Lo sport ti salva il cuore

 
Fai sport e ti salvi il cuore 
Nuoto e camminate per gli infartuati. Jogging o bici per chi non ha problemi. Guida agli esercizi che proteggono le arterie. E prevengono l'infarto 

 




Perché l'attività fisica aiuta il cuore più di quanto ci si possa immaginare, come conferma Gabriele Ferrario, responsabile del raggruppamento di riabilitazione cardiologica della clinica Eremo ad Arco, in provincia di Trento: «L'esercizio fisico combatte le malattie cardiovascolari su due fronti. Da un lato svolge un'azione diretta sui vasi, prevenendo la formazione dei depositi di colesterolo nelle arterie e rallentando la progressione delle placche che sono già presenti nei vasi. Dall'altro, interviene indirettamente sugli altri fattori di rischio poiché è proprio l'assenza di movimento a favorire l'insorgenza di obesità, diabete, ipercolesterolemia e ipertensione che, nel complesso, aprono la via alla malattia coronarica. L'esercizio moderato, che costringe il cuore a lavorare in modo costante, mantiene in forma il muscolo cardiaco e brucia calorie, oltre a scaricare lo stress». 
La soglia aerobica. Come scegliere l'attività fisica giusta? «Quella ideale è di tipo aerobico, di intensità moderata, tale da poter essere mantenuta per un numero di minuti relativamente alto», spiega Ferrario: «L'uomo ha la possibilità di usare due tipi di carburante: il primo è l'ossigeno, gli altri sono sostanze che producono acido lattico, caratteristiche del metabolismo di tipo anaerobico; il maratoneta può correre per due ore e mezza perché svolge un'attività prevalentemente aerobica, con scarsa produzione di acido lattico. Il sollevatore di pesi, al contrario, riesce a reggere il bilanciere solo per pochi secondi perché sta producendo una grande quantità di metaboliti tossici che provocano l'interruzione dello sforzo tramite la comparsa di dolore». Esiste quindi una soglia aerobica, cioè un confine tra un'attività che utilizza quasi esclusivamente ossigeno come carburante e una più intensa che impiega anche gli altri metaboliti. L'attività che coincide con la soglia aerobica è considerata ideale dal punto di vista della prevenzione delle malattie cardiovascolari. Quindi, sono particolarmente indicati, anche ai cardiopatici, gli sport di durata come la camminata di 3-4 chilometri al giorno a passo svelto, la corsa, il nuoto, lo sci da fondo, la cyclette, la bicicletta. Il punto cruciale è il tempo da dedicare agli allenamenti. L'American Heart Association ha elaborato formule che rapportano l'intensità dell'esercizio alla frequenza cardiaca.  ( http://www. americanheart.org ). 

Gli sport da evitare. «L'esercizio ideale per i cardiopatici e per le persone sane che vogliono evitare di ammalarsi di cuore deve durare dai 30 ai 60 minuti a seduta, almeno 3-4 volte a settimana. Il beneficio massimo si ottiene con 5-6 ore a settimana, oltre le quali non ci sono vantaggi in termini di prevenzione. Lo stesso vale per la durata dell'allenamento: la soglia ottimale è di 30 minuti a seduta. Superata la quale, l'effetto è modesto. In genere suggerisco tre allenamenti settimanali, a giorni alterni, di almeno 30 minuti». 

Gli sport che i cardiopatici dovrebbero evitare (e le persone sane, superata la mezza età, dovrebbero accostare con cautela) sono invece quelli di tipo anaerobico, per esempio gli scatti di corsa, gli esercizi di potenziamento muscolare quando il carico di pesi è eccessivo, anche se raggiunto in modo progressivo, la pesca subacquea. Il tennis invece è uno sport misto, come il calcio, perché entrambi hanno una componente prevalentemente aerobica ma non escludono momenti in cui il giocatore si muove a scatti brevi, con la bocca chiusa, interrompendo il respiro. 

Segnali di allarme. Sono, per esempio, una discrepanza tra il fiatone che si avverte abitualmente facendo un determinato tipo di attività fisica, la solita corsetta o la passeggiata a passo veloce, e una mancanza di respiro più grave; altri sintomi che vanno tenuti in debito conto sono una sudorazione immotivata, in particolare se fredda, la sensazione di cardiopalmo, un'irregolarità nel battito o un capogiro. «In genere consiglio ai miei pazienti di usare il cardiofrequenzimetro, che misura il numero di pulsazioni durante l'esercizio. Una volta tarato in base alle esigenze di chi lo indossa, individuando la "target zone" di frequenza cardiaca in cui mantenersi durante l'esercizio, avverte se si è sopra o sotto la soglia ritenuta ottimale», dice ancora il cardiologo. 

I controlli opportuni prima di iniziare a svolgere attività fisica regolare, anche se moderata, dipendono dall'età e dai fattori di rischio. Un cinquantenne, che si considera in buona salute, ma che ha appena smesso di fumare, mostra una serie di circostanze che lo espongono a una condizione di potenziale pericolo. In questo caso si consiglia un elettrocardiogramma da sforzo a compimento di una visita cardiologica completa e una batteria di esami del sangue, per escludere diabete e colesterolo alto. Per i giovani è invece sufficiente una visita medica del curante e un elettrocardiogramma. La scelta degli orari migliori per fare attività fisica dovrebbe dipendere dai bioritmi di ciascuno. «Il mattino presto è il momento più a rischio da un punto di vista cardiovascolare perché si registra un aumento fisiologico sia della frequenza cardiaca sia della pressione arteriosa. Infatti è il momento della giornata in cui si verificano più infarti», avverte Ferrario: «Però, se non ci sono alternative, va bene anche quella fascia oraria fatte salve le precauzioni e la capacità di percepire eventuali campanelli d'allarme».

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