Ben Venga
Rit. Tribe-sģ, Tecą i wanna be your music as you wanna be my music.
Tecą Tutto sta nel come tu t'imponi quando io m'impongo, tu original b.boy! qua solo veri compari. Vedo spesso speci perse mondi strani. Nikkiki Camarena tasta spesso la sua strada. Come un cieco lascio tutto al senso, il mio debito č saldato, pagato da tempo, di un Tempo Spuntato E Mezzo fa nome Tecą (aaahi), di un Tempo Spuntato E Mezzo fa Pooglia Tribe style. Ben venga, se non c'č nessuno che tenga che temi, se dici che non vuoi ma mi fai gli schemi, premi per primo i tuoi giochi poi pensi agli altri, ci credi gnorri? ci chiami sucker? Combatti! Combattili e sbattili se pensi che son stati tratti i dadi. Allora attuali i tuoi giochi, sappili mostrare per potere dare Santecą E' inutile! Tecą Qua non puoi pagare Santecą E' semplice! Tecą Com'č che vendi merce Udinģ, ci metti dentro i tuoi cartoncini cinesi, ci credi aniomati da mani incapaci pensaci! conduciti! E aspira in qualcosa che non trova solo il tempo che trova. Amati, odiati, dunque conosciti, imponiti e componiti come immagini compattati come sassi nelle architravi dei miei templi. Se il tuo senso si č desto, destati sfogliati e leggiti pur lasciando fra le righe metafore come tavole che ti sorreggeranno "Hey!" Sei in balia dei tuoi pensieri. Sostieniti mo. Nelle mie mani giuro io ti porterņ!
Rit. Su...su... hey-dģ Tecasł...su...hey-dģ Tecasł!
Santecą Chi parla, parlava nelle notti della drima. Tecasł, Tu cadi gił Bhu! Morti, troppi. Metriche, giri sģ di soldi, molti sporchi dalle mie parti, tanti giochi precoci nei cuori latini, sentimi! Se i tuoi polsi tengono sto tango lento, blando, mi basta un cenno! Le scarpe son strette ma ugualmente ballo, soffro, mostrando che amando tutto si possono agitare le ali (agita le ali)... Forza i tuoi limiti portandoti ai confini lģ dove quei sogni sono per i pochi animi, lģ dove gli allori giacciono sempre pił scuri, oscuri?! Allora tu ste voci non le vuoi sentire!?
Rit. Tribe - la mia gente qui non finge - La mia gente qui non finge!
Cafone Un certo spessore nella tasca posteriore, distingue me da te, ma chi č poi il superiore, il colore bianco o nero, chi domina e chi č dominato, nessun padrone per il Cafone fin troppo incazzato. Voglio la torra sotto le mie suole se ben rappresentano, scorza tosta sulle mie mani sempre distinguono, chi sono e chi non sono. Chi č ? Chi c'č dietro ad ogni uomo. Ciņ che vuole tutto o niente, destra o sinistra, in alto o in basso, la vita di un cafone si segna passo per passo nella sfera magica. Sono finiti i pupazzi di pezza i fili della rezza stringono sempre pił forte in virtł della famosa panca: chi sta sopra panca chi sta sotto gioca sotto scacco in mezzo ai guai e la stai "A 'do vai?" la corda per salire si č spezzata... hai!
Tecą Io ti oscuro io ti tengo gił, decompressati per poi riprenderti, rifilati dietro di me dietro le punte. Cinque le punte che ti tengono fuori. Io e le arti lo sai! Dai! - Ben venga!
Rit. Aaaai ... Hu...Hu......... La mia gente qui non finge!
Santecą Pretendo che tu comprenda questa arida terra, nostra, composta sui valori della vita! Schiavitł e Tacasł innalzao piramidi, credi mistici di miti faraonici, leggende battaglie, soldati vagabondi, carestie sdi sette notti sette giorni! Hey tu! Come mai non ridi pił? Tecą Di che da bambino avevi botte! Bhooo!
Rit. Tribe... la mia gente qui non finge. La mia gente qui non finge!!!