familiari, civili e religiosi. "Allora non c' erano telefoni. Veniva a tuppiare alla porta la cammerera di casa tale e diceva a mia madre: "La mia padrona ci dà parte e consolazione che oggi pomeriggio, alle cinque, la viene a trovare". Questa era la formula, onnicomprensiva di partecipazione e di consolazione in caso di nascite, battesimi, morti. Naturalmente tu dovevi ricambiare entro tre giorni, se no sgarbo era. Ma non bastava accogliere semplicemente, bisognava "fari facci", dimostrare viso lieto e allegrezza per l' arrivo. Quando qualcuno ritornava da una visita ai parenti lontani, la prima cosa che si chiedeva era: "Ti nni ficiru facci?". E in base alla risposta si stabiliva come comportarsi in caso di reciprocità". "A Porto Empedocle i pescatori e i commercianti e grossisti di zolfo erano siciliani. E i commercianti di generi alimentari venivano da Amalfi o da Napoli: per andare ad accattare tanticchia di farina si diceva: "vai dal napoletano". Tutti sapevano di tutti e anche di chi era mafioso. Ma non se ne parlava, la mafia era ignorata, come si ignora il mal di pancia che hai avuto al pranzo di gala. Erano fatti loro, ci abbiamo messo mezzo secolo a capire che erano anche fatti nostri. Se succedeva qualcosa chiudevi la finestra di casa tua, perché non entrasse nella tua famiglia. Ora l' atteggiamento è cambiato e quando hanno ammazzato quel povero maresciallo dei carabinieri, ci sono state decine di telefonate in questura e ai carabinieri. Le telefonate erano anonime, ma trent' anni fa non avrebbero mai chiamato". "Poi c' erano personaggi quasi scomparsi: uomini di rispetto non nel senso mafioso, che riuscivano ad imporsi anche ai mafiosi per il loro grande, risaputo coraggio fisico e per la loro assoluta integrità. Ne ho conosciuti uno o due e ti voglio raccontare una storia che mi riguarda. Alla vigilia di Natale del 1944, in una Sicilia occupata dagli americani, io stavo nella casa di uno di questi signori. In un salone i ragazzi ballavano e in un' altra sala i grandi giocavano forte, a zecchinetta, a baccarat e non so perché decisi di giocare anch' io. All' epoca lo stipendio di mio padre era di 1300 lire e io sulla parola persi 8mila lire, una cifra inaudita. Quando finì il gioco l' uomo di rispetto mi chiamò e mi disse solo: "Picciotto, ricordati che i debiti di gioco si pagano entro le 24 ore". Mi devi credere, uscendo alle tre e mezzo di notte dalla sala avevo un solo pensiero fisso: quanto sono cretino, pensa quanti libri avrei potuto comprare con 8mila lire. Perché non avevo nessuna possibilità di pagare il debito". "Tornando a casa, all' incrocio con una stradetta, incontrai uno che sembrava ripararsi sotto l' entrata di un negozio chiuso. Poi arrivò un altro, mi piantarono una pistola sotto il mento e mi dissero: "I soldi". Avevano una lampadina tascabile e mentre aspettavo di essere ammazzato di botte, il primo mi guardò in faccia, spense la lampadina e mi lasciò andare, mormorando: "Ah! Vossia scusasse, buona notte". A casa vomitai nel bagno per la paura e il giorno dopo al caffé Castiglione, un tale si avvicina e dice: "Don Nené, me lu paga un caffé? Vale per la nottata persa di stanotte". Era il rapinatore, doveva lavorare al porto, mio padre era ispettore delle compagnie portuali e mi aveva riconosciuto. Raccontai tutta la storia ad una amica ricca di Agrigento, lei si impietosì e mi prestò le 8mila lire. Così andai a trovare il personaggio di rispetto con la mazzetta dei soldi in una borsa. Lui li contò e li mise in un cassetto. Quando feci per andarmene, mi richiamò: "Sei un bravo picciotto. Riprenditeli. Io non accetto soldi da un picciriddu"". Dice Camilleri che a Porto Empedocle le cose sembravano immutabili, i possidenti che andavano ai circoli e i contadini che zappavano la terra cantando gli inni della passione o i canti in onore del padrone, quando era buono, come i negri dell' Alabama. Il fascismo, arrivato nell' isola a onda morta, aveva cambiato poco o nulla e si sopravviveva per mutuo soccorso, secondo gli strati sociali e per una certa diffusa umanità. Il padre dello scrittore era stato un bravo combattente della Grande Guerra, siciliano nella Brigata Sassari, e squadrista della prima ora. Invece di arrestarlo, gli americani lo avevano nominato comandante del porto. E quando morì e il feretro venne trasportato nel cimitero del paese, il custode del cimitero s' inginocchiò profondamente davanti al carro funebre, quasi con partecipazione personale. Questo custode, che si chiamava Turiddu Hamel, d' origine maltese, era comunista e durante il fascismo aveva sofferto anni di galera e di confino. Faceva il sarto e per ricompensarlo della galera gli avevano dato il posto di custode, figurarsi. Incontrandolo qualche anno più tardi lo scrittore gli chiese: "Turiddu, mi devi levare una curiosità. Tu sei sempre stato comunista e mio padre era fascista: perché si sei inginocchiato in quel modo?". E lui rispose: "Proprio perché ero comunista nessuno mi dava da fare lavori di cucito. Tuo padre mi ordinò cinque divise". Seguì la lunga era democristiana, che sembrava interminabile come l' era glaciale. I potentati del posto avevano diritto alla riconoscenza della gente e al loro voto in rapporto alle loro capacità di attrarre insediamenti che portassero lavoro. Arrivò il consumismo - le esigenze del consumismo - e contemporaneamente si fecero sempre più numerosi quelli che scoprivano che si poteva campare senza fare niente, con la cassa integrazione, con la previdenza, con l' invalidità. Dice Camilleri che a Porto Empedocle è svanita ogni attività culturale e che invece è arrivata la droga tra i giovani: "Prima forse un quintale te lo davano, ma un grammo no". Uno dei pochi dati positivi è una maggiore sensibilità dei paesani al cancro mafioso, sensibilità che varia da area ad area, ma che è avvertibile in tutta la Sicilia. "Lo sbirro Montalbano si muove in un paesaggio che risale alla giovinezza del suo autore, e nello stesso tempo ha a che fare con situazioni contemporanee: droga, televisioni private, immigrazione nord-africana. E' anche un poliziotto anomalo, perché non ha sopra di lui un giudice rompicoglioni che lo tormenta ed è quindi libero di indagare come vuole. Il questore lo tratta come un figlio e sua moglie gli prepara sempre nuove ricette di polipetti. Credo che il successo delle storie del commissario presso gli stessi uomini della polizia sia anche dovuto al fatto che racconto una favola, una favola per poliziotti".


la Repubblica - Lunedì, 20 luglio 1998 - pagina 19
"Senza perdere la tenerezza"
PREMIO BANCARELLA AL MESSICANO IGNACIO TAIBO

PONTREMOLI - Lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II con il saggio su Che Guevara "Senza perdere la tenerezza" (Il Saggiatore) ha vinto la quarantaseiesima edizione del premio Bancarella. A Taibo sono andati 97 dei 194 voti pervenuti al notaio su un totale di 200 votanti. Un' affermazione schiacciante quella dello scrittore sudamericano che ha preceduto il libro di Franck Mc Court "Le Ceneri di Angela" (Adelphi) al quale sono andati 47 voti. Al terzo posto Sergio Zavoli con "Ma quale giustizia" (Piemme) che ha raccolto 34 suffragi. Nell' ordine poi Andrea Camilleri in finale con "La voce del violino" (Sellerio), Montanelli e Cervi finalisti con "L' Italia dell' Ulivo" (Rizzoli) e Gianni Farinetti con il libro "L' isola che brucia" (Il Mulino). Taibo II con "Senza perdere la tenerezza" ha realizzato un documento impressionante per il rigore e la precisione con la quale ha raccolto e proposto l' enorme quantità di dettagliate testimonianze riportando discorsi, frasi, dialoghi, fotografie di molti protagonisti che hanno vissuto in prima persona le vicende di Che Guevara.


la Repubblica - Sabato, 18 luglio 1998 - pagina 35
Cornwell, Camilleri, Grisham...
I LIBRI GIALLI ALLA CONQUISTA DELL' ESTATE

La tendenza estiva continua a parlare di gialli e ancora gialli. Al comando della classifica troviamo Patricia Cornwell col suo Il cimitero senza nome, così come al genere thriller appartengono le due nuove entrate: in nona posizione Morte sul fiume di P.D.James e, in decima, Il premio di Vazquez Moltanban. In discesa, ma pur sempre al secondo posto, Un mese con Montalbano di Andrea Camilleri, autore anche del titolo in ottava posizione, La concessione del telefono. Ancora un giallo, per quanto in discesa come il precedente, al sesto posto, L' avvocato di strada di Grisham. Da segnalare poi, in salita, la penultima puntata della saga di Re Artù, Il Romanzo di Excalibur - Il tradimento, di Bernard Cornwell, e Tre camere a Manhattan di Simenon, un romanzo d' amore però, e non un poliziesco come quasi tutti i libri di questo autore. La classifica è stata effettuata dall' Istituto Cirm.


la Repubblica - Giovedì, 16 luglio 1998 - pagina 34
Da un magazine popolare un premio letterario
UN "REFERENDUM" FEMMINILE PER IL MIGLIOR LIBRO

"VIVERE meglio nel pianeta dei libri", imparare e divertirsi insieme a loro: è questo lo scopo dichiarato di una sorta di referendum sul miglior romanzo italiano uscito durante l' anno che uno dei settimanali femminili più diffusi nel paese, Donna Moderna, lancia tra le sue lettrici. Ha fatto scegliere al premio Nobel Dario Fo e al poeta e critico Giovanni Raboni venti titoli tra cui le partecipanti dovranno indicare la loro preferenza dando vita a un premio letterario tra i più popolari che si conoscano. Tra gli autori indicati troviamo Francesco Biamonti, Alessandro Boffa, Andrea Camilleri, Erri De Luca, Giuseppe Ferrandino, Melania Mazzucco, Giorgio Pressburger, Tiziano Sclavi, Sebastiano Vassalli: alcuni dei romanzieri più noti di questo momento, strano però che vi siano solo pochissime autrici donne, tre. Una prima fase vedrà votati i libri usciti nei primi sei mesi ' 98, una seconda vedrà invece in gara altri venti titoli selezionati tra quelli pubblicati fino alla fine dell' anno. Infine, a marzo ' 99, il testa a testa tra i primi arrivati alle due selezioni precedenti. Per far gola alle partecipanti, ricchi premi in palio. La decisione di Donna Moderna parte dalla constatazione della scarsa propensione alla lettura da parte degli italiani: solo il 38 per cento della popolazione legge più di sette libri l' anno, il trenta per cento si limita a tre, il restante li ignora proprio. La letteratura italiana comunque ha più affezionate tra le donne che tra gli uomini: gli undici milioni di persone che dichiarano di amarla sono composti al 56 per cento dal gentil sesso.


la Repubblica - Martedì, 14 luglio 1998 - pagina 35
di PAOLO MAURI

Per gli scrittori il dialetto è una risorsa
MONTALBANO UN COMMISSARIO CON LA LINGUA MOLTO SPORCA

Nessuno più si sogna di censurare il ricorso a materie "basse"

Uno dei motivi del successo di Andrea Camilleri e del commissario Montalbano è indubbiamente quel suo italiano "sporco", reinventato a misura di un dialetto che ha già alle spalle una carriera letteraria e nella sua variante più grottesca e comica, anche cinematografica. Montalbano che "talia il ralogio", cioè che guarda l' orologio è un tardivo cugino del gaddiano commissario Ingravallo e onora, per così dire, l' illustre parentela. Per dirla in breve l' italiano "sporco" corrisponde al parlato di gran parte del paese ormai da molto tempo: per ragioni culturali e ambientali la lingua si piega e s' adatta e prende sapori particolarissimi variando e inventando un po' come accade alla cucina regionale, insidiata dai fast food, così come l' italiano vero è insidiato dagli "attimini" della lingua artificiale dei nuovi "preziosi ridicoli". Mentre i vecchi dialetti tramontano inevitabilmente, sciogliendosi in una nuova realtà linguistica, l' italiano parlato e di conseguenza quello letterario più incline all' espressionismo non dimentica le molte radici delle molte Italie che convivono nell' Italia reale e insieme un po' fittizia del modello Unico 740. D' altra parte le due esigenze sono ben chiare: da un lato un paese giovane e assai frastagliato culturalmente aveva l' esigenza d' una lingua comune, dall' altro lo scrittore non poteva e spesso non può neppure oggi rinunciare a rappresentare "dal vivo" una realtà ancora multiforme. Anzi: oggi che bene o male l' obiettivo della lingua comune è raggiunto, nessuno si sogna più di censurare il ricorso a materie "basse" come le espressioni dialettali, sicché su due giganti come Porta e Belli pesò per tanto tempo la taccia d' esser minori mentre hanno, col tempo, seppellito quasi tutti i poetini loro coetanei campioni del "parlar pulito" a oggi assolutamente illeggibili. Naturalmente l' italiano sporco non è un obbligo e guai se lo si usa per pura affettazione: diciamo che è una riserva ancora aperta e niente affatto obsoleta. Visto che la lingua si evolve e persino muore, ma sostanzialmente non va dal peggio al meglio, né dal meglio al peggio come troppo spesso si dice e scrive.


la Repubblica - Sabato, 11 luglio 1998 - pagina 32
Le novità della classifica
CAMILLERI IN TESTA MA AVANZANO TERZANI E SIMENON

Rimane in prima posizione il libro di Andrea Camilleri, Un mese con Montalbano, una raccolta della Mondadori di trenta casi per l' ormai popolare ispettore. Camilleri è anche presente in quinta posizione con La concessione del telefono, l' ultimo suo libro uscito per la Sellerio, la sua "storica" casa editrice. Al secondo posto sale il volume di Tiziano Terzani, In Asia. John Grisham invece scende di una posizione. Nuova entrata al quarto posto dove arriva Patricia Cornwell con Il cimitero dei senza nome nell' edizione super economica della Mondadori. Sempre in salita Georges Simenon con Tre camere a Manhattan. Guardando nelle classifiche di settore appare ancora più evidente il grande successo che sta arridendo a Camilleri: occupa tutti i primi quattro posti nella narrativa italiana. Nei tascabili, poi, trionfo degli evergreen. Si vedono Se questo è un uomo, Il piccolo principe e Il Gattopardo.


la Repubblica - Venerdì, 10 luglio 1998 - pagina 45
di SILVIA FUMAROLA

Presentati i titoli della stagione ' 98-99, mentre il direttore generale della Rai Celli spiega la nuova struttura che sostituisce Cinemafiction
TRA SERIE E KOLOSSAL LA TV RACCONTA L' ITALIA

ROMA - Una gran folla di produttori e registi, ieri, all' incontro per la presentazione della nuova stagione della fiction Rai. A spiegare la nuova struttura di produzione - che ha preso il posto della gigantesca Cinemafiction - è stato il direttore generale della Rai, Pierluigi Celli. "Abbiamo voluto dare alla Rai una nuova organizzazione che, dal primo gennaio, porterà l' azienda ad avere un volto completamente diverso, con una trasparenza contabile e un sistema di massimo decentramento". Quanto al cinema, Celli ha voluto precisare un concetto, secondo lui mal espresso in un' intervista rilasciata a Il Mondo, sulla legge relativa al finanziamento dei film italiani, che aveva scatenato una serie di reazioni indignate, prima fra tutte quella del ministro Antonio Maccanico. "Nell' intervista spiegavo" chiarisce Celli " che avrei preferito una gradualità di interventi, ma aggiungevo che gli obblighi - una volta che sono stati fissati - vanno rispetttati. Senza questa frase non si può capire che in una successiva risposta mi riferivo a quanti, per fortuna pochi, si sono già rivolti alla Rai soltanto per chiedere soldi, fingendo di equivocare sullo spirito della legge per considerarla come una sorta di piano per il mezzogiorno cinematografico. Le cose non stanno così. Proprio come ha spiegato il vice presidente del Consiglio Veltroni, l' obiettivo del nostro intervento sarà quello di dare forza al cinema italiano di qualità, di aiutarlo nella definizione dei progetti, nelle scelte produttive e anche nella sua distribuzione e nella sua affermazione nelle sale, vero momento di verifica, anche economica, dei risultati. Credo che solo con la collaborazione tra cinema e televisione si possa rilanciare l' industria dell' audiovisivo in Italia". Intanto, la nuova stagione della fiction Rai è nel segno della continuità: si alternano film d' autore, serie e kolossal. Si parte con le grandi coproduzioni: La torre dei primogeniti di Alberto Negrin (con Ben Cross, e Marco Bonini), e La Bibbia ("Geremia" e "Ester"). E' un esperimento interessante l' Heimat italiano, La vita che verrà di Pasquale Pozzessere, scritto da Rulli e Petraglia, quarant' anni di storia del Paese attraverso la vita di due coppie: Stefano Dionisi, Valeria Golino, Roberto De Francesco e Antonella Ponziani. Poi le serie: il seguito di Linda e il brigadiere, Trenta righe per un delitto e il maxi serial Medico di famiglia con Giulio Scarpati (52 puntate da 50 minuti), gli otto episodi di Lui e lei di Luciano Manuzzi, i sei di Commesse di Giorgio Capitani con il trio Ferilli-Brilli-Pivetti; ancora gli otto episodi di Una donna per amico con Elisabetta Gardini e Enzo De Caro. I film tv che potrebbero avere un loro percorso cinematografico sono Vite in sospeso di Marco Turco con Ennio Fantastichini e Isabella Ferrari, sulla comunità degli ex terroristi italiani esuli a Parigi; vedremo Il compagno di Francesco Maselli, dal romanzo di Pavese, con Amanda Sandrelli e Lucio Zagaria; Sotto la luna di Franco Bernini con Claudia Gerini. L' estate di Davide di Carlo Mazzacurati, che è tornato nel Polesine per raccontare l' educazione sentimentale e il duro impatto con la vita di un adolescente, sarà presentato in concorso al festival di Locarno. Francesco Paolantoni è un professore di liceo in Solo per te di Cicinnati e Exacoustos. Storie per protagoniste femminili: La donna del treno di Carlo Lizzani con Antonella Fattori; Una sola debole voce di Alberto Sironi, che affronta il tema della mafia attraverso lo sguardo di Licia Maglietta; Costanza con Monica Guerritore, mamma e moglie; Torniamo a casa con Barbara De Rossi, che cerca la felicità adottando un bambino. Sono in preparazione Il mondo alla fine del mondo da Sepulveda, il seguito di Un prete tra noi e Le ragazze di Piazza di Spagna, i due film di Cinzia Th Torrini Iqbal e Ombre, Giallo siciliano di Sironi tratto dai romanzi di Camilleri.


Panorama 09.07.1998
ALL'INDICE
Caro Camilleri, stia attento al suo pubblico
di Roberto Cotroneo

Il caso Camilleri fa abbastanza impressione, perché indica uno strano modo di leggere degli italiani. Camilleri è scrittore di buon talento, che predilige l'aspetto artigianale, minimo, quasi dimesso della letteratura. E lo predilige alla letteratura che vuole essere spettacolare, epica, grandiosa, in una parola, "alta".

Inoltre Camilleri scrive gialli, mette in scena un commissario, Montalbano, tanto simile a mille altri commissari che ben conosciamo. E ambienta le sue storie in un luogo immaginario della Sicilia. Storie che scrive usando il dialetto, ma che non è un linguaggio rivoluzionario, reinventato, non è il lombardo di Gadda, non è neppure il siciliano denso e sofisticato di Vincenzo Consolo. È una lingua che si fa leggere. Camilleri è bravo, e vende bene. I suoi libri figurano talvolta nei primi tre posti tra i libri più venduti.

E questo non può che far piacere, anche perché Camilleri è uno che parla il meno possibile, e preferisce scrivere. Ma il pubblico di Camilleri può essere molto peggio del suo autore (a volte accade che il pubblico sia peggiore dell'autore che predilige): e questo perché i motivi del successo di Camilleri non vanno ricercati nel suo valore letterario - spesso troppo altalenante e troppo di genere per dare una valutazione - ma nel suo "non essere" letterato, nel suo modo di rassicurare il pubblico: con libri brevi, che della letteratura prendono il meno possibile, e della vita il più possibile.

Quei libri di Camilleri sembrano così poco intellettuali da diventare libri per un pubblico che ormai detesta la letteratura come sfida, come piacere culturale, come gioco borgesiano, come labirinto.

I lettori di Camilleri si possono liberare dai complessi di inferiorità che gli può generare l'ultimo romanzo di Günter Grass o di Tim Parks. Sono liberi di adottare un autore che gli permetta di disprezzare la letteratura. Sempre che Camilleri non faccia come il grande Simenon. I Maigret per il pubblico, i grandi romanzi per i letterati. Solo così Simenon è diventato un grandissimo della letteratura del Novecento.


la Repubblica - Mercoledì, 8 luglio 1998 - pagina 37
di CORRADO AUGIAS

LA VIA DI CAMILLERI LA SUA FORZA NEGLI INTRIGHI E NELLA LINGUA

Due modi di raccontare

Il giallo italiano è così ricco da potersi permettere lussi inconcepibili fino a pochi anni fa. Di quasi nessun' altra narrativa del genere thriller può dirsi altrettanto, tantomeno della più ricca, quella americana. Ogni thriller americano assomiglia ormai ad un altro thriller americano. Dal momento che il repertorio delle astuzie investigative alternate alle scene di violenza e di sesso non è infinito, il risultato è che quei romanzi finiscono per confondersi nella memoria in un unico amalgama dove ormai la sola cosa che conta o sorprende è semmai lo sfondo, quasi mai i protagonisti o la trama. Il giallo, e per estensione il thriller, è uno degli specchi in cui una società si riflette. Fino a quando l' Italia è stato un paese bonario composto in prevalenza da povera gente, il massimo del giallo al quale potevamo aspirare erano film come Totò guardie e ladri o I soliti ignoti in cui dei poveri ladri si scontravano con delle povere guardie per, è il caso di dire, un piatto di minestra. Scerbanenco è stato il primo a raccontare il sorgere di una criminalità che andava facendosi più feroce, in parallelo a quello sviluppo economico (il famoso boom) che ci avrebbe trasformato. Da lì è partita la costruzione di un giallo italiano inteso come filone riconoscibile, e dal tronco di questo filone si sono venute distaccando le varie specialità tra le quali rientrano anche gli autori definiti "pulp" o cannibali. Non so se Giuseppe Ferrandino, quarant' anni, ischitano, abbia mai letto quel tipo di libri. A occhio e croce direi di no. I romanzi "pulp" sono figli della società dei consumi, sgorgano dalla televisione (nel senso dei programmi televisivi) e dai supermercati, traggono la loro ispirazione dal cinema o da altri libri. Ferrandino non è niente di tutto questo a giudicare dal suo romanzo d' esordio: Pericle il nero (Adelphi editore). Il "nero", richiamato già nel titolo, viene dalle nere viscere della ferocia plebea. Pericle è uno che di mestiere fa il massacratore, anzi, per dirla con le sue stesse parole, "di mestiere faccio il culo alla gente". Lavora per la camorra perché questo offre oggi a uno come lui la società nella quale gli tocca vivere. In altre epoche, per esempio due secoli fa, sarebbe stato uno dei "lazari" straccioni e feroci pronti a prendere a randellate sia "li signure" sia, con lo stesso entusiasmo, altri poveri cristi come loro. Sarà curioso vedere in che modo evolverà la genuina brutalità (narrativa) di Ferrandino, se riuscirà come Beppe Lanzetta, a dare al suo indiscutibile impeto durata tale da trasformarlo in autentica forza. All' estremo opposto di questo spettro amplissimo, c' è Andrea Camilleri che, figlio di una delle società a più alto tasso di omicidi d' Europa, riesce a raccontare la Sicilia con il tono incantato di una metafora. Il bello è che non c' è niente di metaforico nei suoi racconti, a cominciare dall' immaginario paese di Vigata che è anzi una specie di distillato iperrealista dell' isola. Se la forza di Ferrandino sgorga direttamente dalla madre terra, la forza di Camilleri viene in primis dall' invenzione di una lingua che avvolge il lettore come una soffice veste da camera facendolo sentire a suo agio dentro la storia. è l' effetto Simenon, mago del benessere narrativo, trasferito dalle rive della Senna all' ombra degli aranceti. Le trovate di Camilleri sono spesso di grande effetto, i suoi intrighi sono quasi sempre ben costruiti, ma né le une nè gli altri raggiungerebbero quel risultato se lo scrittore non usasse quell' impasto fatto di italiano e siciliano, giri di frase vecchiotti, buon senso popolare, proverbi. In altre parole: il racconto di vite quasi normali racchiuse in una notevole eleganza stilistica. Quello che manca a Ferrandino abbonda in Camilleri, a un rapporto in presa diretta si sostituisce il distacco dell' ironia. Eppure sia l' uno che l' altro raccontano l' Italia. Da che dipenderà questa ricchezza: da loro? O dall' Italia?


la Repubblica - Sabato, 4 luglio 1998 - pagina 34
Il testa a testa Camilleri Grisham
UN AMORE A MANHATTAN CON SIMENON

Continua la sfida Camilleri Grisham, e la classifica di questa settimana vede ancora al vertice Andrea Camilleri (presente anche in settima posizione con La concessione del telefono) con Un mese con Montalbano, mentre John Grisham e il suo L' avvocato di strada devono accontentarsi del secondo posto. Appena entrato tra i top-ten guadagna subito la terza posizione il nuovo libro del viaggiatore, scrittore e giornalista Tiziano Terzani, In Asia. Segue a ruota, al quarto posto, un' altra nuova entrata: è il lavoro di Philippe Delerm La prima sorsata di birra, e altri piccoli piaceri della vita. Forse l' ingresso più inatteso. Mentre atteso era forse quello di Georges Simenon, con Tre camere a Manhattan, più che un giallo un libro di amore. Ricordiamo che la classifica libri è stata realizzata dall' Istituto Cirm esplorando sessanta librerie a rotazione.


Panorama 03.07.1998
IL ROMANZO
Lingua, plot e ironia
di Angelo Guglielmi

C'è la corsa a scrivere di Camilleri, il fenomeno dell'anno. Primo da settimane nella classifica libri, centinaia di migliaia di copie vendute, consensi generalizzati sui giornali, presto anche in tv. Il suo successo ha inizio con la serie gialla dominata dal Commissario Montalbano, una sorta di Maigret più colto, che unisce l'acume dell'indagine al piacere della conoscenza. Ma prima della serie gialla Camilleri aveva scritto più di un romanzo che giallo non era pur se, come i gialli, nasceva da un pretesto colto nella storia reale della Sicilia e, come i gialli, si affidava a una trama spessa e serrata che sviluppava, avvolgendoli in una tela straniante, gli accadimenti del plot. È che Camilleri è uno scrittore siciliano e siciliano vuole rimanere. Sciascia si fa francese, Vittorini milanese, Camilleri come Pirandello vuole rimanere (e rimane) siciliano. E i siciliani sono oppressi (assediati) da una realtà e da una natura forte e prepotente che mentre accettano (e di essa non potrebbero fare a meno) pure sentono il bisogno di distanziare. Di distanziarla senza perderla di vista, anzi allargandone lo specchio di visione. Così Pirandello la raddoppia cioè mette in dubbio l'unicità del reale offrendolo a ogni tipo di sospetto (di incertezza); Camilleri la persegue da vicino (quasi l'anticipa) adottando adeguate difese per non essere travolto. La difesa massima è l'ironia che Camilleri ha l'accortezza di fare salire dalle situazioni oggetto di racconto fingendo una neutralità di autore.

Così con "La concessione del telefono" Camilleri ci propone un romanzo epistolare (struttura già adatta al racconto d'amore) in cui, con forzatura geniale, sviluppa una feroce (ma irresistibile) satira contro la burocrazia piemontese sbarcata (con i Mille) in Sicilia, contro l'efficienza (e l'onestà professionale) delle istituzioni preposte all'ordine pubblico, contro l'architettura dei rapporti sociali nei cui anfratti crescono i germi della mafia, contro la virilità dei siciliani, il sacrificio delle donne e l'onore offeso. Ma oltre (più ancora) che il ricorso a accorgimenti strutturali (appunto il romanzo epistolare) decisiva in questa straordinaria messa in scena di Camilleri è la lingua usata. Non si tratta di un misto di italiano e dialetto ma di un italiano meticciato con il dialetto e un dialetto meticciato con l'italiano: dunque di una lingua inventata che combatte la mancanza di agilità che affligge la lingua italiana, dotandola di una espressività implicita, scalata su una pluralità di piani tonali, capace di intrattenere con il lettore un rapporto di maliziosa complicità. E il lettore si diverte e apprezza.



ANDREA CAMILLERI, "La concessione del telefono", Sellerio, pp. 269, lire 15 mila.


la Repubblica - Venerdì, 3 luglio 1998 - pagina 39
di SILVIA FUMAROLA

"IO, IL COMMISSARIO DI CAMILLERI"

ROMA - Non si può definire un uomo elegante ma curato, ha un forte senso della giustizia ma in fondo è un po' anarchico, è generoso nel suo lavoro, ma dalla passione, quella vera, ha preso le distanze - ha una fidanzata lontana che forse non sposerà mai - vive in una casa affacciata sul mare ma, come molti siciliani, nei confronti del mare nutre una certa diffidenza. Nelle contraddizioni sta il fascino di Salvo Montalbano, un commissario che abita nell' immaginaria cittadina siciliana di Vigàta e che mezza Italia pensa di conoscere, di aver incontrato una volta nella vita; ognuno, leggendo i romanzi di Andrea Camilleri, l' ha immaginato a modo suo. Adesso quell' investigatore dalla vita un po' segreta eppure per molti familiare, al punto che qualcuno ha addirittura protestato col suo autore perchè gli ha scelto una fidanzata genovese, ha un volto: quello di Luca Zingaretti. Sarà lui Montalbano nei quattro film tratti dai libri di Camilleri - i primi due saranno Il ladro di merendine e La voce del violino, poi La forma dell' acqua e Il cane di terracotta - che Alberto Sironi comincerà a girare a settembre, prodotti da Carlo Degli Esposti per la Rai. "Ho comprato i diritti due anni fa" racconta il produttore "il primo a credere nel progetto è stato Sergio Silva e tra tante difficoltà sono contento di farlo in Rai nonostante i tempi siano lenti. Finalmente partiamo con i primi due film. I trenta racconti scritti adesso da Camilleri e pubblicati da Mondadori, potrebbero avere un ulteriore sviluppo di serie alla Derrick. Se i film piacciono, speriamo di riuscire a realizzarla". Dell' eroe dei suoi gialli (pubblicati da Sellerio), da mesi nella classifica dei best seller, Camilleri ha fatto un vago identikit: "Occhi chiari, baffi, non alto, ha un viso contadino". Zingaretti, 36 anni, romano, attore teatrale di talento adottato dal cinema (Abissinia, Il branco, Vite strozzate) e dalla tv (La Piovra, Kidnapping), fisico asciutto, solido, occhi verdi incorniciati dalle sopracciglia scure, che lo rendono a tratti inquietante, si è caratterizzato per i ruoli di "cattivo". Nella pubblicità a favore di Telefono azzurro, è lui che minaccia un bambino, lo sfida, lo spaventa, per poi finire schiacciato da un gigantesco telefono. "Era una citazione ironica, sopra le righe, del cattivo" spiega Zingaretti "all' inizio mi sono anche posto il problema se fare tutti questi ruoli perfidi... Ma in Italia, tolti i ruoli comici, le parti per un attore non esistono, allora ho pensato: cattivo, buono, fesso, basta che sia un bel ruolo. Non affronto i personaggi da un punto di vista morale, non li devo giudicare: comunque hanno una loro umanità. Ho sempre pensato di fare l' attore: dopo il liceo mi sono iscritto all' Accademia, sognavo il cinema. Studiavamo, provavamo, la sera andavamo a teatro, si viveva in gruppo. Ho lavorato con Ronconi, Peter Stein, con Marco Mattolini, giravo l' Italia ma a un certo punto mi sono fermato a Roma, volevo farmi conoscere dal cinema. A teatro mi notò Lucio Gaudino, con cui ho girato E quando lei morì fu lutto nazionale: andammo alla Mostra di Venezia, sezione Panorama italiano. Mi ha portato fortuna". Per chi crede nei segni del destino, l' incontro con Montalbano era già scritto da qualche parte. "Camilleri era il mio professore di regia televisiva quando ero studente: era un grandissimo affabulatore. Questo signore affascinante si sedeva davanti a noi e per due, tre ore, raccontava. Suonava la campana e sembrava che fossero passati dieci minuti. E' stato uno degli intellettuali che ha fatto la Rai quando era un' industria culturale. Poi, quattro anni fa, mi capita tra le mani un libro di Camilleri: una bomba. Sono appassionato di gialli, ma questi sono diversi da tutti: si respira un' aria mediterranea, di mare, di basilico, capperi, olive. Montalbano è un personaggio talmente scritto bene, che una volta chiuso il libro diventa una persona reale". Questo la preoccupa? "Un po' sì perchè chiunque abbia amato un racconto si inventa il suo protagonista. Un bel romanzo ti fa lavorare di fantasia: Montalbano può diventare alto biondo, basso... E' più vecchio di me, dovrebbe avere 45 anni. Secondo me dobbiamo trovare l' essenza: sento la responsabilità nei confronti di Camilleri e di tutti gli appassionati dei suoi libri. Montalbano mi piace, è un uomo complesso, ironico, ha un rapporto problematico col padre e con la morte: continuamente rimuove il problema, non accetta il tempo che scorre, riesce a vivere, a occuparsi, proprio perchè rimanda tutto. Il rapporto con Livia, la fidanzata, è un tentativo estremo di congelare l' esistenza in un' età adolescenziale, gli amori a distanza non evolvono, perchè sono perfetti così". Non sarà anche un po' egoista questo commissario? "Perchè? No. L' unica cosa che fa è di non metterla al corrente che non la sposerà...".


la Repubblica - Venerdì, 3 luglio 1998 - pagina 39
Ci racconta la sua sfida: portare i romanzi in televisione
SIRONI: "CERCHERÒ DI CATTURARE I COLORI E LO SPIRITO DELLA VERA SICILIA"

ROMA - Alberto Sironi è un regista appassionato: per girare Il grande Fausto, la storia di Fausto Coppi, il sogno della sua vita, ci ha impiegato otto anni. Adesso si cimenta con uno scrittore che ama, Camilleri, e con una serie di film di cui, per la prima volta, non firma anche la sceneggiatura. "Mi rimproverano sempre perchè dicono che faccio l' "autore completo". Le sceneggiature di Angelo Pasquini e Francesco Bruni erano pronte, perfette: se questi film li faccio male la colpa sarà solo mia. Dopo tanti anni di fatica, portare sullo schermo Montalbano è come un regalo, perchè di storie così belle in giro, non ce ne sono. Peppuccio Tornatore mi ha detto: "Falli bene perchè ti guarderemo tutti"". La Sicilia, in questi film, è tutto. "Sì, vorrei girare il più possibile in Sicilia: potendo, anche gli interni. C' è un clima speciale, una luce, i colori: i protagonisti non parleranno siciliano stretto, come non abbiamo esagerato col piemontese di Coppi. Abbiamo preso dei dialogue coach per il dialetto. In Sicilia ce ne sono tanti diversi, anche a pochi chilometri di distanza. Per scrivere bella letteratura ci vogliono mesi, anche per fare un film: per la prima volta, grazie al produttore, abbiamo avuto tutto il tempo per prepararci, lavorare sui dettagli. Per me è fondamentale. Camilleri potrebbe farci una sorpresa: interpretare lui stesso il Questore di Montelusa". Cosa le è piaciuto di Zingaretti? "La sua sicurezza: è elegante, un attore raffinato, con questi occhi che tagliano. Ho fatto moltissimi provini, lui è stato straordinario, asciutto, con dei lampi geniali. Anche in Kidnapping della Torrini, pure affrontando un personaggio terribile, non era mai sopra le righe. La sua bravura si vedrà nel risvolto ironico del personaggio. E' vero, Zingaretti è giovane, ma in Montalbano l' età è relativa". Forse è una delle ragioni per cui piace: sulla sua vita resta un alone di mistero. "I romanzi di Camilleri hanno un fascino letterario unico: è storia contemporanea, che però, secondo me, ha un respiro e un odore degli anni Sessanta. Montalbano in realtà vive un po' fuori dal tempo: è incorruttibile, disarmato, va contro le regole". Tra le quattro storie, quale la preoccupa di più? "La voce del violino: dovrò avere un tocco leggero nelle scene di nudo, che sono fondamentali. Per questo sto rivedendo i vecchi film, per riproporre la stessa eleganza. Il libro si apre con il ritrovamento del cadavere di una donna nuda; già chiedere a un' attrice di spogliarsi mi fa arrossire: cercherò di essere carnale senza scadere nella carnalità. Sono sempre scene difficili. Nei gialli di Camilleri l' intreccio è perfetto: delitto, indagini, l' amore sospeso. Livia è una donna lontana, ma forte: chi potrebbe resistere a un legame così?". C' è anche l' ironia sottile dei siciliani, una vena di ambiguità. "Sì, mi piace che ci sia anche un po' di comicità. Secondo me nel loro modo di essere c' è tutto: grande ambiguità, ma anche pulizia, profondità, la voglia di andare fino in fondo, come faceva Falcone. Non so a chi assomigli Montalbano: quando dice o fa certe cose, mi fa pensare al Gian Maria Volontè di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto". (s.f.)



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