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LA PAROLA AGLI UTENTI
(Home Page)

Considerazioni di Lord Dalamus:

"Vorrei solo darti un altro paio di informazioni:
1- I dirigenti della SIAE prendono uno stipendio di circa 15000 Euro al mese
2- Dei diritti pagati alla SIAE, solo il 30% viene distribuito agli artisti
3- Il sito del fanclub italiano degli Immortal è stato chiuso poiché, permettendo di scaricare mp3 dati al fanclub dallo stesso Demonaz (frontman del gruppo - N.d.A.), non era in regola con il DL Urbani [come se fosse facile trovare un CD Black Metal in Italia: io devo farmeli spedire tutti da Germania, Norvegia o Svezia]. Tra poco lo stesso accadrà al sito dei GemBOY se continua così.
4- In Svezia è perfettamente legale non solo il P2P ma anche l'hacking e il mercato musicale scandinavo e uno dei più floridi al mondo, con moltissimi autori che fanno musica di altissima qualità."


E-mail di Michele F.:

"Ti espongo cosa ne penso io, da privato cittadino e da informatico,
perdonami per il messaggio un po' lungo, ma temo che vi stiate perdendo dei
pezzi, che alcuni aspetti importanti siano rimasti sottaciuti.

- Deve valere anche e senza compromessi, la proporzionalità della pena (non
è accettabile rivedere solo la restrizione al lucro della applicabilità
della legge sul P2P). Quattro anni sono una idiozia giuridicamente
inaccettabile. Non è in particolare etico stabilire la gravità di un reato
in funzione del potere economico di chi vede lesi i suoi interessi, semmai
in uno stato di diritto vanno maggiormente tutelati i soggetti deboli.

- Stanno venendo fatte passare, sotto banco ed in sordina, norme
pericolosissime, relative al DRM, la "gestione digitale dei diritti" che
smentiscono ottime leggi precedenti, che stabilivano DEI SACROSANTI DIRITTI
dei consumatori:
Avevamo:
1) diritto di effettuare delle copie di sicurezza, senza specificare il
formato e con il PERMESSO sancito dalla legge di far saltare protezioni se
queste ce lo impedivano.
2) diritto al reverse engineering per rendere interoperabili i sistemi
(diritto cioè a poter prendere un CD, infilarlo in un computer, trasferire
un MP3 su un iPOD ed ascoltarmelo comodamente per strada, insieme a tutti
gli altri, senza essere costretto a portarmi in giro 20 chili di CD nello
zaino.

Ci viene vietato di violare la protezione contro la copia di un'opera,
indipendentemente da altre considerazioni, come per esempio se i diritti
dell'opera in questione appartengano effettivamente a chi detiene l'opera.
Potrei ritrovarmi in balia di un produttore software che ha apposto dei
meccanismi contro la copia su una mia opera intellettuale, realizzata da
utente, limitandone la duplicazione digitale e la migrazione verso
programmi, supporti, sistemi operativi diversi. Potrei non avere più il
diritto di esportare il testo di una mia lettera personale fuori da Word, se
li lasciamo continuare indisturbati.

Un'altra conseguenza è che si legittima un uso fraudolento della protezione,
da legge sulle chiudende, per cui i diritti di autore, che prima erano
soggetti ad espirazione diventano in pratica perenni. Gli è sufficiente
cambiare standard periodicamente, per costringerci a ricomprare le stesse
opere N volte di fila, ma non solo:

- Si rischia di sconfinare nel penale per aver acquistato un DVD "regione
1", cioè Americano.
La protezione "contro la copia" mi vieta infatti la visione nel mio
territorio e, anche se ho LEGALMENTE ACQUISTATO una copia di un'opera
soggetta al diritto di autore, per poterla visionare in un territorio
diverso dalla "regione 1", come per esempio l'Europa devo obbligatoriamente
violare tale protezione.
Avremo poi, con l'introduzione dei nuovi paesi nella cee, la possibilità da
parte di gente come la SONY o la Warner di limitare la libera circolazione
di merci all'interno della stessa Europa, dato che alcuni di questi nuovi
paesi potrebbero avere una codifica di protezione territoriale diversa da
quella di tutti gli altri. Nessuno gli impedirebbe di istituire un nuovo
standard, in cui la codifica territoriale ha una suddivisione regionale
ancora più ristretta, in modo da tosarci con maggior efficienza come
consumatori e farci pagare il più possibile. Se passa questo genere di leggi
lo potranno fare tranquillamente, se noi vorremmo acquistare all'estero lo
stesso bene, rischieremo la galera per violazione dei diritti d'autore,
proprio nel voler legalmente anche se possediamo legalmente una copia
originale, che però non possiamo legalmente visionare.

- Di fatto con queste nuove norme si consente a chiunque abbia mezzi e soldi
di prendere un'opera sulla quale non ci sono più diritti, per esempio lo
spartito di un pezzo di Mozart, e di proteggerlo contro la copia. Di fatto,
se viene fatto valere il principio del divieto di violazione del DRM, il
furbastro di imprenditore in questione è semplicemente riuscito ad
accaparrarsi una cosa pubblica, e renderla privata, ovviamente ai danni
dell'intera comunità ed opinabilmente ai danni dell'umanità.
Questi sono gli stessi signori che ci vendono a tre Euro una cantata di Bach
come suoneria polifonica per i cellulari.
Se accettiamo l'accettazione del principio giuridico del DRM, tra un anno ce
la venderanno a 13 Euro e quando cambieremo cellulare la dovremo ricomprare.

Alla base della difesa delle rendite parassitarie di pochissimi si vogliono
mettere delle mostruose aberrazioni giuridiche.

Non si può "mettere una pezza" al Decreto Urbani e tramutarlo in una buona
legge con qualche piccola modifica.
Va abrogato totalmente, accettare dei compromessi è inutile, pericoloso e
inaccettabile per le tremende conseguenze sul lungo termine.

Altra brutale stupidaggine è la generale tendenza a passare gradualmente da
norme tecniche e di qualità (standard), a norme civili prima, e penali poi.
Le norme tecniche rimangano tecniche, le norme civili civili, chi si occupa
di normativa tecnica non metta in particolare il naso nel penale.

Non bisogna assolutamente consentire a norme giuridiche liberticide di
questo tipo di passare incontrastate, magari sfruttando il fatto che "guarda
caso" in televisione non se ne parla (chissà come mai) e che la maggior
parte della gente non ne è consapevole. Questa ignoranza del vasto pubblico
è deliberata, si è fatto il possibile per tenerlo all'oscuro, per agire
meglio contro i suoi interessi, per far apparire la propria posizione
economicamente interessata come "difesa della legalità".

Bisogna, ciascuno nel proprio piccolo, parlarne in giro, con gli amici, con
i propri parenti, conoscenti amici, in particolare se non sono informatici,
e spiegargli come stanno le cose.
Abbiamo due anni di tempo per preparare il terreno e cercare di salvare il
salvabile, e sarà un po' come cercare di fermare una inondazione.

Il diritto d'autore per essere definibile tale deve essere nell'interesse
dell'autore. Le lobbies che propongono questo snaturamento del nostro
sistema legale a casa loro hanno fatto nel proprio paese fatto passare della
legislazione che equipara il lavoro di autori e gente di spettacolo al
lavoro dipendente (vedere la posizione di Courtney Love ed altri artisti
sull'argomento), quindi non è corretto parlare di difesa del diritto di
autore.

Vista la struttura della ripartizione degli utili nell'industria
cinematografica e musicale, si può parlare solo di diritti di monopolio
corporativi. Come le recenti leggi facilone sui brevetti del software, che
consentono alle multinazionali di brevettare qualsiasi sciocchezza come il
doppio click sul mouse, queste leggi sul "diritto d'autore" hanno solo lo
scopo di ridurre la velocità di innovazione e la possibilità di instaurare
dei meccanismi di libera e trasparente concorrenza, e provengono proprio da
chi ha stabilito dei monopoli violando spesso e volentieri qualsiasi
considerazione di diritto. Non dimentichiamo la politica rapace ed
assolutamente non rispettosa del diritto intellettuale altrui perseguita,
per esempio, da Microsoft, sanzionata numerose volte in tribunale (es: Stac
Technologies), o la sistematica opera di frode ai danni degli autori per
sottrargli i proventi della vendita delle proprie opere da parte
dell'industria musicale, RIAA in testa.

Permettere che questi robber barons vengano ad interessarsi di politica e di
diritto nel mio paese è semplicemente incivile, così come è incivile la
stessa esistenza del monopolio Mediaset/Medusa, conquistato sancendo con una
serie di leggi ad hoc e ad personam e tutte incostituzionali una occupazione
abusiva di cosa pubblica (le bande di frequenza con copertura in diretta di
oltre il 30% del territorio).

Il vero problema è che su Internet, la nostra voce è ancora forte come la
loro, ed abbiamo ancora modo di avere libertà di parola, un diritto sancito
dalla nostra costituzione e che questi potentati economici e politici hanno
sistematicamente violato per lucro.

Di fatto, impedendo il libero scambio su Internet, non si favoriscono gli
autori. In particolare si impedisce ad autori ancora poco noti di farsi
conoscere, dato che il P2P contrariamente a quanto falsamente sostenuto
semmai incrementa le vendite ed è solo una ulteriore opportunità per un
artista. Senza P2P probabilmente non avremmo Eminem, che sarebbe
probabilmente rimasto un emerito sconosciuto.

Non è un caso che norme penalmente restrittive sul P2P escano in
concomitanza con leggi incostituzionali che sottopongono ad un bizantino ed
oneroso processo di autorizzazione la libertà di parola su Internet.
Già è una ENORME STUPIDAGGINE, la norma sul "direttore responsabile" e
l'equiparazione dei siti di notizie a testate giornalistiche! Mi sembra
chiaro che si vuole in ogni modo limitare e prevenire
- la libertà di parola ed il diritto di critica, soprattutto in campo
politico
- la possibilità che una piccola band sconosciuta metta in commercio le
proprie opere su Internet senza pagare pedaggio al cartello di monopolisti
delle major, senza supporti fisici, senza intermediari, senza costi.
- la possibilità che vengano diffusi film in rete, magari autoprodotti
economicamente, e distribuiti senza possedere sale, circuiti di
distribuzione, cartelli economici.

Non è certo la tutela dell'innovazione, ne' tantomeno la difesa del diritto
d'autore il loro obiettivo, ne' ancor meno il rispetto di uno stato di
diritto. Sono solo dei ricchi che non vogliono fare innovazione, ed in
particolare non vogliono che ci sia la possibilità di farla da parte di
altri. Se vincono loro, questo paese diventerà ancora un po' più marginale,
irrilevante e povero.

Ho visto che voi proponete il netstrike, ma non sono d'accordo. Non basta e
viene strumentalizzato per far passare da "pirati", con la loro retorica
ipocrita ed opportunistica, chi in fondo si limita a scaricare delle
informazioni dai loro siti istituzionali (cosa del tutto legale, dato che
non è invasiva). Però si fa solo il loro gioco.

Bisogna invece muoversi sia a livello di consumo intelligente, che politico.

Questa gente ha semplicemente troppo potere e ne sta abusando, la prima cosa
da fare è colpirli economicamente nei loro interessi, non acquistando i loro
dischi, non andando a vedere i loro film. Altro che "flessione del consumo"
a causa della pirateria: in realtà fanno più soldi che mai, anche e
soprattutto in periodo di crisi. Più soldi hanno a disposizione questi
potentati economici, di più potere dispongono e peggiore e più nefasta e
deleteria la loro influenza sulla nostra società civile.

L'altra via da percorrere è togliergli potere politicamente, vigilando
sull'operato dei propri politici, indipendentemente dal partito,
convincendogli che aderire a questo genere di iniziative deve significare
solo il suicidio elettorale.
Bisogna poi battersi attivamente perché i monopoli sull'informazione,
conferiti a titolo gratuito con concessioni governative di bande di
frequenze siano al più presto revocati, ridistribuiti e resi onerosi, cosa
che temo sarà possibile solo con un governo di sinistra e dopo il 2006, ma
perché ciò sia possibile occorre sia vigilare sui propri politici, inclusi
quelli di sinistra, che informarli. E falciare politicamente, come elettori,
senza pietà, chi fosse corresponsabile del Disastro Urbani."